MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

PrintFriendly
2
agosto
2011

Comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) non è solamente fornire informazioni; in italiano con questo termine si fa riferimento ad un processo piuttosto complesso che rimanda alla volontà  di rendere noto qualcosa a qualcuno; per cui esiste un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa.

Fino all’avvento della stampa, la comunicazione – e lo scambio di informazioni – si basava in primis sulla tradizione orale e, in seconda battuta, su gestualità, immagini e suoni.

Il ricorso a questi comunicationis media (che, in quanto non ancora rivolti a masse di popolazione, non possono essere definiti mass media), è rimasto come vettore d’informazione, ma ne sono profondamente cambiati  modi, finalità e risvolti.

L’invenzione di Johann Gänsfleish (più noto come Gutenberg, dal nome del luogo di provenienza) prima, e la Rivoluzione industriale poi, hanno stabilito nuovi modi e tempi per la comunicazione; lo sviluppo di questi primi mass media ha seguito i ritmi rallentati dell’epoca, per poi subire un’accelerazione notevole grazie al (rapido) imporsi di importanti scoperte quali telegrafo e telefono, strumenti visti dapprima quasi come frutto di stregoneria, poi percepiti come alleati insostituibili.

Dal XX secolo la diffusione capillare delle notizie crebbe, portando la conoscenza nelle case delle persone attraverso radio, televisione e, in tempi più recenti, Internet e telefonia.

Ora però viene da chiedersi se all’incremento quantitativo delle informazioni abbia corrisposto anche un aumento qualitativo della diffusione delle stesse.

Mi domando quali ripercussioni abbia avuto tutto questo dal punto di vista umano, sociale e filosofico, convinta che la comunicazione non debba interessare – o, per lo meno, che non mi interessi! – solo da un punto di vista funzionale.

E’ innegabile che l’introduzione dei più svariati strumenti tecnologici abbia facilitato le nostre esistenze sotto molteplici aspetti (basti pensare a quello professionale, che – in svariatissimi campi – usufruisce della velocità e semplificazione conseguenti a questo inarrestabile processo), ma vale la pena di fermarsi a fare una riflessione sull’inevitabile quesito: davvero il progresso è solo evoluzione?

Ed in che misura? O, ancora, gli aspetti deleteri dello stesso sono insiti nel nuovo sistema o sono solo conseguenza di una cattiva, incosciente ed impreparata gestione di chi detiene questo fragile scettro?

É un fatto che ai tempi dei nostri nonni fulcro della socializzazione fosse in primis la famiglia, affiancata in questo dalla scuola; i luoghi di aggregazione erano reali, il confronto con i pari diretto e spontaneo, sia nell’accettazione degli stessi che nel loro rifiuto, o negazione.

I ritmi più veloci imposti da progresso e tecnologia hanno sottratto tempo alle persone: la funzione educativa e formativa svolta dalle madri, è spesso affidata giocoforza a baby-sitter (nel migliore dei casi) o televisione, quando non addirittura ad Internet, che, a questo punto, rischia di vestire i panni del lupo cattivo di Cappucetto rosso se non se ne valutano in maniera corretta rischi e risvolti.

I luoghi primari d’incontro – scuole, oratori, circoli culturali, sportivi o di partito, sale da ballo, biblioteche… – sono spesso soppiantati dai social networks, cui sempre più sovente si chiede di assolvere la funzione di facilitatore di rapporti, o di riempitivo: di solitudini, interessi, obiettivi, o più semplicemente, tempo.

Le critiche, o per lo meno, le riflessioni in merito a certa  comunicazione risalgono a molti anni addietro.

Kierkegaard, per citarne uno, accusa la cosiddetta comunicazione di  massa di essere falsa non tanto per la veridicità o meno dei suoi contenuti, quanto perchè non esiste una vera identità né da parte di chi fa comunicazione – perchè chi scrive non è coinvolto emotivamente in ciò che firma e la stessa comunicazione risulta distaccata – né da parte di chi riceve la comunicazione, in quanto tutto ciò che viene scritto è sì diretto al “pubblico” ma “il pubblico è un astratto che non esiste”.

Pasolini incolpò la televisione di portare ad una mutazione antropologica con i suoi modelli di comportamento, imposti quasi subliminalmente, ed intravvide con molti anni d’anticipo il rischio di omologazione dei modelli imposti dalla tv, decisamente spersonalizzanti.

Ecco, alla fine di questo excursus, non sono riuscita a capire se davvero la comunicazione – o, per lo meno, la comunicazione dei mass media - metta in comune e renda partecipi, come le premesse etimologiche porterebbero a credere, oppure allontani le persone, nel loro intimo, le une dalle altre. Ma non sono nemmeno sicura che, in sé, i nuovi standards di comunicazione siano negativi e passibili di critica.

Spero invece di aver sollevato il dubbio, perché ciò che è certo è che dubium sapientiae initium.

.

Donatella Farina

———————————————————-

SELEZIONA LA TUA LINGUA▼ 

———————————————————–

PrintFriendly

Potrebbero interessarti anche:

By: Donatella Farina
Categoria MEDIA-MENTE...

Lascia un commento

4 commenti a: “Abbiamo un problema di comunicazione!!”

  1. Elisabetta-Polatti: 3 agosto 2011 | 17:53 |

    articolo molto interessante …che solleva un problema di fondo ineludibile.la scrittura nel mondo dei mass media si è impoverita riducendosi ad una veicolazione di contenuti senz’anima ,spesso manipolati da interessi che non hanno come finalità il mettere in relazione ma semplicemente quello di sfornare una pseudo informazione e cultura. in breve si vuole perpetuare l’ignoranza di fondo e l’oscurantismo velandolo di falso progressismo.

  2. Donatella Farina: 4 agosto 2011 | 10:33 |

    @ Elisabetta: secondo me il problema non è solo ciò che la scrittura veicola attraverso i mass media, ma il ruolo che questi hanno, ormai, nelle nostre vite, e le ripercussioni che portano all’interno delle nostre esistenze. Io sono (e chi mi conosce lo sa) ‘progresso-resistente’, intendendo dire con questo che fatico – per pigrizia, ‘imprinting’ ricevuto e per, lo ammetto, pregiudizio mentale – ad accettare la tecnologia e le innovazioni. Fosse per me girerei ancora in calesse (che, tra l’altro, è ecologico!!), userei solo la Remington di mio papà, metterei un disco sul grammofono..ma il progresso incalza, ci è utile e, se non accetto che ne dobbiamo divenire dipendenti, vedo e riconosco i benefici che ha portato nelle vite di tutti quanti. Non voglio demonizzare, nè mettere sotto accusa, ma rifletto su come paradossalmente – nell’era della comunicazione globale (come ci piace riempirci la bocca con queste parole!!) – non si riesca più a comunicare..
    Al punto che spesso è un social network che diventa il nostro principale interlocutore, il nostro quotidiano d’informazione, il nostro (per chi lo consulta) astrologo, la nostra fonte d’informazione, confronti, riflessioni. Ma quanto di ciò che esso, ed i media in senso più esteso, ci propina è attendibile, valido, sincero, reale e degno di vera considerazione?

  3. federica carnazza: 11 agosto 2011 | 10:37 |

    Grazie Mylemon,e’ davvero un articolo interessante che descrive perfettamente quelle che sono le nostre difficolta’ e i nostri limiti nel Comunicare. Sembra un paradosso pensare che l’uomo, mai come ora, possieda un’infinita’ di mezzi per comunicare ed apprendere, eppure vive tutto questo con disagio e, a volte, con superficialita’. Per “mettere in comune” e “far partecipe”, occorre la capacita’ ed il coraggio di esprimere se stessi, e trovo che sia proprio questa la difficolta’ maggiore e la maggiore lacuna, per tanti di noi, ai nostri giorni.

  4. Donatella Farina: 12 agosto 2011 | 19:49 |

    @ Federica: grazie del tuo commento, e del tuo parere lusinghiero sull’articolo che ho scritto. Io però, sinceramente, credo che il primo limite alla comunicazione stia nell’incapacità di porsi all’ascolto in maniera sincera e profonda, vera; molto spesso ci troviamo di fronte a persone che ci sentono senza ascoltarci davvero, e che parlano senza dir niente. Il paradosso, secondo me, sta nel fatto che, nell’era della comunicazione la comunicazione stessa sia sempre più difficoltosa, e che i vari strumenti che dovrebbero essere dei facilitatori, dei vettori di (sana) comunicazione, in realtà veicolano solamente quella più superficiale. Per intenderci: quella fasulla, ipocrita, fatta di parole vuote, insomma: ‘da gossip’…

Commenta




  • PROMOZIONE