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5
settembre
2011

Dossier: ESPORTAZIONE DEL RIFIUTO “MADE IN ITALY”. (Seconda puntata)

Il vecchio modo di dire, usato oggi per fortuna quasi solo come battuta per animali maltrattati e indifesi “Sei nelle mani dell’ultimo padrone”, risale al tempo degli schiavi i quali venivano venduti da un padrone all’altro fino, talvolta, a trovare un padrone che li massacrava con pesanti lavori o con frustate anche se non meritate, capaci di arrivare a causarne la morte, mentre il povero schiavo non poteva ribellarsi né evitare in alcun modo tale situazione e il suo triste destino.

Il civilizzato uomo moderno si comporta invece da puro masochista, sembrerebbe quasi che andasse scientemente a cercarsi guai per il gusto di farsi del male, quando potrebbe farne tranquillamente a meno. Peggio ancora è quando il male non deriva da una cosciente e palese ricerca del guaio, ma solo da ottusità e/o miopia intellettuale. Infatti ciò è peggio perché non si può far ragionare chi non vuole o non è in grado di farlo.

L’esempio degli schiavi desidera evidenziare che mentre non possiamo evitare un guaio che ci “piove” addosso all’improvviso per una situazione esterna ai nostri comportamenti e quindi siamo obbligati ad accettarla, sia pure con impotente rabbia e sofferenza, rifacendosela al massimo con la “mala sorte” o con il “destino avverso”; è pur vero che quando il guaio lo andiamo a cercare per pura superficialità o ottusità e senza attenuanti, il danno che deriva alla nostra salute o al nostro denaro, allora ce lo siamo proprio voluto quindi ce lo meritiamo.

Così come ci meritiamo gli Amministratori della Cosa Pubblica (perché li abbiamo eletti) i quali per risolvere il problema dei rifiuti, non solo continuano a cercare di … “scaricarli” (è proprio il caso di usare questo termine) in casa di altri, ma siamo arrivati all’assurdo e vergognoso paradosso che con le nostre tasse paghiamo lo stipendio a chi in televisione e sui giornali si dichiara convinto che la soluzione futura dei rifiuti è quella di inviarli, dopo una prima selezione, nel sud della Svezia ad Halmstad (ecco perché gli svedesi ci considerano dei fessi, vedere La Stampa del 28.08.2011) con apposite navi (come del resto abbiamo fatto con la Germania per Napoli, o con pari altri Paese come Albania, Romania, ecc.).

Il denaro che paghiamo di tasse per mantenere simili “esperti” che ci amministrano, o forse dovremmo dire “ci somministrano” solo tasse. Vedere i 6 milioni di euro usati per spedire nel massimo silenzio 25.000 tonnellate di rifiuti napoletani a Mazzarà Sant’Andrea di Messina), bisognerebbe usarlo per acquistare un biglietto di solo andata agli stessi signori e spedire loro in Scandinavia (meglio se in mutande e senza un caldo eschimo per ripararli dal freddo).

Questa affermazione della spedizione in altre zone come soluzione ottimale e risolutiva del problema, è veramente la più assurda e scandalosa che si potesse ascoltare dopo quelle già molto gravi degli spostamenti per grandi distanze, tipo in altre regioni o le famose “Aree Vaste”, studiate a tavolino da “esperti” con una sorta di decisione presa con ben poca scienza e coscienza, ma soprattutto palesemente contro il territorio, la salute dei cittadini e fortemente antieconomica.

Di questi pseudo esperti che si riuniscono per creare “Aree Vaste”, ne troviamo in tutta Italia.

Quella che mi è parsa tra le meno sensate è quella della Toscana costiera dove vogliono raggruppare un territorio stretto e lungo come le provincie litoranee di Massa/Carrara (anche se scomparirà amministrativamente sicuramente il problema rifiuti rimane), Lucca, Pisa e Livorno (quindi da La Spezia all’isola d’Elba).

Come è possibile che questi signori non comprendano che il danno che fanno alle tasche del cittadino, all’Ambiente e ai propri polmoni, nel far percorrere per 24 ore al giorno centinaia di km (tra andata e ritorno) ai molti inquinanti camion compattatori per portare i rifiuti di Massa e Carrara fino a Livorno (facendogli attraversare, senza alcun senso o necessità le provincie di Lucca e Pisa), è di gran lunga maggiore che prevedere la costruzione di due o tre “Termoinquinatori” (che se per gravarsi un poco la coscienza, li chiamano Termovalorizzatori) distribuiti nella stretta e lunga striscia di territorio, o (se non avessero abbastanza denaro per costruirli, che in effetti non hanno) chiedere aiuto a chi può garantirgli la costruzione gratuita di due o tre piccoli Complessi Ecologici Polivalenti da 200/300 tonnellate al giorno ogni uno, e far percorrere distanze più brevi ai compattatori (oltretutto da comprare in quantità inferiore e risparmiando sul gasolio)? Per comprendere la convenienza di una simile possibilità, non servono esperti di settore o ambientalisti, basterebbe una calcolatrice da 5 euro in mano all’ultimo tirocinante dell’Ufficio Ragioneria di uno dei tanti Comuni delle tre o quattro provincie.

Otre tutto nella formula dell’ ”Area Vasta” è prevista la costruzione (per la quale mancano i soldi, salvo nuovi mutui e quindi nuove tasse ai futuri avvelenati di turno) di un unico “Termoinquinatore” in provincia di Livorno che aumenterà l’incidenza dei tumori ai polmoni di tutti gli abitanti dell’area livornese dove sarebbe previsto l’impianto e che farà sentire i propri effetti anche sugli abitanti delle altre regioni che si cibassero di ogni tipo prodotto alimentare coltivato negli anni successivi nella zona. Come del resto sta succedendo al nuovissimo e (dopo tre anni lavora ancora ad un terzo delle possibilità. Per la fortuna degli abitanti di quell’area) ancora da completare impianto di Acerra e in tutte le zone dove da tempo sono in funzione i “Termoinquinatori” (che ogni giorno sforano i parametri di legge). Infatti se così non fosse la magistratura non interverrebbe su molti di questi per decretarne la chiusura.

A controprova di quanto appena affermato allego uno stralcio molto esplicativo ed eloquente di un comunicato stampa del CO.RE.Ri. sull’esposto che l’Avv. Luigi Adinolfi di Caserta ha depositato alla Procura della Repubblica di Napoli il 17 giugno 2009 per conto del Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, quindi pochi mesi dopo l’entrata in funzione il “Termoinquinatore” di Acerra, dal quale si evince, tra l’altro, che dai rilevamenti fatti nei primi 60 giorni di esercizio (dei quali solo una parte lavorati) si era già verificato uno “sforamento” dei parametri massimi consentiti per legge, per ben 17 volte.

Brucia rifiuti non a norma, probabilmente anche quelli speciali e pericolosi; non ha nessuna delle autorizzazioni previste dalla normativa (né l’AIA, né una vera i propria VIA); funziona da quasi tre mesi in “esercizio provvisorio” senza scadenza, senza collaudo e senza tutti i necessari sistemi di monitoraggio dei fumi; produce Ceneri pericolose che al momento non sappiamo dove vengono smaltite. Per questo il CO.RE.Ri. dopo il ricorso straordinario al Capo dello Stato ha deciso di rivolgersi anche alla Magistratura Penale.

E’ necessario rilevare che quella di Acerra (essendo l’ultimo impianto costruito e non ancora terminato a distanza di oltre tre anni dall’entrata in funzione) è tra i “Termoinquinatori la tecnologia più moderna che sia possibile reperire sul mercato ed è l’unica che sia possibile usare per qualunque altro nuovo impianto del genere venisse costruito a spese del cittadino da qualsiasi Privato o Ente pubblico.

Con le nuove tecnologie disponibili sul mercato (a costo zero sia di costruzione che di conferimento), il cittadino risparmierebbe, oltre a quanto verrebbe richiesto per costruire un Termoinquinatore, il 50% di quanto spende oggi per la tassa sui rifiuti (non importa che la chiamino o la conteggino come TARSU o come VIA, sempre denaro chiedono, perché il cittadino deve pagare il costo della differenziazione, che invece se affidata alle macchine potrebbe essere fatta ugualmente a totalmente gratis) e in più si azzererebbe completamente l’inquinamento, nonostante venga ottenuta la eliminazione del 100% dei Rifiuti attuali, futuri e delle discariche dismesse che dovranno comunque essere bonificate con altri costi.

Se quanto offerto dal “pacchetto” (già eccezionale) di un Complesso Ecologico Polivalente, non dovesse essere sufficiente ai più esigenti Amministratori pubblici, si facciano almeno promotori di approfondimenti e richieste presso le varie aziende, ma facciamo qualche cosa. Qualsiasi cosa, pur di tentare di ridurre i danni che quotidianamente, con la loro incompetenza, stanno procurando alle tasche dei cittadini, alla loro salute e quella dell’Ambiente, visto che purtroppo non ne hanno uno di ricambio.


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Dott. Sergio Marchetti

 

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By: Dott. Sergio Marchetti
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