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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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5
marzo
2011

Un banco di legno grigio verde col piano ruvido leggermente inclinato, una panca  per  due ,due fori per il calamaio …e tanta luce sui cartelloni giganti , anni 60 primo anno di scuola…

E mi ritrovo bimbetta, grembiulino nero,  austero, unico  tocco leggero  nel  collettino di  pizzo bianco, capelli alle spalle e gran gala di seta  a fermare le ciocche che non dovevano mai  cadere sugli occhi. Diceva mia madre, maestra integerrima : “La fronte deve essere scoperta!“— Forse aveva fatto suo il detto – “Fronte spaziosa, ampio  intelletto”.. Mahh !

La cartella era di cuoio, poche cose da infilare: tre quaderni piccoli, un sussidiario per tutto  e un secondo libro, solo per l’italiano,un  astuccio e molte carte  assorbenti, grande  passione. Asciugare l’inchiostro era da copione, non bisognava sbavare e ci mettevo  attenzione.

L’astuccio era già di foggia moderna in simil pelle,a due scomparti: quello  interno con i fermi d’elastico su un lato, per infilare matita ,penna, di  fianco più larghi per inserire temperino, gomma bicolore e porta pennini, l’altro più esterno, sfoggiava, in scala cromatica le sei  o dodici matite per colorare .

Ma la cannuccia era la mia  regina,e per lei  sceglievo  i pennini più belli,tutti ci tenevano alla bella grafia ..  Ne compravo diversi all’inizio d’ottobre nell’unico bazar del  mio paese  e li custodivo  dentro una  scatolina rossa da cui estraevo al bisogno,ora  quello a  foglia ovata di colore lucente,ora  quello dorato a torre istoriata …E che dire dei quaderni a quadretti ?

Ogni pagina una miniatura, e che graziose greche a colori a dividere i diversi argomenti!

Li ritrovai per caso dentro un cassetto in cui mia madre teneva ricordi di noi.

Sorridevo mentre sfogliavo e mi rivedevo compunta a cesellare il mio piccolo pensiero…

Che maestria veniva passata !

Poche cose, ma tutte ben fatte. Si dava il tempo,si  insegnava il rigore. C’era sostanza e non solo parole, c’era la forma che rifletteva  l ’essenza . Si stava  eretti, mani sul banco, schiena appoggiata al duro  schienale e si ascoltava. Si parlava a turno alzando la mano, c’era spazio per tutti e si respirava. C’era sempre da fare, scrivere, leggere, raccontare, uscire all’aperto per osservare e infine cantare e recitare

Piccole cose, si, ma che davano ordine e piacere di stare …

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Elisabetta Polatti

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By: Elisabetta Polatti
Categoria OPEN YOUR MIND

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5 commenti a: “Come noi eravamo: anni ’60”

  1. Donatella Farina: 5 marzo 2011 | 11:26 |

    Brava!! mi è piaciuto moltissimo il tuo articolo!! vi ho letto tante riflessioni che ho fatto anch’io, considerazioni non solo sul cambio di generazioni, tempo e metodo, ma sull’essenza stessa della vita..

  2. Alessandra Uboldi de Capei: 6 marzo 2011 | 12:33 |

    “Fronte spaziosa, ampio intelletto”.. Mahh !
    risposta…GUARDA LA MIA.

  3. Anna Dominici: 6 marzo 2011 | 12:34 |

    Mi piaceva tanto “la frangetta”, ma la mia mamma diceva che la fronte doveva essere scoperta e ….ho dovuto aspettare i 16 anni!!!

  4. Rosanna Varriale: 6 marzo 2011 | 12:36 |

    se torno con la mente a quei tempi, mi vengono i brividi……!! mia madre mi torturava…per i capelli, per il grembiule,colletto………..
    aiutoooooooooooooo!!!

  5. Aurora Buosi: 24 marzo 2011 | 21:35 |

    Ciao Elisabetta, leggendo le tue descrizioni mi sembrava di avere davanti ancora tutto il mio corredo scolastico!Noi , bambini degli anni’60, non andavamo a scuola ” firmati” da capo a piedi come i bambini di oggi ma eravamo piu’ sereni, sapevamo divertirci con poco e, soprattutto, sapevamo cos’era l’amicizia!!!! A scuola, poi, come tu dici giustamente si osservava il rispetto e l’ educazione per tutti, cosa che oggi, purtroppo non si fa’ piu’ in nessun luogo!.Io sono felice di essere stata bambina in quei favolosi anni perche’ ho avuto l’opportunita’di vivere negli anni piu’ belli e significativi del XX secolo, un periodo cosi’, purtroppo, NON TORNERA’MAI PIU’………Aurora Buosi

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