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21
dicembre
2011

Cos’ è  il solstizio d’ inverno, e perché in giro per il Mondo la gente, tante persone diverse tra di loro,  vogliono celebrarlo???

Il “solstizio“, parola che deriva dal latino sol (sole) e statum (fermo), riflette ciò che vediamo nei primi giorni d’ estate e inverno, quando, all’alba, per due o tre giorni, il sole sembra indugiare per alcuni minuti nel suo passaggio attraverso il cielo, prima di iniziare a comparire e a ritornare sui propri passi.

Infatti, «trucioli del sole” è una vecchia frase, usata sia da Esiodo che da Omero. Lo scrittore Alan Furst ad uno dei suoi personaggi fa osservare che, “si dice che in questo giorno il sole si metta in pausa .”

Gradevole, come idea, non trovate? … Come se l’universo si fermasse per un attimo a riflettere, prendendosi un giorno di riposo dal lavoro. Si può sentirlo, percepirlo:  il tempo rallenta

Praticamente tutte le culture hanno un loro modo di riconoscere e percepire questo momento. Una parola gallese traduce solstizio come “punto di asperità”, mentre il Talmud chiama “TEKUFAT TEVET“, il primo giorno in cui “il tempo si sveste”. Mentre nella lingua cinese l’inizio dell’inverno è “DONGZHI“, che coincide con un’antica tradizione in cui si fanno palle di riso glutinoso, che simboleggiano la riunione della famiglia. In Corea, le palle di riso si confondono con un fagiolo rosso dolce chiamato JOOK PAT. Secondo le leggende locali, durante ogni solstizio d’inverno un fantasma ritorna a tormentare gli abitanti dei villaggi. Il fagiolo rosso nelle palle di riso lo respinge e lo scaccia.

In alcune parti della Scandinavia, invece, la gente del posto, strisciava la parte anteriore delle porte con il burro in modo che BEIWE, dea del sole e della fertilità, potesse girare velocemente nelle loro case prima di continuare il suo viaggio. (Ci si chiede chi era lo/a sfortunato/a  poi a dover ripulire tutto con uno straccio?? :) )

Più tardi, le giovani donne con caschi con una candela incorporata, mentre le rispettive famiglie vanno a letto, mettono le scarpe tutte in fila, per assicurare la pace nel prossimo anno.

Le processioni in strada sono un’altra caratteristica comune. In Giappone, i giovani conoscono il solstizio come “GIORNO DEI DEMONI DEL SOLE “: con i loro volti coperti da maschere di vernice, rappresentanti i loro antenati immaginati come il sole, vanno nelle fattorie per propiziare ed assicurare la fertilità della terra. In Irlanda, la gente chiamata WREN-BOYS (lett. Rusticani), si riversa nelle strade, indossando maschere e tute di paglia. La prassi utilizzata  è quella di coinvolgere la gente nel funerale di un wren, e si intonano canti e canzoni mentre si trasporta il cadavere di casa in casa.

Il sacrificio è un filo conduttore comune. Nelle zone del Pakistan settentrionale, gli uomini versano invece acqua fredda sulla testa come rito di purificazione, ed è proibito sedersi su una sedia fino a sera, quando le loro teste saranno cosparse di sangue di capra ‘. (Capre infelici.) La purificazione è anche l’oggetto principale dei rituali della tribù HopiZuni del Nord America, con cui tentano di richiamare il sole dal suo lungo sonno invernale. Esso segna anche l’inizio di un altro giro della loro “ruota dell’anno“, e i Kiva (le sacre camere rituali sotterranee) sono aperti in occasione della stagione.

Eppure, per tutti questi simbolismi, si ha un unico evento astronomico, e tutti sono molto curiosi e particolari. Mentre in estate, il sole è più luminoso e raggiunge il punto più alto nel cielo, accorciando le ombre che getta, in inverno esso si innalza e sprofonda vicino all’orizzonte, la sua luce si diffonde di più e le sue ombre si allungano. Nel momento in cui l’emisfero invernale si inclina saldamente, lontano dalla stella, la luce del giorno diventa più corta e gli archi del sole sempre più bassi. Le società che erano organizzate e si basavano sull’agricoltura, studiavano attentamente i cieli, assicurando che i solstizi fossero ben registrati. Nonostante i migliori sforzi comunque, i loro sacerdoti e gli osservatori astronomici si accorsero che era eccezionalmente difficile fissare il momento della svolta del sole, solo con la sua osservazione;  anche se essi riuscivano, comunque, a definire le stagioni successive con il progredire ed il ritiro della luce, del giorno e del buio.

Il nostro globo si inclina sul suo asse, cosi come la cima di un fuso, ponendosi rispetto al sole, ad un angolo di 23 gradi e mezzo rispetto alla sua orbita. Inoltre la forma del pianeta cambia ogni minuto e il suo asse dondola cosi come la sua orbita fluttua.

Se il suo asse rimane stabile e la sua orbita fosse un vero cerchio allora gli equinozi e i solstizi dividerebbero l’anno in sezioni uguali.

Poichè è così, il tempo tra gli equinozi della primavera e dell’autunno nell’emisfero del Nord, è leggermente più grande di quello tra l’autunno e la primavera; la terra (a quel tempo, essendo più vicina al sole)  si muoveva di circa il 6 per cento più velocemente, durante il periodo che andava da gennaio a luglio.

L’evidente e manifesto potere (solo apparentemente sovrannaturale) nei solstizi, per governare le stagioni, è stato sentito sin dai tempi remoti, come sappiamo, producendo diverse reazioni nelle rispettive e differenti culture (riti sulla fertilità, festivals del fuoco e offerte agli déi).

Molte delle usanze invernali, nell’ Europa occidentale, derivano dagli antichi romani che credevano che il loro Dio del raccolto, Saturno, avesse governato la terra durante un primo periodo di abbondanza e così celebrarono il solstizio d’ inverno con le Saturnali, una festa con scambi di doni, scambi di ruoli (gli schiavi rimproveravano i loro padroni): una festa pubblica generale che si svolgeva dal 17 al 24 dicembre.

La transizione dal paganesimo romano al Cristianesimo, con tali e particolari riti, impiegò parecchi secoli  a compiersi completamente. Con la conversione dell’imperatore Costantino nel 4 secolo, gli usi furono subito fatti propri e rimodellati: per esempio il Sole e il Figlio di Dio divennero strettamente intrecciati.

Cosi, sebbene il Nuovo Testamento non dia alcuna indicazione sulla data della nascita di Cristo (i primi scrittori preferiscono una data in primavera), nel 354, Papa Liberio dichiarò che doveva cadere il 25 dicembre.

I vantaggi per la celebrazione in quella data furono ovvie.

A tal proposito, Sirio, un commentatore cristiano, scrisse: “Era costume dei pagani celebrare il 25 dicembre la data di nascita del sole al quale accendevano luci in segno di festività….”

Conseguentemente quando le Autorità della Chiesa capirono che i cristiani avevano una predisposizione a questa festa, si riunirono in consiglio e arrivarono alla conclusione che la vera Natività doveva essere solennizzata in quel giorno.

Nella cristianità, la Natività gradualmente assorbì tutti gli altri riti del solstizio d’inverno, e la cooptazione di immagini solari fu parte del processo stesso. Così, i dischi solari che una volta venivano dipinti dietro la testa dei governanti asiatici, diventarono le aureole dei santi e dei luminari cristiani. Nonostante la supremazia evidente della nuova religione, molte delle antiche usanze sopravvissero - tanto che i Padri della Chiesa furono preoccupati a tal punto da ritenere che la venerazione del Cristo potesse perdersi. Nel V secolo, S. Agostino di Ippona e Papa Leone Magno furono costretti a ricordare ai loro greggi (di credenti) che Cristo, non il sole, era l’unico oggetto del loro culto.

Mentre il cristianesimo romano era la cultura dominante nell’ Europa occidentale, esso non è stato affatto l’unica.

Alla fine del 1° millennio, i Danesi controllavano la maggior parte dell’ Inghilterra, portando con loro lo “YULE“, il loro nome per le celebrazioni del solstizio d’inverno, probabilmente derivato da un precedente termine di “ruota”.  Per secoli, il simbolo più sacro nordico era stato alla guida del cielo, rappresentato da una ruota a sei o otto raggi o da una croce all’interno di una ruota che rappresentava i raggi solari.

Le popolazioni nordiche, molte delle quali si stabilirono in quello che oggi è chiamato Yorkshire, avrebbero costruito da li a poco delle enormi ruote solari che avrebbero piazzato sul punto più alto di colline accanto a falo’ rituali propiziatori; mentre nelle processioni del Medioevo si trasportavano tali ruote su carri o barche.

In altre parti d’Europa, dove i Vichinghi erano temuti e odiati, un tabù sull’uso di tali ruote che giravano durante i solstizi, durò fino al 20° secolo. L’arcolaio su cui la BELLA ADDORMENTATA punge il suo dito, può esemplificare questo senso di minaccia e timore.

In gran parte d’Europa, almeno fino al 16 ° secolo, la fame era comune da gennaio ad aprile, periodo, questo, conosciuto come “i mesi della fame.” La maggior parte dei bovini venivano macellati in modo da non dover essere nutriti durante l’inverno, rendendo il solstizio quasi l’unico momento dell’anno in cui la carne fresca era facilmente disponibile. La testa del cinghiale nelle feste di Natale rappresentava inoltre il sole morente del vecchio anno, mentre il maialino – con la “mela dell’immortalità” in bocca – invece, rappresentava il nuovo anno.

La rotazione del sole è stato forse ancora più importante nel nuovo mondo che nella vecchia Europa. Gli Aztechi, credendo che nel cuore albergassero elementi di forza del sole, “assicuravano” il suo continuo benessere strappando questo organo vitale da gobbi, nani o prigionieri di guerra, liberando in questo modo i “frammenti del dio Sole” intrappolati dal corpo e quindi i suoi desideri.

Gli Incas  celebravano la festa solare di INTI RAYMI durante la quale i loro sacerdoti tentavano di vincolare il corpo celeste. A Machu Picchu, sulle Ande peruviane, c’è una colonna di pietra di grandi dimensioni, chiamata INTIHUATANA, (“palo simile a quello usato per legare i cavalli ma in questo caso destinato al sole”), a cui la stella appunto sarebbe stata simbolicamente imbrigliata. Non è chiaro come gli Incas misurassero il successo di tale impresa, ma alla fine il sole tornava il giorno seguente.

Ma soprattutto tutti gli altri rituali, che riproducevano e rappresentavano l’accensione della fiamma del fuoco del sole sulla terra, erano la pratica più comune in occasione del solstizio, sia in piena estate che in inverno. Thomas Hardy, che descrive gli abitanti dei villaggi del Dorset (chiamato anche Dorsetshire nell’Inghilterra sud occidentale) attorno ad un falò nel suo libro  “The Return of the Native” (“Il Ritorno del Nativo”), offre una spiegazione a tale fenomeno in tutto il mondo:

L’ accendere il fuoco è un atto istintivo e che è sempre esistito  negli uomini, quando, all’ingresso dell’inverno, risuona il coprifuoco  per tutta la natura. Esso indica una spontanea, ribellione prometeica contro il “comando” che in questa stagione ricorrente procura spesso danno all’uomo, freddo buio, miseria e morte. Il Nero Caos sopraggiunge, e gli dèi della terra incatenandolo dicono:SIA LA LUCE !!!‘.

Quindi è ragionevole affermare che esistano delle buone e valide motivazioni per festeggiare il solstizio invernale!!!

Mi chiedo comunque, se, forse oggi questa celebrazione non sia caratterizzata da un troppo poco e superficiale timore… rispetto al passato. Infatti, il buio e il caos sono oggi come ieri sempre in agguato… forse molto più di ieri!!

SIA LUCE PER TUTTI!!!

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Antonio P.

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By: Antonio Pisilli

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4 commenti a: “Solstizio d’inverno: Sia luce per tutti!!!”

  1. Mark Sullivan: 24 dicembre 2010 | 01:55 |

    Great information! I’ve been looking for something like this for a while now. Thanks! :)

  2. Carin Schneider: 29 dicembre 2010 | 07:05 |

    Hallo , ich gerade gelesen Ihr Projekt in Deinem Blog und apreciated genießen Sie geben gute Informationen mit großes Wissen!
    Good Work , gut wohnen und auch frohe Weihnachten und einen guten Rutsch ins neue Jahr 2011! :)

    Carin

  3. elisabetta: 29 dicembre 2010 | 23:42 |

    molto bello Antonio.Il fuoco ha elevato l’uomo dalla condizione ferina.Prometeo l’ha sottratto agli dei perchè con le sue lingue mobili e potenti ci rincuorasse nel freddo ,ci ristorasse col cibo cotto sulle sue braci ,ci difendesse dalle belve in agguato fuori e dentro di noi …il sole si allontana la notte ci sorprende ma siamo dotati di fuoco di un elemento magico sacrale.Grazie a lui siamo fabbri e artigiani, poeti e pensatori e mai la notte potrà prevalere sul mondo.Il fuoco vivifica, il fuoco distrugge. e sempre con il fuoco noi accendiamo una fiaccola perenne affinchè lux fiat

  4. Mark Zucky: 24 gennaio 2011 | 06:39 |

    What a great resource! :)

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