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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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3
marzo
2011

██████████by Christophe Vorlet██████████

La ricerca personale che cerca di rispondere alla domanda “chi sono io” è un elemento centrale nell’evoluzione umana.

Questa necessità interiore di conoscere e di conoscersi è una dei motori principali dello sviluppo della società per come la conosciamo.

A questa domanda sono state date infinite risposte, una per ogni essere umano che ha abitato ed abita il pianeta, quindi in queste righe non vi presenterò la mia attuale risposta, che può mutare repentinamente, ma sottolineare soprattutto alcuni aspetti del nostro modo di “funzionare”.

Difatti abbiamo delle vere e proprie tendenze ed abitudini di funzionamento, seppur questa è una parola forse fredda, ma che può far capire quanto alle volte meccanizziamo dei processi interiori, pagandone anche un prezzo forse troppo alto.

Chi si occupa di evoluzione personale, come il sottoscritto, si trova ad affrontare le tematiche delle abitudini e ripetizioni di determinati pensieri ed emozioni che poi portano a comportamenti che possono essere osservati dagli altri.

Il comportamento, prima che si esprima, passa attraverso tanti filtri di diverso genere e quindi sappiamo bene che una persona apparentemente amorevole e rispettosa dentro può nutrire anche pensieri e sentimenti distruttivi.

E’ un campo affascinante ed importante quello relativo al come riconoscere ciò che si muove nell’altro ma prima di affrontarlo è necessario partire da noi stessi: come riconoscere le meccaniche che si muovono in noi.

Quanto scriverò sarà uno stimolo che invito a prendere per quello che è, una semplice fase della mia ricerca che potrebbe evolvere ma che può costituire nel vostro percorso un piccolo aiuto.

Con questo intento e nella consapevolezza che la confluenza di tanti punti di vista possa poi creare un disegno più ampio, vi invito a riflettere e trovare la vostra visione personale.
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IL PENSIERO E L’EMOZIONE COME PARTI DI UN UNICO SISTEMA

Molto spesso si vede fare una grande distinzione tra emozioni e pensieri, raffigurandosi una fonte diversa che generi ciò che chiamiamo emozioni da ciò che definiamo pensieri.

Questo tipo di visione però spezza il flusso che si muove in noi e non ci permette di vederne alcuni aspetti unitari.

Per entrare in questa unità, ricordo come noi viviamo in una realtà che offre una quantità immensa di informazioni a tanti livelli che gestire tutto a livello consapevole risulta impossibile e, pertanto, siamo portati a compiere un’ampia selezione.

In parole povere quello che giunge alla nostra consapevolezza vigile, ciò di cui ci accorgiamo, è una minima parte del tutto.

A determinati insiemi di informazioni noi colleghiamo alcune nostre valutazioni, di solito già create in precedenza in base a passate esperienze, per riconoscere ciò che accade: è una semplificazione del flusso di stimoli che ci arriva per selezionarne alcune configurazioni.

L’esempio che vi posso fare è quando osserviamo una folla di persone in movimento in un supermercato: alcuni faranno attenzione a certi particolari piuttosto che altri e se ognuno provasse a descrivere ciò che ha visto, alcuni evidenzierebbero la presenza di una certa tipologia di persone in base ai vestiti, ad esempio, mentre altri selezionerebbero altri tipi di criteri e quindi descriverebbero la folla in base a questi.

Quindi quando ci muoviamo in un ambiente, in base al filtro che abbiamo attivo in quel momento, noi viviamo solo una parte di esso a livello consapevole demandando il resto ad una gestione che rimane sotto il livello della coscienza: nel caso della folla, se vi muovete in essa, lo farete senza pensare ad ogni passo ma sarete fluidi nel movimento mentre osservate i vestiti degli altri o l’insieme di elementi che per voi è più interessante.

Il fatto di selezionare solo alcuni elementi crea una rappresentazione interiore della realtà che ci circonda in funzione di questi e, quindi, le azioni che potranno essere decise consapevolmente potranno poggiarsi solo su ciò che è stato selezionato e, per seguire ancora l’esempio, capirete che forse è il caso di creare una nuova linea di vestiti che possa piacere alle persone o adeguarsi alla nuova moda.

Come vedete nell’esempio l’osservatore poteva essere un professionista che lavora nel campo dell’abbigliamento od un giovane che è molto attento al suo stile e di “essere alla moda”.

Quindi l’interesse precedente, che risiedeva già nell’osservatore, ha provocato una certa selezione nelle percezioni ed una deformazione nella descrizione di ciò che si è vissuto e delle conclusioni che ne vengono tratte.

Ecco una delle spiegazione di quanti molti affermano che un viaggio è soprattutto un viaggio interiore.

Questo è ben evidente in dinamiche come queste ma questo tipo di valutazione e di osservazione, della selezione delle informazioni, risulta più difficile quando è rivolto al nostro mondo interiore dei pensieri e dei sentimenti.

Ognuno di noi è un sistema di una complessità che sfugge anche alla migliore scienza e che spesso, nel cercare di comprenderla, necessita di categorie che emergono dalla ricerca spirituale.

I flussi di informazioni, stimoli e reazioni sono coordinati in una maniera tanto complessa che la consapevolezza quotidiana di ognuno ne percepisce solo una piccola parte e spesso deformata.

Ci sono molte vie di ricerca e sviluppo personale che puntano molto sull’ascolto interiore dei pensieri e delle emozioni perchè, nell’immergersi in questa vastità, aumenta la capacità di raffigurare sé stessi, gli altri e ciò che ci accade in maniera diversa.

Alcuni parlano di “risveglio”, usando un termine improprio, per descrivere come lo stato precedente di inconsapevolezza, o consapevolezza maggiormente limitata, si vada a modificare.

Sembra proprio di svegliarsi ad un nuovo mondo interiore ed esteriore e la vita cambia perchè, potendo percepire cose prima non viste, anche i nostri comportamenti mutano e si modificano le nostre priorità.

Nel far questo, praticamente, siamo come risaliti a monte del processo di percezione ed abbiamo modificato il filtro e, come nell’ipotesi di un vetro posto dinanzi ad una fonte luminosa, pulendolo dalla polvere e dalle concrezioni si ottiene una luce diversa, più chiara e con meno deformazioni ed ombre.

Spero di aver reso l’idea, quindi, del processo che si vive quando si approfondisce la scoperta di sé.

Noi siamo molto di più di quello che consapevolmente accettiamo e non c’è fine a questa scoperta di noi stessi.

L’ascolto di sé è l’unica vera strategia che permette di cambiare il mondo, poiché cambiandone la percezione troviamo soluzioni prima invisibili.

La via privilegiata per la crescita è la verifica personale unita alla fiducia di sé che, grazie agli stimoli ricevuti dagli altri, ci permette di guardare il nostro mondo.

Capite quindi perchè io ami parlare di stimoli alla vostra comprensione, perchè il punto non è trasferirvi il mio modo di vedere le cose, il mio filtro, ma aiutarvi ad osservare il vostro e compiere un processo di evoluzione interiore autonomo.

La via per la libertà è dentro di noi perchè se dipendiamo da ricostruzioni della realtà di altre persone e la usiamo per determinare i nostri comportamenti, neghiamo la nostra unicità e ci allontaniamo dalla nostra purezza.

Spesso sovrapponiamo una maschera di comportamenti, pensieri ed emozioni con una differente che, per qualche motivo, è stata reputata più valida ma che non è la nostra.

Molti insegnanti possono cadere in questa illusione: di possedere la verità assoluta.

Posso assicurarvi che questa è una semplice deformazione di quel filtro che prima o poi verrà superato: vi suggerisco di occuparvi della vostra verità e libertà poiché offre spunti di crescita molto più efficaci.

Certamente nel procedere in questa esplorazione le idee degli altri sono preziose, perchè ci indicano un altro punto di vista e ci permettono di avere altri riferimenti, ma ciò che conta rimane sempre il proprio poiché è da lì che possiamo riconoscerci per una parte di ampia di ciò che siamo.

Una premessa forse lunga per quello che voleva essere l’obiettivo, cioè farvi osservare come emozioni e pensieri siano parte del medesimo sistema, ma era necessaria perchè ora potrete rispondere autonomamente.

Se io ho operato una selezione degli eventi che mi accadono in base ad una certa ideologia, personale od acquisita, in risposta ad un certo evento che io reputo sbagliato, che tipo di emozione e pensieri mi si scateneranno? Dove finisce il pensiero e dove inizia l’emozione? Vi è un complesso di entrambi od è possibile separare momenti nei quali vivo l’emozione ed altri nei quali sto pensando?

Questa distinzione non è possibile chiaramente e definitivamente, per ciò che osservo, perchè nel momento in cui formulo un pensiero di condanna richiamo anche un sentimento che sia in sintonia con questo pensiero.

Viceversa se sono più abituato a percepire i sentimenti, posso sentire prima questi (il disagio ad esempio) e poi accorgermi del pensiero che sto formulando.

Quindi per poter migliorare la nostra vita ed i modi nei quali l’affrontiamo non possiamo ostinarci a bloccare i pensieri e le emozioni, che sono il finale del processo, ma dovremo interessarci del filtro che è alla base.

Non trovate?

I pensieri e le emozioni  sono in connessione, espressione gli uni delle altre, e parti di qualcosa di ancora più ampio.

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IL PROBLEMA COME POSSIBILITÀ DI RIGUARDARE E MODIFICARE I FILTRI INTERIORI

Di solito il processo di evoluzione è stimolato in maniera incisiva dai problemi che viviamo.

Ci sforziamo di trovare una soluzione ad una situazione di disagio, quindi cerchiamo di osservare meglio cosa ci accade e quindi apriamo la porta ad una percezione di elementi prima esclusi.

La crisi personale generata da problemi che rendono difficile, ad esempio, il mantenimento di uno stile di vita confortevole permette di riguardare e riguardarsi.

Se ci fermiamo nella prima fase nella quale cerchiamo all’esterno per trovare la soluzione, dando la colpa agli altri o cercando il proverbiale salvatore, siamo destinati a cadere vittime di una visione della realtà parziale e dipendente da altri.

Nel far questo deleghiamo il nostro potere personale e ci sentiamo vittime di qualcosa o di qualcuno impedendoci di superare realmente la situazione percepita come problematica.

Rivolgeremo verso l’esterno tutta la nostra rabbia ed insoddisfazione ma non riusciremo a modificare le radici del problema che, immancabilmente, si ripresenterà in altra forma.

Questo è lampante anche nei processi sociali e non solo individuali: alcuni combattono la tirannia ma senza modificare il tiranno interiore, una volta ucciso colui che in quel momento lo rappresenta ne sorgerà un altro.

Ritengo che se guardiamo in noi, potremmo capire quali sono gli aspetti non più adeguati, e modificarli evolvendoci.

Ciò permetterà non solo di modificare il proprio stato interiore ma anche di agire con efficacia all’esterno.

Chi è nella prima fase spesso cerca “la ricetta della salvezza” e si approccia, ad esempio, a frequentare corsi e comperare libri nella speranza di carpirne il segreto per avere successo o, in altro ambito, ritiene che la soluzione sia appoggiare una certo modello di  filosofia ed organizzazione sociale, nella quale si ripone la speranza di un cambiamento .

E’ una prima fase importante, soprattutto perchè si scoprirà che il segreto ed il sistema, in quanto immagine di una soluzione esterna a noi, sono illusioni.

In questa ricerca verso l’esterno, però, si incontrano tanti riferimenti che rimandano alla nostra interiorità e pian piano possiamo iniziare, così, ad immergerci nel nostro oceano interiore.

Tutto è utile ma tutto è transitorio”, una frase che spesso mi viene quando osservo i tanti passaggi di ricerca che ho fatto leggendo montagne di libri e frequentando innumerevoli esperienze.

Sorrido e vi invito a farlo anche voi, perchè tutti passiamo attraverso questa fase di ricerca di un aiuto esterno, è naturale ed è utile se non diviene cronica.

Nella mia vita, sia personale che come professionista, osservo però che durante questa ricerca siamo stimolati a procedere poiché semplicemente il problema non si risolve, permane il disagio, siamo ancora ammalati.

Questo permette prima o poi di mettere in discussione che esista la soluzione esterna, la ricetta magica, l’elisir.

Quando questo accade, si ha il potenziale di iniziare ad ascoltarsi con più profondità ed intraprendere quella ricerca sul proprio filtro interiore che nel frattempo, durante i vari tentativi, avrà sicuramente avuto delle modifiche ma che ora è tempo di affrontare direttamente.

Si passa dalla ricerca esterna alla ricerca interna, dal cercare una nuova maschera al guardare cosa ci sia sotto la maschera.

In una parola ci si assume la responsabilità: della nostra vita, della nostra salute, della nostra libertà.

Un enorme passaggio, catalizzato di problemi che non trovano soluzione ed in quest’ottica la difficoltà assume un colore diverso, un sapore nuovo e la vita riacquista una sua armonia che si riteneva perduta.

Dal mio punto di vista uno dei grandi scopi della vita è quella di aiutarci a conoscere e riconoscere, man mano aumentando il nostro grado di armonia interiore ed esteriore, attraverso una riscoperta di cosa significhi realmente essere sé stessi.

Questo può essere agevolato, ad esempio da uno scritto od un incontro, ma sempre nell’ottica di uno stimolo alla propria rinascita.

Questo è un modo di approccio che amo trasmettere ed attuare perchè stimola un più veloce passaggio attraverso questo gioco degli specchi, che ognuno di noi è per l’altro.
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CONCLUSIONE

Noi pensiamo di essere qualcuno con determinate caratteristiche e seppur non lo facciamo verbalmente, dentro di noi esiste una descrizione di noi stessi che muta il modo di rapportarsi a ciò che ci accade.

Questa descrizione è frutto di una moltitudine di elementi che in parte cercherà di raccontare in un altro articolo.

Se vogliamo accelerare il nostro processo di crescita è importante prendersi la responsabilità di sé stessi, usufruendo dell’aiuto degli altri ma solo come stimolo a questa ricerca autonoma.

Anche quello che scrivo e trasmetto va visto in quest’ottica poiché io amo pensare, sarà il mio filtro, che ognuno di noi ha in sé una Bellezza unica che va fatta emergere e non verniciata con strani colori. Questo mio pensiero, forse esso stesso deformazione, ha però una sua originalità e per ora mi accompagna sino a che non muterà. Osservo però che offre una serie di vantaggi nel quadro di una crescita reciproca che non sia vincolante e limitante ed è, in altri termini, il mio attuale stile.

Sopra ho accennato ad una luce che viene filtrata ed è un modo figurato per richiamare l’esistenza del nostro sé interiore: la stella che attende di essere vista, il sole che riscalda il nostro cuore e la nostra vita che per troppo tempo è stato coperto con filtri troppo scuri.

Non siete d’accordo che sia giunta l’ora di svelarlo e svelarsi?

Al prossimo contributo.

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Luca Ferretti

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By: Luca Ferretti
Categoria RI-CONOSCERCI...

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3 commenti a: “Siamo più di quanto pensiamo di essere: una via per la libertà”

  1. Luca Ferretti: 3 marzo 2011 | 14:13 |

    Rileggendo l’articolo mi sono accorto di quante volte abbia usato “questo” e “questi”.
    E’ interessante perchè non ho notato la grande frequenza e la ripetizione che ne emerge in fase di correzione pur essendo molto evidente.

    Ora posso aggiungere anche un altro elemento di cui mi sono accorto: quando ho scritto era come se avessi il concetto da esprimere dinnanzi a me.
    Quindi era come se avessi tentato di indicarvelo: “è questo! è questo!”.

    Quante volte facciamo così, parliamo ed indichiamo qualcosa che ci “rappresentiamo davanti nella nostra mente” piuttosto di ciò che osserviamo?
    Un’altro piccolo esempio di come la nostra realtà è quella che descriviamo dentro di noi.

    Alla prossima.

  2. Marina Canalis: 6 marzo 2011 | 12:32 |

    Forse per ogni giorno che avanza siamo una persona diversa e, se siamo stati bravi e coerenti, anche una persona migliore

  3. Luca Ferretti: 7 marzo 2011 | 10:25 |

    Grazie Marina,
    ogni giorno rinasciamo, questo è verissimo.

    La coerenza è una qualità fondamentale dell’essere umano ma sento che, alle volte, la si usa per mantenersi fermi su una posizione personale, di pensiero e di sentire, che può non essere la più soddisfacente in termini di espressione di sè stessi e di equilibrati rapporti nella società.

    Nel mio percorso ho dovuto rivedere tante idee alle quali non sono rimasto coerente ed anzi ho riconosciuto profondamente errate, mentre altre sono rimaste dei pilastri del mio modo di essere al mondo e di ciò che sono.

    La distinzione tra i pilastri e le idee transitorie si riesce ad attuare quando siamo messi in situazioni dove, per varie ragioni spesso di difficoltà, si devono rivedere profondamente le cose che ci premono davvero, rilasciando quelle che sono acquisizioni od illusioni.
    Quando usciamo dalla nostra “zona di confort” dove tutto è gestibile con semplicità e ci troviamo a vivere, come in questi anni spesso accade, sfide impreviste e situazioni “da risolvere”.

    Quindi concordo con ciò che dici se consideriamo la coerenza con ciò che davvero è espressione di noi stessi…. poichè la mente è “giocherellona” ed ha la grande capacità di creare e ricreare maschere che non sono espressioni del nostro nucleo interiore ;)
    Rimanere corerenti con queste maschere crea una prosecuzione ed amplificazione del dolore personale.

    Siamo a Carnevale che può essere considerata una metafora della vita quotidiana nella quale il posticcio prende il posto del vero.

    Auguro a tutti noi di ri-conoscere e ri-lasciare le maschere interiori che non ci servono più per mostrare, finalmente, il nostro vero sorriso e terminare collettivamente “un carnevale” che meritiamo di superare.

    Un caro saluto e ti ringrazio dello stimolo che mi hai offerto.

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