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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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19
maggio
2011

Adoro mio padre, solo per un motivo: m’ha insegnato un po’ di matematica.

Lui, metalmeccanico di provincia, ha sempre fatto i conti sulla punta delle dita, e quand’anche gli addendi superavano la decina, mi chiamava accanto a sé, perché gli prestassi le mani. È sempre stato un filosofo della matematica, il che vale a dire, pragmatico all’ennesima potenza. Il caso ha voluto che fosse mio padre ed io, il “sognatore” prescelto come figlio.

Tra i principi dimostrati a suon di bacchettate d’elettrodi , ricordo uno che, lo confesso, è rimasto ben saldo nel mio cuore:

“Sii inattaccabile, dunque, sii giusto!”.

Quando mi sono imbattuto in scelte ardue, o decisioni ineluttabili, ho dovuto far i conti sempre con la stessa domanda:

“…tra le due, perché non l’altra?”.

Dopo, sono certo, qualcuno in alto, ascoltando mio padre e vivendo dei flutti mediatici della televisione, dei giornali, delle pubblicità, credo abbia inventato la  par condicio.

Dico tutto ciò, per correttezza. E nei confronti di mio padre, e verso tutti quegli editori (a pagamento) nei riguardi dei quali ho diretto i miei ripetuti “No”.

Affrontando il tema dell’editoria, non posso esimermi dal pormi in assetto di assoluta obiettività (dal momento che conduco una rubrica a tema, rischierei d’apparire quanto meno campanilista!).

Bisogna esser sinceri: noi autori emergenti, non facilitiamo il lavoro degli editori.

Riversiamo i nostri sogni e le nostre speranze, direttamente nell’account di posta elettronica dell’ “ufficio manoscritti@editricevattelappesca.com”, e pretendiamo d’esser assoldati nella compagine di qualche collana dal nome noir o squisitamente accattivante. Ora, mi pare ovvio, che a seguito di una sempre più crescente mole di sogni, l’editore si rinchiuda nel suo ufficio e prema ON sulla tastiera della sua calcolatrice.

Obiettivamente, come dovrebbe comportarsi un editore subissato da mail di aspiranti scrittori? Non può certo investire su tutti, dunque, si adegua. Proprio come diceva Totò nella “Banda degli onesti”.

“Adeguarsi!”.

E mi chiedo: Qual è il vero sogno dell’editore? Non sarà forse, scoprire veri talenti?!!

Pare sia una un virus diffusosi in fretta, ma parecchi lettori, contattandomi, hanno liberato la loro anima raccontando il loro più grande segreto.

“Sai… anche a me piacerebbe scrivere. Ho una storia interessante. Tu cosa mi consigli?”.

“Scrivila!”.

Dopo diversi mesi, uno di loro si è fatto vivo, inviperito.

“Ma davvero bisogna sborsare tutti questi soldi per pubblicare un libro?”.

“Scusa, non ti seguo”.

“Mi sono fidato di te, tutto sembrava semplice, ero pieno d’entusiasmo! Ma l’editore mi chiesto ******* euro per pubblicare il libro!”.

“Ah!”.

“Come? Non hai niente da dire, a parte ‘Ah!’???”.

“Scusa, ma non vorrei far altri danni. Forse è meglio che sto zitto!”.

“Prego? Mi prendi in giro?”.

“No, assolutamente!”.

“E allora! Che mi dici di questa storia della casa editrice?!”.

“Dico solo che forse hai sbagliato persona. Non ti ho consigliato d’inviare il manoscritto all’editore. Ti ho detto di scrivere. Scrivere è basta!”.

Chissà perché molti associano l’idea di scrivere a quella di esser pubblicati a tutti i costi.

Forse avrei fatto meglio a rispondere:

“PERCHE’?”.

Perché vuoi scrivere?

Se l’avessero chiesto a me, probabilmente avrei pianto come un bambino.

“Per disintossicarmi!”.

Esattamente. Per liberarmi dalle paure.

In una sola parola: per salvarmi.

Nella mia vita, ho riempito cartelle di fogli con storie iniziate e mai concluse. Ero l’archetipo delle incompiute. Una quantità di quaderni riempiti in bella copia. Ma senza punto finale. Col tempo, la scrittura è divenuta un’espressione del volto: quella con la quale sorridevo più facilmente, e soprattutto, ero più sereno.

Il giorno in cui ho capito che non potevo lasciare un sorriso a metà, è stata la volta buona. È nato il mio primo romanzo, quello ufficiale, quello che ha mostrato tutti e trentadue i denti.

Nella cartella delle incompiute avevo abbandonato l’unico modo per redimermi. Non so se comprendete, ma paradossalmente, la prima volta che ho scritto la parola ‘FINE’, avevo raggiunto me stesso.

Ecco perché scrivo.

Perché ho voluto pubblicare il mio libro? Ero davvero obbligato a farlo?!

In un certo senso, sì.

È stato come dire a tanti amici: “Avete voglia di esser felici con me?”.

Vi assicuro che in quel momento era necessario.

Una cosa devo ammetterla. Ero sicuro che non sarei diventato ricco. Ahimè, lo confesso. Il mio conto corrente non si è raddoppiato. Chissà, magari vi ho deluso, ma questa è la verità. E come se non bastasse non lo sarò nemmeno con i prossimi romanzi. Per tanto, vi chiedo perdono se vi parlo da aspirante-morto-di-fame.

L’idea che gli scrittori si arricchiscano stando seduti dietro le loro scrivanie, è una favola. Anzi, la più brutta favola.

Scrivere, non gratifica economicamente. Questa, è una verità.

Scrivere arricchisce le risacche, quegli spazi dove l’onda delle emozioni ritraendosi, s’ingrossa sino a divenire una formidabile onda. Un’onda sulla quale cavalcare. Questa, è la più bella verità.

E non importa se ti leggeranno in pochi, o magari solo i parenti: ciò che è importante è esserci su quell’onda. Come se ti spingessi ad un palmo dal cielo.

Dalla terra, la vista è un’altra, purtroppo. L’idea dello scrittore, affascina – è vero – ma sempre dal di fuori. Quando ci sei dentro, scopri di esser umano. Niente successo, niente fama, niente soldi. Anche la comunicazione, i mass-media, i portali a tema incitano e bombardano l’aspirante scrittore a immaginarsi arrivato, mostrando una realtà che probabilmente avranno sognato nella peggiore delle allucinazioni. Perché illudere i neofiti, sostenendo il più classico degli assiomi: “Se ce l’hanno fatta loro, puoi farcela anche tu!”.

E qui ritorna mio padre.

“E’ vera questa bugia?”.

I suoi enunciati, non sbagliano mai! Da piccolo mi fregava sempre: qualsiasi risposta, evidenziava una lacuna. Solo più tardi, compresi che la risposta migliore era la verità.

E la verità è questa: un circolo vizioso che parte e prende forma a causa nostra, aspiranti autori. Se avessimo il coraggio di osare e lanciarci nella scrittura per puro sentimento, sarebbe più semplice. Gli editori stessi si prodigherebbero in serie campagne di promozione e in contratti d’investimento.

L’aspetto ridicolo (e allarmante)  è scoprire che taluni “scrittori”, leggono una volta l’anno, sempre d’estate, sotto l’ombrellone!!! Giuro che quando ho ascoltato questa “confessione”, ho chiesto perdono all’universo intero e ai lettori soprattutto, per causa sua.

Spesso mi ripeto: “Di peggio che può succederti? Che non ti leggano?! Tranquillo, è già successo! Scrivi e basta”.

Spero di aver fatto cosa buona e giusta, quindi corretta – babbo docet.

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Tommaso Occhiogrosso

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By: Tommaso Occhiogrosso

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4 commenti a: “Il vero sogno dell’editore”

  1. Barbara: 19 maggio 2011 | 20:35 |

    Ecco perchè ho iniziato. Per buttare fuori tutto lo schifo, tutto il dolore. Per ricominciare a VIVERE E VOLARE. Quindi io quell’onda non voglio abbandonarla.. il resto non conta.

    Grande Tommaso.

  2. donatella: 20 maggio 2011 | 01:54 |

    Ho apprezzato moltissimo il tuo articolo, e mi sono riconosciuta parecchio nelle motivazioni che portano all’esercizio della scrittura, e nelle conseguenze dell’arte dello scrivere, a livello personale, intimo. Bravo!

  3. Ornella: 21 maggio 2011 | 15:42 |

    Scrivere…. essere liberi….e esprimere cio che si ha dentro….e sentirsi leggeri come una farfalla colorata…

    La liberta’ non ha prezzo…. (e te lo dico digitando dalla Cina, dove non ho nemmeno l’accesso a Facebook)….

    Complimenti Tommaso.

    Ornella

  4. tommaso: 22 maggio 2011 | 10:41 |

    Sento la scrittura come la materia delle emozioni, dei dolori, dei sorrisi…si concretizza attraverso parole che scorrono all’unisono con ciò che “sento”. Tutto il resto non conta.
    @Ornella: perchè di volare e sopraelevarsi, ne abbiamo sempre bisogno. Sono pienamente d’accordo con te! Grazie per le belle parole :)

    @Donatella: credo che quando si è in “pace” con se stessi, ci si sente davvero liberi. L’esercizio della scrittura è stata la terapia che mi ha salvato…Grazie di cuore!

    @Barbara: Per te che mi hai conosciuto, sai quanto vere siano le mie parole e i motivi che mi hanno spinto a tradurre in pagine le incongruenze del mio passato…”Ad un passo da me” ha riportato tutto in pari, ed è grazie a persone come te che sento di aver fatto cosa buona e giusta nel pubblicarlo :) Grazie Barbara!

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