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	<title>Commenti a: Complesso Ecologico Polivalente: Cos’è, come funziona e perché salva tempo, denaro, salute e Ambiente.</title>
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	<description>&#34;Don&#039;t dream your life...Live your dreams!&#34;</description>
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		<title>Di: Sergio Marchetti</title>
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		<dc:creator>Sergio Marchetti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2012 09:41:08 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Sig. Ciccio,
La ringrazio delle osservazioni, perché probabilmente i Suoi dubbi potrebbero essere anche quelli di molti altri che non hanno avuta la cortesia di scrivere per chiedere chiarimenti, quindi Lei mi aiuta a offrire qualche puntualizzazione.  Le rispondo in ordine cronologico in modo da essere più aderente possibile alle Sue considerazioni che qui di volta in volta Le evidenzio.
“...non si capisce cosa fà questo impianto...” Elimina e/o trasforma in altri prodotti rifiuti di qualsiasi tipo, natura e pericolosità.    – “...che tipo di tecnologia utilizza...” Dodici tecnologie diverse, otto delle quali non esistono sul mercato libero perché non sono in vendita. Il prassi operativa base è comunque la scomposizione delle molecole di carbonio e la loro riaggregazione a formare altre molecole per ottenere prodotti diversi da quelli iniziali. Per tale ragione non è possibile descrivere in un articolo indicativo, generico e solo divulgativo, come opera tecnicamente ogni una di esse e meno ancora l’intero Complesso.  I vari funzionamenti vengono illustrati agli interessati che lo richiedono con circa trenta files, che messi assieme è come leggere “Guerra e pace” e i “Promessi sposi”.  -  “...lei forse non ha mai visto lavorare i nastri trasportatori.” Mi creda qualcuno l’ho visto e fatto funzionare! Se idealmente potessi metterli uno dopo l’altro, potrebbero trasportare un sacchetto di rifiuti da Napoli a Stoccolma.   -  “...scaricano direttamente sui nastri evitando la fossa di ricezione...”  Non è stato scritto che evitano la fossa di ricezione, ma è solo una Sua interpreazione riassuntiva e inesatta. In realtà (questa è una delle molte cose che non sono state scritte, ma solo per non allungare inutilmente da rendere quasi illeggibile un articolo divulgativo) gli auto-compattatori scaricano proprio NELLA FOSSA DI RICEZIONE, solo che in fondo ad essa non vi è il vecchio cemento armato con griglia di scolo, il quale invece è 3 metri più sotto, ma è costituito da due grandi e robustissimi nastri dentati a maglia di acciaio, paralleli tra loro, montati a imbuto e a tangenti sfalsate (che lavora in senso trasversale di 180° rispetto ai propri assi paralleli, ma che essendo una nuova tecnologia, probabilmente Lei non conosce), i quali nastri dopo soli 150 cm. regolano e scaricano la massa del rifiuto ricevuto dall’alto in una prima serie di riduttori a imbuto a 6 rulli, da dove cade su un secondo nastro che lo sposta nel primo di quattro selezionatori, per poi passare, con un terzo nastro in un secondo selezionatore e da li un quarto nastro lo porterà in un criotunnel lungo 225 cm. dove a -165°C si surgela in 6 secondi per passare in un criotrituratore che lo sminuzza, ecc. ecc.,  per un totale di 38 passaggi tra nastri, selettori, filtri, pompe, reattori, e varie macchine di nuovissima tecnologia, prima di uscire alla fine del percorso, sottoforma un prodotto finito di tutt’altra struttura, tipologia e uso di quello che è entrato.  Come vede sono state necessarie molte righe solo per spiegarle che cosa sostituisce il sorpassato “granchio”, può immaginare lo spazio che occorrerebbe per spiegarle il funzionamento di ogni una delle 38 macchine e/o parti di esse.   -  “ ...e che questi non circolano 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, come fanno a lavorare in questi periodi?”  Non mi è chiara questa frase, ma pensando che voglia dire che i compattatori, circolano e scaricano solo 12 ore su 24, posso darle la seguente spiegazione:  Prima di tutto questi orari sono in genere tipici di paesini di poche decine di migliaia di abitanti e non è il ns. caso perché il Complesso più piccolo è da 100 t/g. (fino a 7.000 t/g.) e in città da 1 milione di abitanti fino a 20 e oltre, lavorano 24 ore.  Ma comunque anche se e quando la consegna del rifiuto avvenisse per sole 12 ore al giorno e non per 24, la fossa di ricezione avrebbe semplicemente una capacità doppia per lavorare nelle seconde 12 ore, ciò che è stato scaricato in più nelle prime 12. Il Complesso non si può e non si deve fermare neppure per poche ore nelle 24, esattamente come un Altoforno per l’acciaio.  Del resto anche gli attuali inquinantissimi inceneritori nei momenti di sosta dei compattatori usano quanto è stato portato in precedenza, adoperando il famoso “granchio”.  - “ E’ possibile che economicamente un impianto ipercomplesso come quello che descrive sia economicamente sostenibile lavorando solo 12 ore al giorno per 220 giorni all’anno?”   Per un normalissimo Complesso Ecologico Polivalente è assolutamente possibile per le seguenti ragioni: - a) Non lavora 12 ore al giorno per 220 gg l’anno, ma 24 x 365 in quanto non esistono periodi di ferie o di sosta. Le linee interne sono due identiche della stessa capacità, che lavorano alternandosi tra loro per soli 60gg l’una, per permettere una costante e completa manutenzione di quella ferma, - b)  Ricevendo il rifiuto indifferenziato (che su richiesta può anche essere raccolto presso i cassonetti dal costruttore con la propria organizzazione) evita 5 passaggi di mano, ogni uno dei quali ha dei costi e naturalmente dei ovvi e più che giusti utili per gli intermediari, spesso però tali utili non del tutto proporzionati o giustificabili con l’entità e tipo di lavoro svolto.  Con l’utilizzo del Complesso Ecologico Polivalente il denaro recuperato dalla vendita di quanto selezionato e dei prodotti realizzati con il residuo finale, è più che sufficiente per ripagare in 30 anni (e non in 3, 5 o 7 come siamo abituati a calcolare, per avere i massimi utili in poco tempo) i costi di costruzione, di conferimento e di gestione del Complesso e in più è in grado di riservare anche ulteriori utili all’Ente pubblico che ne chiede l’utilizzo, sottoforma di denaro contante, o elettricità, teleriscaldamento, ecc. .  -   “… e conoscendo bene i Project financing nonchè gli investitori credo che il cittadino dovrebbe preoccuparsi notevolmente dei costi connessi e dell’affidabililtà e continuatività del servizio.”    Sono certo che Lei conosce bene il Project financing, ma forse ne conosce un solo tipo. Quello utilizzato per i Complessi non ha INVESTITORI (al plurale), ma ne ha uno solo, il Costruttore e gestore, dal momento che il complesso non è in vendita, ma si possono solo UTILIZZARE I SUOI SERVIZI. Per qui gli investitori che Lei conosce non hanno niente da temere perché non possono essere accettati a farne parte.  Non ha niente da temere neppure il cittadino, perché con avendo in costruttore chiesto denaro né a lui, né all’Ente pubblico, sia per la costruzione del Complesso che per il conferimento a tonnellata, che per la gestione per 30 anni; nel caso il Complesso non dovesse funzionare per qualsiasi ragione, la rimessa sarebbe solo ed unicamente e totalmente del costruttore, il quale si deve preoccupare di restituire il denaro avuto in prestito dalle banche. Per tale ragione non può accettare che si verifichi né inaffidabilità, né mancanza di continuità del servizio.  Mentre oggi (come Lei stesso spero voglia ammettere) il cittadino è totalmente in balia di inefficienze e diatribe sia politiche che economiche, o per intervento della magistratura per inquinamento eccessivo, oltre che delle continue “mazzate” di aumento della tassa sui rifiuti, per “migliorare” un servizio che non potrà mai essere migliorato fino a quando saranno usati mezzi, tecniche e mentalità eccessivamente antiquate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Sig. Ciccio,<br />
La ringrazio delle osservazioni, perché probabilmente i Suoi dubbi potrebbero essere anche quelli di molti altri che non hanno avuta la cortesia di scrivere per chiedere chiarimenti, quindi Lei mi aiuta a offrire qualche puntualizzazione.  Le rispondo in ordine cronologico in modo da essere più aderente possibile alle Sue considerazioni che qui di volta in volta Le evidenzio.<br />
“&#8230;non si capisce cosa fà questo impianto&#8230;” Elimina e/o trasforma in altri prodotti rifiuti di qualsiasi tipo, natura e pericolosità.    – “&#8230;che tipo di tecnologia utilizza&#8230;” Dodici tecnologie diverse, otto delle quali non esistono sul mercato libero perché non sono in vendita. Il prassi operativa base è comunque la scomposizione delle molecole di carbonio e la loro riaggregazione a formare altre molecole per ottenere prodotti diversi da quelli iniziali. Per tale ragione non è possibile descrivere in un articolo indicativo, generico e solo divulgativo, come opera tecnicamente ogni una di esse e meno ancora l’intero Complesso.  I vari funzionamenti vengono illustrati agli interessati che lo richiedono con circa trenta files, che messi assieme è come leggere “Guerra e pace” e i “Promessi sposi”.  &#8211;  “&#8230;lei forse non ha mai visto lavorare i nastri trasportatori.” Mi creda qualcuno l’ho visto e fatto funzionare! Se idealmente potessi metterli uno dopo l’altro, potrebbero trasportare un sacchetto di rifiuti da Napoli a Stoccolma.   &#8211;  “&#8230;scaricano direttamente sui nastri evitando la fossa di ricezione&#8230;”  Non è stato scritto che evitano la fossa di ricezione, ma è solo una Sua interpreazione riassuntiva e inesatta. In realtà (questa è una delle molte cose che non sono state scritte, ma solo per non allungare inutilmente da rendere quasi illeggibile un articolo divulgativo) gli auto-compattatori scaricano proprio NELLA FOSSA DI RICEZIONE, solo che in fondo ad essa non vi è il vecchio cemento armato con griglia di scolo, il quale invece è 3 metri più sotto, ma è costituito da due grandi e robustissimi nastri dentati a maglia di acciaio, paralleli tra loro, montati a imbuto e a tangenti sfalsate (che lavora in senso trasversale di 180° rispetto ai propri assi paralleli, ma che essendo una nuova tecnologia, probabilmente Lei non conosce), i quali nastri dopo soli 150 cm. regolano e scaricano la massa del rifiuto ricevuto dall’alto in una prima serie di riduttori a imbuto a 6 rulli, da dove cade su un secondo nastro che lo sposta nel primo di quattro selezionatori, per poi passare, con un terzo nastro in un secondo selezionatore e da li un quarto nastro lo porterà in un criotunnel lungo 225 cm. dove a -165°C si surgela in 6 secondi per passare in un criotrituratore che lo sminuzza, ecc. ecc.,  per un totale di 38 passaggi tra nastri, selettori, filtri, pompe, reattori, e varie macchine di nuovissima tecnologia, prima di uscire alla fine del percorso, sottoforma un prodotto finito di tutt’altra struttura, tipologia e uso di quello che è entrato.  Come vede sono state necessarie molte righe solo per spiegarle che cosa sostituisce il sorpassato “granchio”, può immaginare lo spazio che occorrerebbe per spiegarle il funzionamento di ogni una delle 38 macchine e/o parti di esse.   &#8211;  “ &#8230;e che questi non circolano 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, come fanno a lavorare in questi periodi?”  Non mi è chiara questa frase, ma pensando che voglia dire che i compattatori, circolano e scaricano solo 12 ore su 24, posso darle la seguente spiegazione:  Prima di tutto questi orari sono in genere tipici di paesini di poche decine di migliaia di abitanti e non è il ns. caso perché il Complesso più piccolo è da 100 t/g. (fino a 7.000 t/g.) e in città da 1 milione di abitanti fino a 20 e oltre, lavorano 24 ore.  Ma comunque anche se e quando la consegna del rifiuto avvenisse per sole 12 ore al giorno e non per 24, la fossa di ricezione avrebbe semplicemente una capacità doppia per lavorare nelle seconde 12 ore, ciò che è stato scaricato in più nelle prime 12. Il Complesso non si può e non si deve fermare neppure per poche ore nelle 24, esattamente come un Altoforno per l’acciaio.  Del resto anche gli attuali inquinantissimi inceneritori nei momenti di sosta dei compattatori usano quanto è stato portato in precedenza, adoperando il famoso “granchio”.  &#8211; “ E’ possibile che economicamente un impianto ipercomplesso come quello che descrive sia economicamente sostenibile lavorando solo 12 ore al giorno per 220 giorni all’anno?”   Per un normalissimo Complesso Ecologico Polivalente è assolutamente possibile per le seguenti ragioni: &#8211; a) Non lavora 12 ore al giorno per 220 gg l’anno, ma 24 x 365 in quanto non esistono periodi di ferie o di sosta. Le linee interne sono due identiche della stessa capacità, che lavorano alternandosi tra loro per soli 60gg l’una, per permettere una costante e completa manutenzione di quella ferma, &#8211; b)  Ricevendo il rifiuto indifferenziato (che su richiesta può anche essere raccolto presso i cassonetti dal costruttore con la propria organizzazione) evita 5 passaggi di mano, ogni uno dei quali ha dei costi e naturalmente dei ovvi e più che giusti utili per gli intermediari, spesso però tali utili non del tutto proporzionati o giustificabili con l’entità e tipo di lavoro svolto.  Con l’utilizzo del Complesso Ecologico Polivalente il denaro recuperato dalla vendita di quanto selezionato e dei prodotti realizzati con il residuo finale, è più che sufficiente per ripagare in 30 anni (e non in 3, 5 o 7 come siamo abituati a calcolare, per avere i massimi utili in poco tempo) i costi di costruzione, di conferimento e di gestione del Complesso e in più è in grado di riservare anche ulteriori utili all’Ente pubblico che ne chiede l’utilizzo, sottoforma di denaro contante, o elettricità, teleriscaldamento, ecc. .  &#8211;   “… e conoscendo bene i Project financing nonchè gli investitori credo che il cittadino dovrebbe preoccuparsi notevolmente dei costi connessi e dell’affidabililtà e continuatività del servizio.”    Sono certo che Lei conosce bene il Project financing, ma forse ne conosce un solo tipo. Quello utilizzato per i Complessi non ha INVESTITORI (al plurale), ma ne ha uno solo, il Costruttore e gestore, dal momento che il complesso non è in vendita, ma si possono solo UTILIZZARE I SUOI SERVIZI. Per qui gli investitori che Lei conosce non hanno niente da temere perché non possono essere accettati a farne parte.  Non ha niente da temere neppure il cittadino, perché con avendo in costruttore chiesto denaro né a lui, né all’Ente pubblico, sia per la costruzione del Complesso che per il conferimento a tonnellata, che per la gestione per 30 anni; nel caso il Complesso non dovesse funzionare per qualsiasi ragione, la rimessa sarebbe solo ed unicamente e totalmente del costruttore, il quale si deve preoccupare di restituire il denaro avuto in prestito dalle banche. Per tale ragione non può accettare che si verifichi né inaffidabilità, né mancanza di continuità del servizio.  Mentre oggi (come Lei stesso spero voglia ammettere) il cittadino è totalmente in balia di inefficienze e diatribe sia politiche che economiche, o per intervento della magistratura per inquinamento eccessivo, oltre che delle continue “mazzate” di aumento della tassa sui rifiuti, per “migliorare” un servizio che non potrà mai essere migliorato fino a quando saranno usati mezzi, tecniche e mentalità eccessivamente antiquate.</p>
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		<title>Di: ciccio</title>
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		<dc:creator>ciccio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:55:44 +0000</pubDate>
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		<description>sig. Marchetti
con tutto rispetto per la divulgazione e la necessità di semplificare le cose ma da quanto espone nel suo pezzo ma non si capisce cosa fà questo impianto, che tipo di tecnologia utilizza per la conversione delle materie utilizzate e con che tecnologia avviene la produzione di energia.
Mi spaventa tecnicamente l&#039;organizzazione del complesso, lei forse non ha mai visto lavorare i nastri trasportatori. E, come dice lei, visto che gli automezzi compattatori scaricano direttamente sui nastri evitando la fossa di ricezione con il relativo granchio e che questi non circolano 24 ore al giorno per 365 giorni all&#039;anno, come fanno a lavorare in questi periodi? E&#039; possibile che economicamente un impianto ipercomplesso come quello che descrive sia economicamente sostenibile lavorando solo 12 ore al giorno per 220 giorni all&#039;anno?
Questi sono solo i primissimi dubbi ma credo che ci sia molto da dubitare sulla proposta da lei esaltata come la panacea del secolo per risolvere i problemi dello smaltimento dei rifiuti.
... e conoscendo bene i Project financing nonchè gli investitori credo che il cittadino dovrebbe preoccuparsi notevolmente dei costi connessi e dell&#039;affidabililtà e continuatività del servizio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sig. Marchetti<br />
con tutto rispetto per la divulgazione e la necessità di semplificare le cose ma da quanto espone nel suo pezzo ma non si capisce cosa fà questo impianto, che tipo di tecnologia utilizza per la conversione delle materie utilizzate e con che tecnologia avviene la produzione di energia.<br />
Mi spaventa tecnicamente l&#8217;organizzazione del complesso, lei forse non ha mai visto lavorare i nastri trasportatori. E, come dice lei, visto che gli automezzi compattatori scaricano direttamente sui nastri evitando la fossa di ricezione con il relativo granchio e che questi non circolano 24 ore al giorno per 365 giorni all&#8217;anno, come fanno a lavorare in questi periodi? E&#8217; possibile che economicamente un impianto ipercomplesso come quello che descrive sia economicamente sostenibile lavorando solo 12 ore al giorno per 220 giorni all&#8217;anno?<br />
Questi sono solo i primissimi dubbi ma credo che ci sia molto da dubitare sulla proposta da lei esaltata come la panacea del secolo per risolvere i problemi dello smaltimento dei rifiuti.<br />
&#8230; e conoscendo bene i Project financing nonchè gli investitori credo che il cittadino dovrebbe preoccuparsi notevolmente dei costi connessi e dell&#8217;affidabililtà e continuatività del servizio.</p>
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