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8
marzo
2011

La giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

La storia di questo anniversario è tutt’altro che recente.

Nel 1907, al VII Congresso della II Internazionale socialista (l’Internazionale era un’organizzazione fondata nel 1889 a Parigi dal partito laburista e socialista europeo) tenutosi a Stoccarda, ed a cui presenziarono 884 delegati di 25 diverse nazioni, si parlò di diversi argomenti tra cui l’atteggiamento da adottare nel caso di una guerra in Europa, il colonianismo, la questione femminile e della rivendicazione del voto alla donne.

La discussione in merito all’estensione del diritto al voto portò il Congresso a votare una risoluzione in cui i partiti socialisti si sarebbero impegnati a lottare per introdurre il suffragio universale, senza allearsi con le femministe borghesi che ne reclamavano il diritto, ma con i partiti socialisti che lottavano per estendere il diritto di voto alle donne.

Questa decisione non fu, come si può immaginare, condivisa da tutti, in particolare dalla socialista Corinne Brown che, alcuni mesi più tardi, scrisse nella rivista The Socialist Woman che il Congresso non aveva il diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione. Il 3 maggio 1908 fu la stessa Brown a presiedere la conferenza domenicale del Partito socialista di Chicago: quella conferenza, a cui erano invitate tutte le donne, fu chiamata ‘Woman’s Day‘, il giorno della donna; infatti si discussero molti temi riguardanti la condizione delle donne, dallo sfruttamento sul lavoro alle discriminazioni sessuali fino al diritto di voto alle donne.

L’iniziativa non ebbe subito una grande eco, ma alla fine dell’anno (era il 1909) il Partito socialista americano raccomandò alle varie sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio per organizzare una manifestazione in favore del diritto di voto femminile.

Il momento era particolarmente intenso a causa della presa di coscienza delle popolazioni femminili: a New York più di 20.000 camiciaie presero parte ad uno sciopero che durò dal 28 novembre al 15 febbraio, e che venne considerato come una manifestazione che univa le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile.

Negli Stati Uniti la prima ed ufficiale giornata della donna venne celebrata il 28 febbraio 1909.

Le delegate socialiste americane, visti i risultati positivi, decisero di proporre alla Conferenza di Copenaghen l’istituzione di una giornata comune da dedicare alla rivendicazione dei diritti delle donne.

Negli anni le celebrazioni – non estese a tutti i Paesi e tenute in date differenti – furono giocoforza interrotte dall’inizio della Prima guerra mondiale, finchè a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917, vi fu una manifestazione guidata dalle donne della capitale che rivendicavano la fine della guerra; non osteggiate a sufficienza dai cosacchi che le dovevano reprimere, le manifestazioni successive  portarono in realtà al crollo dello zarismo.

In Italia la prima Giornata internazionale della donna venne festeggiata nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia.

Forse la connotazione politica, o i fatti relativi alla guerra fecero sì che si perdesse la memoria storica di quella che è l’origine della manifestazione, confondendo storia e leggenda.

Si arriva così al 1944, anno in cui fu costituita a Roma l’UDI (Unione Donne Italiane), che prese l’iniziativa di celebrare nell’anno successivo la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera. Terminato il conflitto mondiale, l’8 marzo 1946 venne festeggiata la giornata con la comparsa, per la prima volta, della mimosa, presa a suo simbolo proprio perchè fiorisce a marzo; ciò nonostante l’iniziativa non era ancora tenuta in grande considerazione nell’opinione pubblica.

Questo, perlomeno, fino a quando si cominciò a parlare di femminismo: l’8 marzo 1972 la manifestazione della festa della donna si tenne a Roma in Campo de’ Fiori, presente anche l’attrice Jane Fonda che pronunciò un discorso di appoggio e condivisione alle manifestanti che, per i contenuti scabrosi che ‘osavano’ portare in piazza (aborto, omosessualità, matrimonio), furono caricate dalla polizia a suon di manganellate.

Il 1975 fu istituito dalle Nazioni Unite come “Anno internazionale delle Donne”, e da quell’anno l’8 marzo venne riconosciuto come giornata dedicata alla donna.

Due anni più tardi fu adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite una risoluzione per proclamare una giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale, fatto importante perchè riconosceva il ruolo femminile negli sforzi per la pace e sentiva come urgenza il porre fine ad ogni tipo di discriminazione.

Come al solito comincio con un excursus piuttosto lungo (e, spero, esaustivo) per arrivare a considerazioni estese.

Faccio mente locale, cerco di richiamare un flash, un’associazione con l’8 marzo senza pensarci troppo; e, purtroppo, mi vengono in mente la parola ‘streap’, ed i soliti manifesti giganti che fanno (bella?) mostra di sé in giro per qualsiasi città all’approssimarsi di questa festa.

Ovviamente la prima considerazione che mi si affaccia alla mente è tragicomica: chissà se le donne che tanto e tanto coraggiosamente hanno combattuto per vedere riconosciuti i propri diritti, il proprio valore ed il proprio status sociale avrebbero mai immaginato che sarebbe finito tutto a perizoma e streap!

Come dire che ancora una volta, purtroppo, i media, strada facendo, hanno portato informazione e deformazione dei fatti.

Ma è solo questo? Possibile che sia sempre e solo colpa dei media?!?

Questo argomento mi suscita un’altra riflessione, ben più triste (dal mio punto di vista): perchè se è vero che abbiamo perso la memoria storica di ciò che le nostre madri nonne ed antenate hanno fatto, di quanto hanno lottato per acquisire diritti per noi scontati, ed è anche vero che spesso non abbiamo ormai più coscienza del pregresso, va anche detto che, se incontriamo poster giganti che propongono alle donne irrinunciabili streap-tease per la festa della donna, significa che esistono donne che ci vanno e ci si divertono!!

Donne che, incuranti o dimentiche del sangue lasciato dietro di sé per rivendicare un’uguaglianza negata e diritti dovuti, non solo si sono allontanate da questo nuovo modello conquistato a prezzo di tanti sacrifici, ma addirittura l’hanno sostituito con uno, bieco, avvilente, squalificante, in cui si sono relegate esse stesse, permettendo facili ed orrende equazioni, e consentendo di guardare al corpo delle donne – esibito, ostentato, deprivato della sua bellezza intrinseca dall’uso/abuso che lo mette in mostra – solo come oggetto e non come soggetto ‘portatore sano’ di intelligenza.

Davvero le donne non possono privarsi di streaps urlati e volgari dell’8 marzo?

Davvero non possono fare a meno di infilare soldi negli orrendi perizoma leopardati di uomini palestrati ed unti come triglie?

Davvero pensano sia quello il modello irrinunciabile di vita cui aspirare, l’obiettivo da raggiungere, il fine cui tendere?

Mi domando se veramente queste donne che sbavano dietro (o davanti) ad uno spettacolo tanto triste, ed offrendo così triste spettacolo di sé, esistono,  e temo di dover rispondere di sì…

Non credo che fosse questa l’uguaglianza per la quale le nostre mamme e  nonne hanno lottato..

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Donatella Farina

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By: Donatella Farina
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2 commenti a: “…Quel mazzolin di fiori…”

  1. Anna: 8 marzo 2011 | 23:00 |

    Cara Donatella,bellissimo articolo che spero porti alla riflessione non poche Donne sul vero significato di questo giorno. Non è una “festa” ma piuttosto una ricorrenza da riproporre ogni anno come segno indelebile di quanto è accaduto il secolo scorso. Saluti, Anna

  2. Donatella Farina: 9 marzo 2011 | 23:02 |

    il tuo commento mi conforta, perchè mi riscopro non da sola in questa sensazione!!!
    un’errata corrige doverosa è il modo sbagliato in cui, per tutto l’articolo, ho scritto la versione inglese di spogliarello, che naturalmente non è streap-tease, ma strip-tease, errore del quale mi scuso.

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