Un banco di legno grigio verde col piano ruvido leggermente inclinato, una panca per due ,due fori per il calamaio …e tanta luce sui cartelloni giganti , anni 60 primo anno di scuola…
E mi ritrovo bimbetta, grembiulino nero, austero, unico tocco leggero nel collettino di pizzo bianco, capelli alle spalle e gran gala di seta a fermare le ciocche che non dovevano mai cadere sugli occhi. Diceva mia madre, maestra integerrima : “La fronte deve essere scoperta!“— Forse aveva fatto suo il detto – “Fronte spaziosa, ampio intelletto”.. Mahh !
La cartella era di cuoio, poche cose da infilare: tre quaderni piccoli, un sussidiario per tutto e un secondo libro, solo per l’italiano,un astuccio e molte carte assorbenti, grande passione. Asciugare l’inchiostro era da copione, non bisognava sbavare e ci mettevo attenzione.
L’astuccio era già di foggia moderna in simil pelle,a due scomparti: quello interno con i fermi d’elastico su un lato, per infilare matita ,penna, di fianco più larghi per inserire temperino, gomma bicolore e porta pennini, l’altro più esterno, sfoggiava, in scala cromatica le sei o dodici matite per colorare .
Ma la cannuccia era la mia regina,e per lei sceglievo i pennini più belli,tutti ci tenevano alla bella grafia .. Ne compravo diversi all’inizio d’ottobre nell’unico bazar del mio paese e li custodivo dentro una scatolina rossa da cui estraevo al bisogno,ora quello a foglia ovata di colore lucente,ora quello dorato a torre istoriata …E che dire dei quaderni a quadretti ?
Ogni pagina una miniatura, e che graziose greche a colori a dividere i diversi argomenti!
Li ritrovai per caso dentro un cassetto in cui mia madre teneva ricordi di noi.
Sorridevo mentre sfogliavo e mi rivedevo compunta a cesellare il mio piccolo pensiero…
Che maestria veniva passata !
Poche cose, ma tutte ben fatte. Si dava il tempo,si insegnava il rigore. C’era sostanza e non solo parole, c’era la forma che rifletteva l ’essenza . Si stava eretti, mani sul banco, schiena appoggiata al duro schienale e si ascoltava. Si parlava a turno alzando la mano, c’era spazio per tutti e si respirava. C’era sempre da fare, scrivere, leggere, raccontare, uscire all’aperto per osservare e infine cantare e recitare
Piccole cose, si, ma che davano ordine e piacere di stare …
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Elisabetta Polatti
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5 commenti a: “Come noi eravamo: anni ’60”
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Brava!! mi è piaciuto moltissimo il tuo articolo!! vi ho letto tante riflessioni che ho fatto anch’io, considerazioni non solo sul cambio di generazioni, tempo e metodo, ma sull’essenza stessa della vita..
“Fronte spaziosa, ampio intelletto”.. Mahh !
risposta…GUARDA LA MIA.
Mi piaceva tanto “la frangetta”, ma la mia mamma diceva che la fronte doveva essere scoperta e ….ho dovuto aspettare i 16 anni!!!
se torno con la mente a quei tempi, mi vengono i brividi……!! mia madre mi torturava…per i capelli, per il grembiule,colletto………..
aiutoooooooooooooo!!!
Ciao Elisabetta, leggendo le tue descrizioni mi sembrava di avere davanti ancora tutto il mio corredo scolastico!Noi , bambini degli anni’60, non andavamo a scuola ” firmati” da capo a piedi come i bambini di oggi ma eravamo piu’ sereni, sapevamo divertirci con poco e, soprattutto, sapevamo cos’era l’amicizia!!!! A scuola, poi, come tu dici giustamente si osservava il rispetto e l’ educazione per tutti, cosa che oggi, purtroppo non si fa’ piu’ in nessun luogo!.Io sono felice di essere stata bambina in quei favolosi anni perche’ ho avuto l’opportunita’di vivere negli anni piu’ belli e significativi del XX secolo, un periodo cosi’, purtroppo, NON TORNERA’MAI PIU’………Aurora Buosi