MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

PrintFriendly
8
novembre
2011

Chi avrebbe mai pensato che uno scrittore di fama, sa destreggiarsi abilmente con una lista della spesa? Proprio così.

Chi inventa storie, sa fare la spesa, è un ottimo casalingo!

Nell’esperienza letteraria di un autore (che esso sia rinomato o esordiente) succede spesso veder passare dinanzi agli occhi della fantasia, un’idea illuminante.

Potrei scriverci una storia!” – è la prima reazione.

Pronti, via e un nuovo file word s’illumina di tanta buona volontà.

È qui che l’autore (emergente, stavolta!), dopo alcune pagine, o poche righe addirittura, si schianta contro i limiti di quell’idea che gli era parsa come illuminazione o segno divino. E potete scommetterci, finisce sempre nella stessa maniera … costui infatti, debilitato dalla sua stessa volontà, archivia il file nel cestino, ove giacciono da tempo, altri megabyte di incipit morti sul nascere.

Cosa accade invece all’autore rinomato?

Niente.

Non accende il suo pc, anzi lo abbandona miserevolmente al suo destino.

Si veste del suo miglior abito (tanto per far scena) e chiude dietro sé, la porta di casa.

Ha una lista pronta.

Per la precisione, una lista della spesa.

Esatto! Il famoso autore, stimolato e illuminato da una furtiva ispirazione letteraria, esce a far la spesa.

Si dirige verso il primo ipermercato e, inserita la monetina nel carrello, si prodiga in scorribande prive di senso, nelle corsie del megamostruoso iper.

Dopo appena tre ore di pellegrinaggio, ha finalmente concluso la sua giornata.

Ha visitato il reparto casalinghi, la zona dedicata agli animali domestici, il reparto ViniELiquori, il banco frigo e quello “Prodotti Sotto Scadenza” … insomma, ha lodevolmente consumato le ruote del suo carrello per tre, interminabili, ore.

Infine, si dirige verso l’“Uscita Senza Acquisti” e, riposto il carrello, s’infila con leggiadria, la monetina in tasca.

Nel tragitto che lo separa da casa, sorride e con brevi cenni del capo, si complimenta con se stesso.

Posso garantire, che in quella notte, il nostro “famoso” autore, butterà giù almeno una trentina di pagine, annotando su un taccuino, alcune note.

Cosa è successo all’uno (emergente) e all’altro (“l’emerso”)?

Il primo ha bruciato un romanzo; il secondo l’ha custodito e alimentato, sino a dargli una forma, un’impronta.

Spesso, a chi è alle prime armi con la scrittura, succede di vivere momenti di ispirazione, brevi istanti per la verità, nei quali come un flash, si assapora il gusto di novità, genialità, grandezza.

Ed è davvero così! Una piccola idea che divampa e si spegne nel giro di pochi secondi. Parrebbe aver trovato il santo graal dei romanzi.

Personalmente ho vissuto alcuni di questi momenti, e le prime volte, mi sono letteralmente divorato quest’ispirazione in poche pagine, al termine delle quali, il cursore di scrittura continua a lampeggiare inutilmente: non avevo più nulla da raccontare! Avevo consumato il mio ‘genio’ per un’improduttiva foga di scrittura, quasi fossi in grado di iniziare un romanzo e terminarlo nel giro di poche ore!

Poi è capitato che …

… ignorassi a questa forma di estro improvviso, quasi boicottando qualsiasi idea interessante mi spuntasse qua e là durante il regolare andamento delle mie giornate.

Una sera per caso, vidi un film, sdraiato sul divano.

La sera successiva uscii con una coppia di amici.

La sera dopo venne a farmi visita un’amica.

… potrei andare avanti a raccontare i restanti giorni che mi condussero dove esattamente ora voglio arrivare …

La mia piccola idea, divenne un pensiero fisso. Non dico una malattia, ma una strana forma di prurito. Qualsiasi cosa facessi, ovunque andassi, me la ritrovavo sempre tra le scatole!

Iniziai così un gioco.

Provai a raccontarmela, quest’idea, prima di andare a letto. Ma non bastava.

Nel breve giro di una settimana, avevo una corposa mole di dati che, per quanto idee, era necessario che buttassi giù, prima di perderle.

E iniziai a scrivere.

La mani andavano da sole, come rapite da musica, ammaliate da un motivo che mi suonava in testa da tempo. Di tanto in tanto, facevo una pausa, poi riprendevo.

Avevo la testa piena di materiale da svuotare, come un carrello di idee, frasi, luoghi e personaggi che bulicavano incessantemente. Man mano che ne buttavo giù qualcuna, ecco che si riempiva di nuovo. Il mio carrello continuava a rimpinzarsi di oggetti, legati da un filo sottile che li riconduceva come eco, l’uno all’altro.

Con l’esercizio, la pratica e la costanza della scrittura, ho capito quanto necessario fosse “investire” nelle mie idee.

La fantasia di un autore si autoalimenta con immagini, suoni, modi di dire o di fare, e s’incollano alla corteccia che produce impulsi di creatività. La fantasia si ciba di tutto ciò che ruota intorno alla vita stessa dell’autore. In questo modo, possiamo affermare che la quotidianità offre sempre uno spunto valido alla creazione di storie che, magari, quotidiane, non lo saranno mai. C’è chi sostiene che lo scrittore, di fondo, sia un ladro: ruba tutto ciò che gli è più utile al fine, sbirciando di tanto in tanto nei bar, o nell’ufficio nel quale lavora, o addirittura ascoltando un’accesa conversazione in treno. A me piace pensare invece che l’inventore di storie, si diverta a far la spesa, nei luoghi più disparati e impensabili.

Affinché questo discorso non risulti campato in aria, dimostro con un esempio, quanto ho appena detto. (Tutto ciò che verrà di seguito, lo sto improvvisando).

Voglio scrivere qualcosa sulla lontananza, o distanza.

Il primo pensiero che mi viene in mente è … l’idea di tatto, contatto.

Ipotizziamo nell’esempio sopra citato che, abbia visto un film dove il protagonista viaggiava sempre in … autobus.

La sera seguente, passeggiando con i miei amici, ho notato un tizio, piuttosto anziano, seduto ad una panchina.

La sera successiva, la mia amica viene a farmi visita e non può non notare i vetri della finestra piuttosto sporchi, per via della intense piogge delle settimane precedenti.

Assemblo tutte queste informazioni e le metto nel carrello della spesa. Sapete cosa ho acquistato alla fine?

Un anziano, vedovo, piuttosto rude e silenzioso. Dopo alcuni anni dalla morte della moglie, avverte un senso di disagio, inquietudine. Inizia a parlare a voce alta in casa, a sua moglie, benché  essa non ci sia più ormai. Nei suoi discorsi solitari ritornano ricordi e tanti sorrisi. Ritorna una panchina, alla fermata dell’autobus. Quella fermata che era il loro appuntamento, il luogo dei loro primi incontri. Una sera, inquieto più del solito, esce di casa e ritorna a sedere su quella panchina. Così la sera seguente e le sere successive. Parla da solo su quella panchina, parla a sua moglie come non aveva mai fatto. Le racconta della sua tristezza e del senso di vuoto che attanaglia la casa nella quale hanno vissuto per anni. Una sera come tante, l’autobus si ferma. Decide di salire, decide di viaggiare senza meta. Nel finestrino di fianco vede la sua immagine riflessa. Vede le sue lacrime che scorrono come un fiume…. L’inquietudine di colpo s’arresta. E sorride di gioia. Sul sedile davanti, tra le tante dediche e incisioni, ne nota una in particolare. “NESSUN LUOGO E’ LONTANO (R.Bach)”. E un brivido gli corre per tutto il corpo: sente la presenza di sua moglie avvolgerlo in un abbraccio d’amore e di perdono.

Ora, certo, il tema andrebbe approfondito e arricchito di particolari…

…. Ma in pochi secondi… concedetemelo… ho riempito il mio carrello della spesa, di pochi elementi….

Ciò che basta per iniziare a saziare la fantasia.

Ciò che è necessario, in fin dei conti,  affinché un’idea non vada a riempire il cestino del nostro pc.

 .

Tommaso Occhiogrosso

————————————-

————————————-

PrintFriendly

Potrebbero interessarti anche:

By: Tommaso Occhiogrosso

Commenta




  • PROMOZIONE