L’Italia ha 150 anni, e bisogna festeggiare. Ce lo ricorda perfino il settimanale tedesco progressista Die Zeit che si interroga, al pari di molti altri osservatori stranieri, su come mai il nostro Paese fatichi a ritrovarsi attorno alla ricorrenza dell’unificazione. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele di Savoia venne proclamato Re d’Italia dando inizio alla nostra giovane vicenda nazionale. Così, a distanza di 150 anni, all’alba di questo 17 marzo verranno esposte le bandiere in tutto il Paese, dal Gianicolo a Roma tuoneranno colpi di cannone e il Parlamento si riunirà in seduta straordinaria. Una giornata solenne che si concluderà con le note delle opere di Verdi che risuoneranno in quei teatri colpiti a morte dai tagli e dalle ristrettezze economiche. Questa parte del programma sembra condivisa da tutti, tuttavia per molti altri eventi previsti, come ci ricordano i nostri “amici” tedeschi e non solo loro, è scoppiata una controversia quasi surreale che ci ha esposto ancora una volta all’ilarità del mondo intero.
“La Nazione va incontro a questo importante anniversario senza entusiasmo”, aveva dichiarato l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ma in realtà non è vero. Le indagini demoscopiche rivelano che pur sempre la stragrande maggioranza degli italiani festeggerà volentieri il compleanno della Patria. La mancanza di entusiasmo di cui parla l’araldo della Costituzione Ciampi, riguarda più i politici che i cittadini.
Per decidere se concedere o meno un giorno di festa agli italiani le discussioni si sono dilungate per mesi. Naturalmente gli imprenditori erano contrari, i sindacati erano divisi e anche il governo lo era. Lo stesso Presidente Berlusconi è parso troppo indaffarato coi processi che lo attendono come imputato perché potesse occuparsi di una simile inezia come i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Comunque, all’ultimo minuto, è stato emanato un Decreto per dichiarare il 17 marzo di quest’anno – e solo di quest’anno – giorno festivo. Un provvedimento d’emergenza, come se si trattasse di una grave crisi di governo.
L’Italia, pertanto, non ha saputo e non sa dimostrarsi veramente unita nell’anniversario della sua unificazione. La Lega Nord, ad esempio, boicotterà in ogni caso la festa. Da quelle parti considerano da tempo la Nazione italiana un’utopia senza speranza, vagheggiando uno stato di fantasia chiamato Padania, sganciato da “Roma ladrona”, che comprenderebbe tutto il Nord dell’Italia.
Sebbene rappresentata al governo dal Ministro degli Interni Maroni, la Lega rifiuta il Tricolore e l’Inno di Mameli come simboli nazionali. Umberto Bossi è già stato accusato di vilipendio dopo aver dichiarato con vanto che lui usa la bandiera italiana al posto della carta igienica. Il vessillo della “Padania” ha un solo colore: il verde con il Sole delle Alpi, simbolo che ricorda una runa stilizzata. Mentre come loro inno, i leghisti hanno scelto il Coro degli Ebrei, tratto dal Nabucco di Verdi. Alla Lega sembra non disturbi molto il fatto che il compositore di quest’opera sia egli stesso un eroe del Risorgimento. Ciò che conta è che Verdi sia originario del Nord Italia.
In questa campagna contro le celebrazioni, la Lega è stata appoggiata anche dall’Alto Adige. Luis Durnwalder, Presidente della Provincia autonoma di Bolzano, ha tenuto a precisare in un comunicato ufficiale che non intende prendere parte ai festeggiamenti poiché la “minoranza” austriaca altoatesina non potrebbe assolutamente condividere la gioia per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Alla radio, Durwalder ha rincarato la dose: “Non ho mai pronunciato le parole ‘Viva l’Italia’”.
I due deputati del SVP, inoltre, che rappresentano la minoranza di lingua tedesca al Parlamento a Roma, a metà dicembre, in occasione della mozione di sfiducia contro il governo, hanno votato per Berlusconi in cambio della gestione, affidata alla stessa Provincia autonoma di Bolzano, del Parco nazionale dello Stelvio. E la destra italiana, tradizionalmente patriottica, non si è mostrata in quella circostanza completamente coesa e ferma come invece c’era da attendersi.
In ogni caso, in occasione del dibattito sui festeggiamenti del 150° è apparso del tutto evidente come la classe politica abbia miseramente tentato di sfruttare la storia del proprio Paese alla stregua di un emporio self-service, utile per la propaganda elettorale. L’interpretazione che viene data agli avvenimenti del marzo 1861 oscilla tra il rifiuto sarcastico e l’entusiasmo retorico. Di conseguenza, proprio in occasione del suo anniversario, viene alla luce una crisi d’identità dell’Italia che ad oggi, dopo un secolo e mezzo, non appare ancora risolta. Dietro a tutto questo c’è un inquietante questione: cosa tiene oggi unita l’Italia? A parte la disposizione che tutti i liceali, da Bolzano a Palermo, debbano leggere I Promessi Sposi di Manzoni, sicuramente non esiste più la visione comune delle cose che portò i rivoluzionari Garibaldi e Mazzini e il geniale diplomatico Cavour a creare la Nazione italiana.
La visione repubblicana dello Stato, la lungimirante follia di quegli eroi, è soppiantata oggi dal quotidiano reality show di una democrazia che in Italia è ridotta a intrattenimento circense. Soltanto da noi, infatti, poteva accadere che l’unico palcoscenico pubblico capace di veder presenti contemporaneamente ben tre Ministri a parlare di valori unitari fosse quello del Teatro Ariston di Sanremo, seduti accanto ad una ex partecipante dell’Isola dei Famosi e alla fidanzata di George Clooney. A quello stesso festival al quale in origine avrebbero dovuto partecipare anche due canzoni del recente passato italiano: l’inno dei partigiani Bella Ciao e l’inno marziale fascista Giovinezza. Per fortuna i vertici RAI si sono ravveduti all’ultimo momento, ma solo il fatto che il fascismo abbia trovato legittimità accanto alla Resistenza nella colonna sonora della decadente democrazia italiana risulta alquanto bizzarro e urticante.
Nel berlusconismo il concetto di “cittadino” è stato soppiantato da quello di “italiano”. Quest’ultimo termine è stato comunque svuotato di senso, e cosa sia italiano e cosa non lo sia è una decisione che spetta ai populisti al potere, che coltivano così un patriottismo becero in cui sopravvive una sospetta nostalgia del fascismo. La conseguenza paradossale di questa rivoluzione culturale è che il patriottismo costituzionale liberale, da Mazzini a Einaudi passando per Croce, viene bollato come di ispirazione socialista e ritenuto quindi sovversivo. Contemporaneamente si mettono sullo stesso piano i combattenti della Repubblica di Salò e i partigiani, e la stessa ricorrenza del 25 aprile viene messa in discussione. In questo contesto di cambiamenti di valori e di contraffazioni storiche risiede forse la ragione principale della incredibile rigidità e della imbarazzante insicurezza con cui l’Italia celebra il proprio anniversario, un’Italia assolutamente smarrita e priva di riferimenti.
Non dimentichiamo che sono nati anche al Sud potenti partiti regionalisti. Per esempio, la Sicilia è governata dal Movimento per l’Autonomia, una sorta di Lega del Sud sorta proprio dall’ex enorme bacino elettorale berlusconiano. Queste correnti si rivoltano contro il presunto colonialismo del Nord verso il Mezzogiorno – e anche qui viene alterata radicalmente una pagina di storia – e al simbolo risorgimentale per eccellenza, Giuseppe Garibaldi, si affibbia addirittura il ruolo dell’usurpatore al punto da dar fuoco a un suo fantoccio in una piazza “padana”.
Dunque, se questo è lo stato dell’arte, siamo così certi che sia proprio il caso di festeggiare? Per dirla con le parole dell’ottimo Aldo Cazzullo: “In ogni famiglia c’è un componente che ha fatto l’Italia. Il padre soldato nella seconda guerra mondiale, la zia nella Resistenza, lo zio reduce dai campi di concentramento nazisti… Ogni famiglia custodisce un frammento della nostra storia nazionale”. Andare alla ricerca di questi frammenti di storia, metterli insieme cucendoli addosso alla propria anima persa sono gli obblighi morali dell’Italia nel suo 17 marzo. Data da vivere come un giorno di festa e di libertà ad un tempo: libertà dai freddi calcoli e dalle miserie del mondo politico, libertà dall’enorme degrado civile che ha finito per cogliere e piegare larghi strati dello stesso popolo.
Allora, auguri Italia! Nonostante tutto, nonostante noi…
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David Incamicia
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3 commenti a: “Ma dopo 150 anni, cosa tiene ancora unita l’Italia?”
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GRANDE ARTICOLO! Non ho visto Sanremo quest’anno ma su youtube ho avuto modo di guardare la bellissima parte in cui il grande Benigni ha reso onore all’Italia: come ha detto lui “Amatela la nostra bandiera”! Che Bossi ci si pulisca il sedere- come ha detto con un’espressione non certo lodevole- significa solo che dobbiamo crederci ancora più in quella bandiera perchè essa, pur essendo soltanto un simbolo, rappresenta la nostra nazione e quell’unità che, sebbene bistrattata ancora, esiste a dispetto di ogni controversia! E sebbene fatta col sangue e proprio perchè ha costato il sangue di tanta gente, va quanto meno indagata e capita: quell’unità a noi serve oggi più che mai! Cosa sarebbe l’Italia divisa tra nord, centro, sud e sicilia? Facciamocela questa domanda e, prima di annegare ancora in vecchie questioni che non portano che a divisioni e rancori ulteriori, cerchiamo di fare qualcosa di utile e di concreto per questo paese! Ovviamente mi riferisco alla classe politica che si preoccupa, come l’articolo esplica in modo eccellente, solo della futile corsa al potere e non, come dovrebbe, delle questioni che davvero attanagliano il nostro bel paese! Politicanti, LEGGETE LA STORIA E INCHINATEVI DNNANZI AGLI IDEALI E AL SANGUE CHE HANNO UNITO L’ITALIA! E lo dico da persona del sud Italia: tutti credo ormai sappiano quanto dolore è costata l’unificazione alle genti della parte bassa d’Italia. W L’ ITALIA
Tocco il cielo con un dito quando leggo parole del genere… impregnate di tanto e sensato patriottismo… Cara Fujiko… GRAZIE… e mandando al diavolo coloro che insultano ogni giorno il nostro amato TRICOLORE e rassicurandoli che presto dovranno assumersi la piena responsabilità delle loro infami e indegne azioni… ti auguro una splendida e luminosa giornata.
Viva L’ITALIA e Viva GLI ITALIANI CHE SONO ANCORA ORGOGLIOSI DI ESSERE ITALIANI
Grazie per il commento Fujiko, e se il tuo nome rivela natali o origini orientali apprezzo ancor più la passione e il calore coi quali lo hai espresso. W l’Italia e gli italiani, quelli nativi e quelli acquisiti, tutti tasselli preziosi e indispensabili alla (r)esistenza del nostro lungo e nobile percorso di costruzione identitaria.