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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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29
settembre
2011

Dopo aver passato in rassegna gli elementi fondamentali che ruotano intorno al “successo” di un romanzo (ovvero Autore, Editore, Lettore), mi piacerebbe entrare nel merito della questione e porre una lente d’ingrandimento che vada a sbirciare negli anfratti che portano alla realizzazione del prodotto finale.

Insomma, vediamo cosa nasconde questo benedetto Cilindro!

Nell’argomentare i “curiosi casi” di un esordiente, mi guardo bene dal pormi come modello o esempio. Questa non vuol essere una guida. Preferirei definirla una vacanza offerta dallo staff, un soggiorno gratuito tra le pagine e le sigarette di un emergente.

Il fine? Semplice. Puro intrattenimento culturale. Non ho la pretesa di cambiare il mondo: preferisco rendere piacevole la permanenza.

Chiedo venia fin d’ora se utilizzerò riferimenti personali: fatevi pure gli affari miei, dunque, e accomodatevi!

In principio…

Sostanzialmente scrivevo la sera. E quando stavo male. O comunque, quando non ero in gran forma.

Mi riusciva difficile trovare idee quand’ero allegro o emozionato, felice o parimenti entusiasta per una tal ragione.

Per scrivere seriamente, dovevo soffrire.

Questa specie di masochismo creativo, la reputo tutt’oggi, un’estrema forma di approssimazione delle idee. In realtà, ero limitato e costretto entro certi ranghi, nella fattispecie, ai miei umori.

Come ho già detto in precedenza, scrivo per salvarmi.

Ho iniziato così. Rigettavo le mie paure, le emozioni e le lacrime strozzate, trasformandole in inchiostro e caratteri. Il mio dolore diveniva inchiostro e caratteri.

Successivamente ho compreso il perché. Per la semplice ragione che quando viviamo uno stato di abbandono o sofferenza, siamo tendenzialmente più riflessivi. Ciò non vuol dire che quando siamo felici, sragioniamo o siamo superficiali, ma riduciamo la nostra capacità di riflessione verso quella che può, a giusta ragione, intendersi come “godere di un bene”. È giusto vivere la gioia quando siamo felici, insomma.

Ma, questo stato di grazia, per una buona parte di autori emergenti, è nociva.

Almeno per me, è andata così.

Scrivevo al buio.

La mia finestra era serrata, un po’ come il mio umore.

La luce proveniva dalle idee, dalle deduzioni, e anche dal sentimento che traducevo in inchiostro e caratteri.

Anche in questo momento, sto scrivendo quasi al buio.

Mi concentro meglio.

Tuttavia, non sono triste. In questo periodo della mia vita, sono felice.

“E cosa vuoi che ce ne importi!?”

Era giusto per condurvi a questo:

inchiostro e caratteri diventano storie quando si lascia campo aperto alla fantasia e alla voglia di trasmettere immagini.

Se scatto un’istantanea di un cimitero, trasmetterò sensazioni negative. È ovvio.

Cosa contraria avviene se immortalo l’immagine di una fanciulla che si disseta, bevendo ad una sorgente.

Le capacità di un autore, trovano sfogo in ciò che si ha voglia di raccontare. Nel messaggio che si intende lasciare al lettore.

Ho compreso sulla mia pelle cosa significasse tutto questo.

Molti lo chiamano BLOCCO DA FOGLIO BIANCO. Personalmente la chiamo INCAPACITA’ DI GESTIRE LE IDEE.

Il mio primo “blocco”, risale ai tempi del primo romanzo. E precisamente, nel momento in cui ho spedito la mia opera all’editore.

Non ero triste, o comunque non uscivo da un momento difficile.

Ma sentivo limitate le mie volontà creative.

Avevo tante idee, una moltitudine di invenzioni, una dannata voglia di scrivere, di raccontare, ma …

… di fronte al FOGLIO BIANCO, tutto pareva cadere nel vuoto, come assorbito dal candore di un foglio word.

È bastato iniziare, per “sporcare” quel foglio di idee nuove. Ho ripercorso a ritroso la strada, e sono giunto alla conclusione che ero vittima dei miei umori. La mia creatività era soggetta all’umore.

Purtroppo, stavo bene!

A coloro che, delusi, confessano di aver abbandonato la scrittura, rispondo sempre con un imperativo.

“Scrivi!”.

“Sognare la realtà, vivere un sogno. Cantare per non vivere niente”.

Questa è la mia massima. L’ho rubata dal mio ispiratore personale: Rino Gaetano.

I sogni sono un po’ il leitmotiv della nostra esistenza, e vivere le nostre giornate con l’ambizione di realizzarli, è come annusarli. Con le giuste dosi, riusciamo persino a viver meglio.

Scrivere è realizzare un sogno, per me. Vivo meglio.

Ma non ho certo la pretesa di cambiare nulla: allieto la permanenza, per vivere in modo migliore, appunto.

Vi ricorda qualcosa?!

L’ho detto all’inizio.

Scrivere per scrivere. Al di là dei blocchi del cuore, oltre le situazioni negative. O positive. Raccontare per incantare ed entrare per pochi istanti nella vita del lettore. Modellarlo a proprio piacimento e condurlo per mano, verso quei paesaggi che gli poniamo sotto gli occhi.

Un cimitero o una bambina che si disseta.

Le fotografie si sviluppano al buio. Almeno una volta, era così.

Ed io, utilizzo quel buio per squarciare la fantasia e immaginare i miei personaggi o le situazioni.

Scrivere dovrebbe essere la zona franca di ogni autore. Porsi nel mezzo delle proprie emozioni e trasformarle in racconto. Ogni situazione ci insegna qualcosa. Positiva o negativa.

Nel mio cilindro da esordiente, tiro fuori la voglia di scrivere. Sempre e comunque.

Adesso ho imparato.

E la metto a disposizione di chi ne vuol far uso. Personalmente, è stato utile “violentarmi” nella scrittura, anche quando non lo ritenevo il momento opportuno. La prima bozza resterà sempre una bozza, ma è già qualcosa su cui costruire una trama interessante.

Conclusione: spesso ‘muoiono’ autori promettenti. (Anche tu, per esempio).

Ad ucciderli sono gli umori, perché, scrivere per esser letti, pare cosa diversa che scriver per diletto.

Questo primo “attrezzo” da esordiente – l’umore – diviene arma da suicidio.

Se solo ci abituassimo a scrivere una pagina al giorno, nel giro di un anno, avremmo tra le mani un bel “mattone” da presentare ai lettori. E non lo dico io, ma esperti della cosiddetta “scrittura creativa”.

Quindi, prima regola: scrivere ogni santo giorno. Beh, se abbiamo scelto di “fare” gli scrittori, è il minimo! Decidiamo noi la misura, anche poche righe. La creatività si abituerà a vivere dei nostri alti e bassi, delle nostre battute d’arresto, della nostra euforia: in poche parole, riusciremo a “vivere” di scrittura, indipendentemente dagli eventi. Riusciremo ad annusare i nostri sogni ed avvicinarci a essi. Dunque scriviamo e basta, anche se ciò che buttiamo giù è pressoché poco o nulla. Col tempo e la pratica, diventerà qualcosa. Le brutte copie, le hanno inventate apposta e la redazione finale è lontana.

Fidatevi di un esordiente!
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Tommaso Occhiogrosso 

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By: Tommaso Occhiogrosso

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Un commento a: “Dentro il cilindro (dell’esordiente): l’umore”

  1. romina apollonio: 29 settembre 2011 | 19:19 |

    Caro Tommaso,ho letto sin dall’inizio gli articoli de” IL CILINDRO DELL’ESOSRDIENTE”,tutti MOLTO interessanti,ovvio ;) MA….Questo lo trovo in assoluto il piu’chiaro,limpido,sincero,e assolutamente VERO!Quasi uno BLOCCO totale verso la tua passione.Un’ottima auto-analisi dell’emozione che ti spinge verso di essa.Io stessa mi sono EMOZIONATA,nel leggerlo.E perdonami,se,non riesco a scrivere di meglio per esprimere quanto voglio dire,ma …vedi?hai davvero fortemente INCANTATO anche me con questo tuo umile suggerimento,nonchè ESPERIENZA PIENA DI VITA!grazie…..Mina.

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