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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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14
dicembre
2010

E’ difficile, in tempo di crisi, trovare un lavoro ma per chi ha una disabilità la ricerca si dimostra ancora più complicata. Dai dati di una ricerca Istat dell’aprile 2010 emerge che sono 4,1 milioni i disabili in Italia, di cui 2,6 milioni in età lavorativa, ma il 66% è attualmente fuori dal mercato del lavoro. Un ritardo che la Fondazione Sodalitas, in occasione della “Giornata internazionale della persone con disabilità”, prova a recuperare lanciando, insieme a imprese, istituzioni e associazioni, un laboratorio permanente per favorire l’accesso e la permanenza dei disabili nel mondo del lavoro.

L’iniziativa, ribattezzata “Lavoro & Disabilità”, è composta da aziende impegnate sul tema della gestione e valorizzazione della disabilità nei contesti lavorativi. L’obiettivo è avere un ruolo attivo nella promozione dell’integrazione delle persone con disabilità nei luoghi di lavoro, attraverso sia un’attività di stimolo nei confronti delle istituzioni nazionali e locali che un dialogo costruttivo tra imprese e associazioni di rappresentanza delle persone disabili. (altro…)

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By: David Incamicia
3
luglio
2010

Oggi desidero portare alla vostra attenzione, cari amici e care amiche, uno straordinario strumento: l’ Ugo project.

I bambini che sono affetti da Paralisi Cerebrale richiedono un supporto speciale per muoversi e correggere le loro posizioni del corpo in quanto la malattia limita il loro controllo sui muscoli.

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By: Antonio Pisilli
14
giugno
2010

I campionati del mondo in Sudafrica mi danno motivo per parlare di Oscar Pistorius, un atleta sudafricano campione paralimpico nel 2004 sui 200 m piani e nel 2008 sui 100, 200 e 400 m piani. Soprannominato “the fastest thing on no legs” (la cosa più veloce senza gambe), Pistorius è un amputato bilaterale detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. (altro…)

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By: Walter Jos Mendizza
6
maggio
2010

Jaxon Douglas ha disegnato lo SmartTravel, un mezzo di trasporto futuristico che può trasportare 12 persone occupando un minimo spazio della superficie stradale. (altro…)

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By: Antonio Pisilli
29
aprile
2010

Una donna affetta da glaucoma ha ripreso a leggere e scrivere grazie al tablet di Apple. (altro…)

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By: Antonio Pisilli
15
aprile
2010

Lisa Dominican, una cittadina irlandese, ha disegnato un’applicazione per l’iPhone basata su un sistema di comunicazione attraverso immagini, con cui spera di aiutare le sue due figlie autistiche a migliorare le proprie “abilità sociali”. (altro…)

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By: Antonio Pisilli
11
gennaio
2010

Shenzhen Beike Shenzhen Biotechnology Co. Ltd. è una società di biotecnologia fondata nel luglio del 2005 con i capitali dell’Università di Pechino, dell’Università della Scienza e della Tecnologia di Hong Kong e del Municipio di Shenzhen quando commercializzava la tecnologia sulle cellule staminali ed era già attiva nella ricerca dal 1996.
La ricerca e il lavoro clinico nascono dalla collaborazione con le principali istituzioni cinesi tra cui l’Università di Tsinghua, l’Università di Beijng, l’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong, l’Università medica dell’esercito, l’Università Medica di Zhongshan, l’Istituto di Medicina di Guiyang e l’Università di Zhengzhou. (altro…)

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By: Andrea Mazzoleni
27
dicembre
2009

Cosa sappiamo davvero sul complesso e affascinante mondo delle cellule staminali?
Poco, l’unica cosa che possiamo dire è che le stesse sono la causa di tante polemiche e di numerosi dibattiti che spesso non fanno altro che confondere il lettore.
Quasi quotidianamente ci vengono annunciati successi strepitosi nel campo della ricerca e delle possibili cure che spesso non sono altro che ripetizioni e aggiornamenti di cose già conosciute.
Malati, familiari, addetti ai lavori domandano sempre più spesso perché queste cure non sono accessibili in Italia e in Occidente in generale se tutti sono convinti che questa strada sia il futuro prossimo della medicina.
Vediamo di tentare di spiegare il perché di questa situazione.
Dal punto di vista etico Il documento vaticano Dignitas Personae premette che la ”terapia genica” e’ ”in linea di principio moralmente lecita”, nei limiti di ogni altra terapia medica, ovvero se si evita l’accanimento terapeutico. Tuttavia, il Vaticano mette in guardia nei confronti di chi vuole migliorare o potenziare la ”dotazione genetica” di una persona, perché tali manipolazioni favorirebbero ”una mentalità eugenetica” e introdurrebbero ”un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti”.
Riguardo l’uso terapeutico delle cellule staminali, sono definite lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono e quindi nel caso di prelievo dai tessuti di un organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento del parto, dai tessuti dei feti morti di morte naturale.
Da parte della Chiesa quindi “si nutre una più che giustificata perplessità sulla tecnologizzazione delle fasi dell’inizio della vita, esprimendosi con ottimi motivi contro la manipolazione dell’embrione, la sua clonazione per qualsiasi scopo.” Non divieti ma un appello a considerare fondamentale la dignità della persona umana.
Veniamo ora ai problemi legati al discorso economico. La prima cosa da sottolineare è che le cellule staminali, a differenza dei medicamenti, non sono un prodotto brevettabile per cui non vi è un’interesse di sviluppo da parte dei grandi gruppi farmaceutici. Proprio in questi giorni la Corte Suprema tedesca ha sottoposto alla Corte Europea di Giustizia un caso controverso di disputa riguardante il diritto di brevetto sulle cellule staminali embrionali umane. Il caso, che riguarda una patente di utilizzo di queste cellule, ha avuto inizio nel 2004. La patente, richiesta alle autorità tedesche fin dal 1999, certifica determinati metodi e procedure di laboratorio per le cellule staminali embrionali umane, che in Germania possono essere utilizzate per scopi di ricerca.
Il secondo aspetto riguarda la perversa triangolazione tra Aziende, Centri di ricerca e Associazioni di pazienti.
”Il conflitto di interesse nella ricerca è una condizione e non un comportamento nel senso che essendo essa finanziata dall’industria ne viene anche condizionata, spesso in maniera inconscia”. La questione riguarda la maggior parte dei ricercatori biomedici, come testimoniato da uno studio comparso sul Jama (the Journal of the American Medical Association) nel 2003, condotto su 789 articoli tratti dalle maggiori riviste mediche. Ne risulta che ben un terzo degli autori più importanti ha degli interessi economici nella propria ricerca, ad esempio perché sono le case farmaceutiche a finanziarla. Queste ultime hanno avuto storicamente una grande importanza, visto che quasi tutti i nuovi farmaci degli ultimi cinquanta anni, a cui si deve la trasformazione della medicina, sono stati prodotti da loro. Ma gli interessi delle aziende, dei medici, dei pazienti e dunque delle riviste non sempre coincidono. Un’azienda farmaceutica ha tutto l’interesse a fare assumere ai pazienti un proprio farmaco pur sapendo che un altro potrebbe essere migliore.
Le Associazioni di Pazienti ricevono spesso donazioni dalle stesse Aziende che sponsorizzano i Centri di ricerca a loro volta sostenuti dalle stesse Associazioni che sopravvivono grazie ad un ruolo sociale riconosciuto dal sistema.
In pratica il tutto si inserisce in un meccanismo istituzionale che tende a perpetuare il suo status quo difendendosi paradossalmente dal pericolo di cambiamento derivante da una nuova prospettiva del problema realizzabile attraverso un’innovazione.
Il grosso del dibattito viene allora spostato sulle pubblicazioni scientifiche.
Queste ultime, che sono il mezzo attraverso cui viene divulgata la scienza medica a volte contengono “poca scienza”. Negli ultimi anni sono state criticate per aver pubblicato degli studi scientificamente deboli, in quanto le loro conclusioni non erano supportate da un metodo e dai dati, ed erano irrilevanti per i medici, e in definitiva per i pazienti In secondo luogo, secondo l’ex direttore del BMJ, è da rivedere il sistema di certificazione della peer review – la cosiddetta “revisione dei pari” – ovvero la richiesta ai “pari” degli autori degli studi scientifici di rivederli criticamente prima della pubblicazione- è un processo da riformare, in quanto “fa acqua da tutte le parti”. Lo ha dimostrato, ad esempio, lo stesso British Medical Journal, che ha dedicato all’argomento ben 5 congressi internazionali. Spesso i revisori non si accorgono degli errori presenti nelle ricerche. Da un recente studio condotto su 300 di essi, ai quali era stato sottoposto un testo di 600 parole contenente 8 errori, è emerso infatti che nessuno è stato in grado di individuarne più di cinque, che il 20% non ne ha riconosciuto addirittura nessuno, e in media ne sono stati individuati soltanto due. Eppure gli editori continuano ad essere convinti che abbia un valore inestimabile.
A questo proposito va però sottolineato che il 13 ottobre 2009, i direttori di tutte le riviste dell’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) hanno pubblicato simultaneamente un editoriale che detta le nuove regole per la dichiarazione dei conflitti di interesse degli autori. Sono norme severissime che prevedono l’esplicitazione dei legami finanziari degli autori con enti commerciali che possono avere qualsiasi interesse nel lavoro da pubblicare fino ai 36 mesi dalla data della presentazione del manoscritto. Dai regali, agli onorari, ai rimborsi per viaggi e soggiorni, all’eventuale pagamento o aiuto all’autore (o all’istituzione di appartenenza) per il lavoro presentato, da parte di un ente esterno (es. sussidi, monitoraggio dei dati, disegno dello studio, preparazione del manoscritto, analisi statistica, ecc.), fino a qualsiasi legame finanziario simile che coinvolga il coniuge o i figli minori di 18 anni. Ma anche i rapporti rilevanti non finanziari (personali, professionali, politici istituzionali, religiosi o altri) che un lettore dovrebbe conoscere rispetto al lavoro pubblicato.
In conclusione possiamo quindi ritenere corretto quanto pubblicato su Le Scienze di agosto 2009 che, per bocca di due autorevoli scienziati quali Olle Lindvall e Insoo Hyun, afferma che “per orientarsi in questi casi si può attingere dall’esperienza di altri settori i cui progressi esulano dai trial clinici, come la chirurgia” e che “il giudizio sui viaggi della speranza che riguardano le staminali andrebbe rivisto” e, aggiungiamo noi, considerato come possibile e legittimo tentativo di migliorare la situazione di molti pazienti.

Cosa sappiamo davvero sul complesso e affascinante mondo delle cellule staminali?

Poco, l’unica cosa che possiamo dire è che le stesse sono la causa di tante polemiche e di numerosi dibattiti che spesso non fanno altro che confondere il lettore.

Quasi quotidianamente ci vengono annunciati successi strepitosi nel campo della ricerca e delle possibili cure che spesso non sono altro che ripetizioni e aggiornamenti di cose già conosciute. (altro…)

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By: Andrea Mazzoleni
3
novembre
2009

Shenzhen Beike Shenzhen Biotechnology Co. Ltd.  è una società di biotecnologia fondata nel luglio del 2005 con i capitali dell’Università di Pechino, dell’Università della Scienza e della Tecnologia di Hong Kong e del Municipio di  Shenzhen quando commercializzava la tecnologia sulle cellule staminali ed era già attiva nella ricerca dal 1996.

La ricerca e il lavoro clinico nascono dalla collaborazione con le principali istituzioni cinesi tra cui l’Università di Tsinghua, l’Università di Beijng, l’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong, l’Università medica dell’esercito, l’Università Medica di Zhongshan, l’Istituto di Medicina di Guiyang e l’Università di Zhengzhou.
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By: Andrea Mazzoleni
2
novembre
2009

 

Il sistema sfrutta un potente elettroencefalogramma portatile che legge gli impulsi del cervello

Memorizzate questo acronimo: BCI, che corrisponde in inglese a “Brain-Computer Interfaces“.

Di che cosa si tratta? Le BCI sono interfacce elettroniche in grado di “collegare” il cervello ad un computer, dunque sofisticazioni tecnologiche molto avanzate a fronte delle quali si nutrono grandi aspettative per il futuro. (altro…)

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By: Antonio Pisilli
30
ottobre
2009

“Arriva da Londra la notizia di un indumento robotizzato controllato dal pensiero”

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph, a sviluppare la tuta-robot e’ stata una compagnia giapponese, la Cyberdyne Corporation, per “potenziare le capacita’ fisiche del corpo umano”. (altro…)

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By: Antonio Pisilli
26
ottobre
2009

Secondo una stima dell’Unione Europea, oggi, le persone affette da disabilità sono circa 40 milioni e non sempre le istituzioni e la società si sono adoperati per eliminare gli oggettivi ostacoli e le sostanziali barriere alla loro legittima aspirazione ad un’esistenza normale, al pari degli altri cittadini.

Ma CHI SONO  i disabili e quali sono i PROBLEMI con cui ogni giorno devono fare i conti? (altro…)

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By: Antonio Pisilli
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