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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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10
maggio
2011

Ritrovare le “antenne” è condizione “sine qua non” e non è possibile captare l’anima mundi…cioè essere uomini ricettivi, emissivi e costruttivi.

Ma la ricettività cos’è ? Credo che si possa definirla una disposizione di ascolto, di immersione, di accoglimento di una dimensione sottile del mistero che ogni fenomeno visibile racchiude in sé. Ogni elemento del mondo è vitale, partecipa di un’energia eterna che lo fa essere , morire e rinascere secondo leggi e configurazioni sue proprie. Ogni singola parte è legata alle altre in un delicato equilibrio, un ecosistema che garantisce l’armonia del molteplice nel tutto. L ’uomo non fa eccezione ..ma, a differenza degli elementi naturali, lui è dotato di libertà e non solo vincolato da necessità.

La necessità lo introduce nel tempo lineare, finito contingente, nella storia…ma, l’uomo può sottrarsi al limite, al tempo ed operare delle scelte che lo consegnino oltre la Storia.

L’uomo è animale pensante, immaginativo, intuitivo, spirituale, un essere in evoluzione, un privilegiato che può disegnare il mondo in un modo o nell’altro.

La geometria, antica scienza che misura e descrive la terra, è una potente chiave del possibile uso di questa libertà.

Il triangolo, il cerchio, il quadrato sono le figure archetipe, simboli con cui l’uomo costruisce il suo rapporto col mondo, anzi grazie ad esse lui lo disegna e lo edifica. Punto di partenza è sempre l’àntropos , ma un distinguo è a questo punto, fondamentale.

L’ uomo geometrico è colui che si è posto come ben vide Vitruvio e Leonardo, al centro del cerchio, ha disteso le braccia e le gambe fino a toccarne la circonferenza, è un uomo in equilibrio, che ha trovato in sè il punto coincidente , nel baricentro, con il centro del cerchio. Dentro questo cerchio, l’uomo si distende, ne assorbe la circolarità,  la continuità, la dimensione d’infinito ma la riporta a sé, nel quadrato e con essa razionalizza, organizza il mondo riunendo in un punto, il finito con l’infinito, la terra con il cielo.

Per fare ciò l’uomo deve essere immerso nell’anima mundi deve compenetrasi delle sue leggi, solo cosi potrà pervenire alla misura, al numero d’oro dell’armonia quindi a costruire secondo tale criterio.

Ma come è possibile distendersi dentro il cerchio, come farlo quadrare ?

Io non me ne intendo di matematica e geometria… le mie cognizioni si fermano ad un liceo classico e ad una naturale avversione per le cosiddette scienze esatte, ma a livello intuitivo, a me più congeniale, essendo donna e per natura portata a privilegiare un procedimento analogico e sincretico, hanno colpito molto due elementi della geometria per la loro risonanza interiore e per la loro forza interrogativa: la linea e il triangolo.

La linea è il primo segno con cui l’uomo modifica il mondo; può essere curva o rettilinea… ma non ha nè un inizio nè una fine, quindi la figura che più la rispecchia è il cerchio. La linea separa, traccia un confine tra ciò che sta di qua da ciò che sta di là, tra ciò che è alla mia destra e ciò che è alla mia sinistra?

Mah, può essere ma, devo pensare segmenti che si incrociano, non linee che vanno all’infinito…

Nella nostra quotidianità noi ci troviamo ad operare in spazi delimitati quindi abbiamo esperienza di segmenti, porzioni di linea che ritagliano una porzione di spazio nel tempo.

Il segmento dà certezze ..la linea apre al mistero all’ignoto.

Andare oltre la linea di demarcazione del segmento, oltre il limite ,oltre il confine è seguire un percorso aperto, sconosciuto, è immergersi in una dimensione che non ha più riferimenti spazio temporali, è andare nel “trivium”(nel tau?), luogo di passaggio spesso demonizzato soprattutto se l’essere è donna, e lì cercare il varco tra il limitato e l’illimitato, tra il conosciuto contingente e ciò che racchiude tutte le possibilità: l’essere e il non essere, la vita, la morte e la rinascita, è spingersi, sulla scia di una forza ignea, di un dàimon, di un fuoco, nel vuoto.

L’umanità è sempre stata in bilico tra finito e infinito, tra segmento e linea,tra cerchio e quadrato e in molti casi ha trovato grazie al triangolo una via d’accesso alla quarta dimensione, ed è riuscita a costruire il pentagono: una forma geometrica inscritta nel cerchio rettificato che racchiude triangoli e quadrati cioè l’unione tra finito e infinito, l’armonia, ciò che sta alla base della divina proporzione, il numero d’oro .

La riscoperta profonda dell’armonia  è il  tesoro nascosto di cui siamo portatori inconsapevoli, tesoro che solo può fare grande un uomo trasformandolo in un costruttore, un edificatore del numero, della luce del suono e dell’armonia.

L’uomo fin dalla sua prima presenza sulla terra ha cercato attraverso l’arte, la magia, il rito la prassi e la mistica la conoscenza ,la proiezione di se nell’infinito nell’ ottagono.

In alcune epoche molti hanno trovato la strada ed è stato un fiorire ..in altre è prevalsa l’ignoranza, l’uso distorto del potere ha prodotto lutti disperazione e disarmonia..

Il mondo è una scacchiera di quadrati bianchi e neri e il percorso è obbligato se si rimane con i piedi ancorati al pavimento , non ci sono che due alternative ..In certe epoche ha predominato i settore nero, alle volte il bianco..ma io credo che finché si rimane sulla scacchiera si è vincolati, ma se si riesce a cavalcare sopra i quadrati, distesi nel cerchio, viaggiando sulle linee di confine, in ogni direzione, si può salire quella scala che congiunge il quadrato, l’uomo, disteso nel cerchio, con il cielo,nel punto centrale del tempio dove l’occhio del cielo ( l’oculus rotondo del Pantheon), il rosone delle Cattedrali si specchia in noi, dentro il nostro centro cardiaco, plesso solare, e avventurarci per quella scala che avvicina i due mondi.

Un salto, uno slancio del cuore e per un attimo infinito facciamo di tre uno.

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Elisabetta Polatti

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By: Elisabetta Polatti
Categoria OPEN YOUR MIND

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2 commenti a: “Libertà: Necessità e astrazioni geometriche”

  1. Giovanna Portanova: 10 maggio 2011 | 17:14 |

    Affascinante,intrigante e razionale il tuo articolo …questo ..uomo ….in continua evoluzione ..proprio come una linea ..in tutte le sue forme …questo uomo che traccia segmenti e che preferisce ,oggi,troppo spesso la linea orizzontale ,questo uomo …che è ,in realtà,una retta perpendicolare ha assoluto bisogno di riattivare tutti i suoi sensor per riprendere una comunicazione interrotta con la terra e l’universo ..e per dar senso a questo viaggio…forse ,cara Elisabetta …dovrebbe essere una secante su questo pianeta e una tangente con il cielo ..o forse semplicemente ,lasciando da parte questa geometria piana ,come giustamente ..affermi tu …dovrebbe darsi “una mossa” per fare un salto ..uno slancio verso gli altri ..e ricomporre il mosaico dell’umanità …….grazie per questa piacevole lettura ..giò

  2. Elisabetta Polatti: 10 maggio 2011 | 18:20 |

    Grazie a te Giovanna,..per le tue parole che rivelano affinità e sintonia spirituale…

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