MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

PrintFriendly
14
giugno
2011

Tutte le persone sono sostanzialmente consapevoli del potere della musica. Con essa si fissano nel ricordo, per lunghi periodi di tempo, parole, emozioni e situazioni, che spesso si riproducono nella mente in modo spontaneo e quando meno ce lo aspettiamo. Nonostante ciò, poche volte ci soffermiamo sul fatto che con la musica vengono richiamati alla mente e riordinati i ricordi relativi a molti momenti della vita quotidiana.
Tutto ciò che riguarda la memoria è ampiamente studiato da numerose discipline e rappresenta un vasto campo, familiare e arduo allo stesso tempo. Essa può essere intesa, secondo le varie interpretazioni, una facoltà personale, il deposito delle cose da non dimenticare, una rimembranza o una presenza ideale oppure concreta, la parte di un computer in cui si conservano i dati introdotti, il ricordo di una cosa o di una persona, la reputazione di un defunto, il periodo di tempo coperto dai ricordi individuali o collettivi, l’azione del ricordare, e cosi via. Parte della psicologia dello sviluppo, evidenziando teorie computazionali della mente, parla della memoria paragonandola metaforicamente ad un calcolatore. Tale prospettiva propone in effetti il cosiddetto approccio a “mente secca” (dry mind), basato cioè su modelli informatici, senza tenere in considerazione altri processi propri della mente.
Al contrario, i neuroscienziati cognitivisti descrivono il loro (proprio) approccio al cervello con la metafora della “mente bagnata” (wet mind), sostenendo che la mente è il prodotto di processi cerebrali di costruzione del reale, considerando così la memoria in termini di una funzione ad ampio raggio, collocabile all’interno delle diverse funzioni cerebrali.
L’interpretazione neuroscientifica della memoria è frutto delle conclusioni cui si è giunti analizzando e curando i disturbi mnemonici in pazienti affetti da malattie o vittime di incidenti, mentre gli psicologi hanno per lo più sperimentato la memoria nell’ambito di situazioni di laboratorio controllate, indagando a volte i parametri della memoria in soggetti normali, altre volte studiando i ricordi di soggetti affetti da disfunzioni conclamate in specifiche aree cerebrali.
Entrambi i gruppi di ricercatori concordano sull’esistenza di molti tipi di memoria, fra cui la memoria a breve termine, quella a lungo termine, e un tipo di memoria dinamica (working memory) che sposta le informazioni da un tipo di memoria all’altro per assolvere a diversi compiti.
Lo stato attuale delle ricerche dimostra l’esistenza di molti studi psicologici sulla memoria musicale, concentrati essenzialmente sulla fissazione a breve termine dei parametri di altezza del suono, melodia e ritmo (Dowling W.J., Harwood D.L., 1986 in Sloboda J., 1985), oppure sulla relazione fra musica ed emozioni (Meyer L.B., 1956). Al contrario, il ruolo della musica nella memoria a lungo termine e il modo in cui i ricordi musicali permeano tanta parte della vita e dell’esperienza umana, non sono stati oggetto di ricerche approfondite.
È interessante invece, circa questi riferimenti, la presenza di uno dei pochi studi riguardanti la memoria a lungo termine, perchè fornisce stimolanti intuizioni sul ruolo rivestito dalla musica nel permettere alle ballate e all’epica la loro conservazione nel tempo, tanto da diventarne storia culturale (Rubin D.C, 1995, in Sloboda, op. cit.). In effetti, è proprio nell’esplorazione della memoria a lungo termine che la musica è destinata a dare notevoli contributi agli studi su questa importantissima funzione mentale.
Anche se i metodi utilizzati dagli psicologi e neuroscienziati divergono quanto ai modelli di riferimento, essi concordano però nel ritenere la memoria come un insieme di varietà di processi e sistemi distinti, ognuno dei quali dipende da una particolare costellazione di reti neuronali e riveste un ruolo ben preciso. In effetti, invece di interrogarsi sulla memoria come fosse un’entità unica, sarebbe più interessante concentrarsi sui suoi differenti aspetti e su come questi entrino in relazione reciproca.
Noi sappiamo, infatti, che i nostri ricordi non sono mai delle “istantanee nella mente”, né registrazioni letterali della realtà (Schacter D.L., 1996), ma rappresentazioni di un’esperienza passata, chiamate engrammi, esistenti sotto forma di frammenti dislocati in varie regioni del cervello. L’azione del ricordare si realizza quando alcuni segnali, provenienti dalle cosiddette zone di convergenza, innescano l’attivazione simultanea di frammenti sensoriali un tempo collegati (Damasio A., 1994).
Il ricordo si forma così grazie a due fondamentali processi di riattivazione: un processo associativo automatico messo in moto da uno
stimolo esterno; e, in secondo luogo, attraverso uno sforzo consapevole da parte del soggetto. In tal modo, un ricordo è (l’esito di) un’esperienza unica e personale, risultante dalla combinazione di uno stimolo alla riattivazione e degli engrammi accumulati. In questo contesto, i ricordi sono detti espliciti, quando vi si può accedere sia a seguito di uno stimolo esterno, sia con la volontà cosciente di ricordare. Altri, detti ricordi impliciti, esistono senza che il soggetto ne sia consapevole e possono emergere in seguito ad una stimolazione indiretta.
E la musica in tutto questo cosa c’entra? Eh! C’entra, c’entra e molto…
Come appena affermato, la musica interagisce con diversi tipi di memoria, ma è coinvolta in particolar modo nel funzionamento di tre differenti sistemi, tutti facenti parte dell’azione mnemonica della mente:
  • la memoria episodica, che permette di richiamare alla mente specifici avvenimenti;
  • la memoria semantica, che è una rete di associazioni e concetti che soggiacciono alla nostra conoscenza del mondo;
  • e la memoria processuale, ossia la capacità di acquisire abilità e di sapere come si fa una cosa.
La musica è particolarmente adatta a stimolare il funzionamento della memoria episodica, anche grazie al suo abituale impiego durante avvenimenti quotidiani e rituali, entrambi significativi per il ciclo vitale.
Per esempio, nella comunità siro-ebraica di Aleppo, la musica viene associata alla cerimonia di raggiungimento della maggiore età, in occasione della quale vengono appositamente composti degli inni (pizmonim) per i ragazzi tredicenni. Sappiamo, infatti, che esiste una notevole interdipendenza fra la modalità di codifica di un ricordo e le condizioni che ne permettono il richiamo alla memoria.
Ecco perché un ricordo codificato entro un contesto musicale è potenzialmente assai efficace: è la musica che inevitabilmente ingloba canali multipli di stimolazione, dalla melodia al ritmo, dal testo ai movimenti corporei, favorendo e stimolando processi di ritenzione mnemonica. In sostanza, i ricordi associati alla musica necessitano di un processo di codifica eccezionalmente profondo ed elaborato. Ognuno di questi canali della memoria musicale può ulteriormente servire a richiamare lo stato emotivo nel quale il ricordo stesso aveva subito la codifica, conferendo maggiore forza all’atto del richiamo.
Ecco spiegato il fenomeno culturale secondo cui la mente elabora la necessità di partecipare alle attività musicali: perché la musica è in grado di suscitare profonde emozioni, ed è la musica stessa che diventa così un potente vettore di ricordi episodici, soprattutto quando venga riascoltata in una successiva occasione.
Senza musica non si potrebbe amare, e forse non potremmo nemmeno sapere di essere innamorati…
.

Alessandro Bertirotti

——————————–Bibliografia——————————–

DAMASIO A.R., 1994,  Descartes’s Error. Emotion, Reason, and the Human Brain, Quill Press, New York, trad. it. 1995, L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi Edizioni, Milano.
.
HALBWACHS M., 1950, La memoire collective, Presses universitaires de France, Paris, trad. it. 1987, La memoria collettiva, Unicopli Edizioni, Milano.
.
MEYER L., 1956, Emotion and Meaning in Music, The University of Chicago Press, Chicago, trad. it. 1992, Emozione e significato nella musica, Il Mulino Editore, Bologna.
.
SCHACTER D.L., 1996, Searching for Memory. The Brain, the Mind, and the Past, Basic Books, New York, trad. it. 2001, Alla ricerca della memoria. Il cervello, la mente e il passato, Einaudi Edizioni, Torino.
.

SLYOMOVICS S., 1998, The Object of Memory. Arab and Jew Narrate the Palestinian Village, University of Pennsylvania Press, Philadelphia.

——————————————————————–

——————————————————————–

PrintFriendly

Potrebbero interessarti anche:

By: prof. Alessandro Bertirotti

Commenta




  • PROMOZIONE