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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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6
aprile
2011

Sono due anni oggi. Due anni oggi che l’Aquila è stata rasa al suolo.

Ero di ritorno da una vacanzina in Francia, mi lasciavo alle spalle i loro vari ‘cafe au lait‘, ‘bonsoir‘, ‘aurevoir‘ così musicali, e mi trovavo in Valle d’Aosta, dove ho fatto tappa in un delizioso bed & breakfast; finita la colazione a base di naturalissimo yoghurt, croissant ancora trasudanti francesismo, inzuppati in un italianissimo caffè italiano; stavo chiudendo le valigie quando mia cognata mi chiama per rassicurarmi che “loro” stanno tutti bene. ‘Perchè non dovreste?’ le chiedo, ignara di tutto, e lei mi aggiorna: accendo la tv sul primo canale, e scopro quello che, per i mesi successivi, sarebbe stata un’evidenza sotto gli occhi di migliaia di persone.

A quei luoghi sono particolarmente legata: mio marito proviene da lì, i miei suoceri, la sua famiglia, vivono ancora in Abruzzo, una terra che ho imparato ad amare profondamente, non solo per le sue meraviglie naturalistiche ed architettoniche, ma anche per la semplicità, spontaneità e calore della gente, a dispetto di un carattere tendenzialmente schivo e chiuso.

Negli Abruzzi (come venivano chiamati dai maestri elementari e negli atlanti geografici fino a non tante decine d’anni fa) sono stata per dare conforto e sostegno ad un’amica carissima, aquilana di nascita, quando questa perse il fratello; e vagai con lei per le stradine di Avezzano che, nella sua compostezza semplice e raccolta ci ricordava molto la città in cui io e lei ci eravamo conosciute, in cui lei stessa aveva abitato per anni, e nella quale ancora risiedo.

In Abruzzo ho trascorso – in diversi periodi dell’anno, ed amandolo in qualsiasi stagione! – le vacanze negli ultimi 11 anni, per andare non solo a salutare la famiglia di mio marito (che, con l’ospitalità che è propria delle persone che abitano questa terra, mi ha accolta da subito come una di loro – anche se non riuscivo a capire un decimo di quello che dicevano nel loro strettissimo dialetto!!- pur conoscendomi appena) che si trova ad un centinaio di chilometri dai luoghi più toccati da questo evento, ma per visitare questa terra straordinaria che accosta spiagge meravigliose a monti puri ed incontaminati, località che non fanno rimpiangere vacanze caraibiche né settimane bianche in chiccosissime località da montanari vip.

Amo ed apprezzo la semplicità con cui queste persone vivono la propria esistenza, il loro rispetto per  il valore della Terra (il maiuscolo non è casuale), l’attaccamento ai veri valori, la quasi indifferenza con cui si approcciano all’aspetto più superficiale della vita, la loro schiettezza, il riguardo per i ritmi naturali.

Sei mesi dopo il terremoto siamo scesi in Abruzzo.

Abbiamo compiuto la nostra visita rituale alla famiglia poi, come nostra abitudine, cartina e guida alla mano, abbiamo individuato i luoghi che avremmo avuto piacere di visitare: l’Abruzzo pullula di luoghi carichi di spiritualità: il Gran Sasso, il meraviglioso Pian delle Cinque Miglia, le abbazie, i monasteri, gli eremi…

Mano a mano che ci avvicinavamo all’Aquila, però, ci siamo accorti che c’erano precluse moltissime strade, che queste non esistevano più. Non c’erano più tante chiese, altre erano dichiarate inagibili, mancavano alcuni tratti di strada.

Così, chilometro dopo chilometro, ci siamo trovati sempre più vicino ad Onna, divenuta tristemente famosa. Non c’era proprio modo di entrarci: le strade erano transennate, sulla statale baracche, tendopoli, prefabbricati. Faceva un caldo terribile in macchina, ed io, pelle d’oca improvvisa, mi sono sentita male, perchè mi sono immedesimata nella difficilissima condizione di quelle persone che tanto freddo avevano patito al momento del sisma (nevicava, con le temperature costantemente al di sotto dello zero alla notte), tanto caldo dovevano sentire in estate in quelle finte casette con i fiori davanti.

Abbiamo parcheggiato la macchina, abbiamo proseguito a piedi; venti metri e la strada finiva: ci siamo trovati di fronte ad un mucchio di detriti, macerie di case e di vite, di persone, brandelli di esistenze impossibili da ricostruire.

Niente di quello che i vari telegiornali avevano raccontato, nessuna delle immagini che avevo in testa, negli occhi, nella memoria poteva rendere quello che con i miei stessi occhi stavo osservando: il silenzio irreale, spettrale, l’imbarazzante eco  delle aree vuote, dove un tempo c’erano case.

Mi sono sentita terribilmente piccola di fronte a questo fatto cui non si riesce a dare una spiegazione, per il quale si fatica a trovare un’accettazione; mi sono sentita come se stessi spiando l’intimità delle persone, e, pur non essendoci assolutamente in me nessuno spirito voyeuristico, mi sono sentita a disagio, come se stessi guardando – attraverso le crepe di quei muri, dove c’erano ancora, o dentro le baracche e sopra ai mucchi di mattoni, lì dove un tempo c’erano delle case  – direttamente dentro alle esistenza di quelle persone.

Attorno a me una moltitudine di persone che – digitali alla mano o videocamere ultima generazione impugnate come armi improprie – memorizzavano con questi strumenti l’orrore che aveva deciso delle vite di queste persone; turisti che riprendevano, macabra foto ricordo, i luoghi dell’orrore, della tanto sbandierata ricostruzione. Io, personalmente, non ce l’ho fatta a scattare neanche una foto. Ma ho tutto un testa.

Accantonata Onna per l’impossibilià di accedervi, abbiamo proseguito – in maniera non facile, né per le condizioni delle strade né per lo stato d’animo – verso l’Aquila.

Sulla strada principale cantieri in costruzione: tante case, ruspe, gru, operai, capicantiere e  materiali edili. Beh, un buon segno, no?

Arrivati nel capoluogo, ho realizzato che di ciò che avevo visitato 10 anni prima in una delle mie prime vacanze abruzzesi non rimaneva più niente: il centro storico impraticabile, strade d’accesso bloccate, muri pericolanti.

Rimaneva ben poco anche dello spirito ‘forte e gentile’ (come amano definirsi) degli abruzzesi; e d’altronde non è facile rimanere positivi di fronte a catastrofi di questa portata.

Preferisco sorvolare sulle polemiche per la (mancata? incompleta?) riscostruzione – che non voglio davvero entri a far parte del mio discorso e che non credo porterebbe niente di buono a questo popolo, aggiungendo solo risentimento al malessere.

Voglio invece sottolineare come, a dispetto di quanto spesso insinuino i settentrionali (categoria di cui, geograficamente, faccio parte) – che accusano i meridionali di stare ad aspettare che altri facciano per loro, di non rimboccarsi le maniche e di attendere la manna dal cielo – che gli abruzzesi si sono invece dati da fare, e che credono fortissimamente nella possibilità e nella volontà di far rivivere l’Aquila.

A fine maggio – per parlare di  una delle iniziative a cui l’Abruzzo ha dato vita per rilanciarsi e rimettersi in gioco non solo come spirito d’iniziativa ma anche come economia – l’Aquila darà vita ad una manifestazione chiamata ‘Volta la carta‘, che è una Fiera del libro, sponsorizzata e patrocinata dalla Fiera del Libro di Torino. Si terrano una serie di incontri con giornalisti del calibro di Piero Dorfless, e scrittori come Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Mauro Corona.

L’augurio è che veramente si riesca, con questa coraggiosa iniziativa ed altre affini – se non per tipologia, almeno per spirito con cui gli abruzzesi vi si accostano – a ricostruire un’esistenza degna di questo nome.

Non solo: auspico che il ruolo dei media, davvero fondamentale nei primi mesi dal terremoto – in cui ha fatto conoscere i fatti a tutti, anche a coloro che geograficamente si trovano lontani, ed ha creato un tam tam umanitario di notevole importanza -, continui ad essere importante, per evitare che l’Aquila subisca, dopo l’orrore del fatto in sé, anche quello della dimenticanza dei fatti.

In bocca al lupo, l’Aquila!!! Sperando che torni a volare..
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Donatella Farina

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By: Donatella Farina
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2 commenti a: “L’Aquila volta la carta”

  1. L'Aquila volta la carta - lo staff: 13 aprile 2011 | 18:38 |

    …grazie :) Speriamo di averti tra i visitatori… e quando puoi, come puoi, dove puoi.. continua a parlare della nostra situazione, come l’hai vista.. e anche – perché no? – della nostra iniziativa!

    Grazie, di cuore!

  2. Donatella Farina: 18 aprile 2011 | 11:33 |

    ci sarò, come diretta interessata (arte&carta) ma non solo per questo!! e continuerò a parlare,insieme a MyLEMON, dell’Aquila come di tutte le realtà ‘scomode’ e, soprattutto, di quelle situazioni di cui ci si ricorda solo quando ‘si deve’ ma di cui poi nessuno si interessa più. a voi diciamo, col cuore, coraggio!!

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