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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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15
febbraio
2011

Molti conoscono oramai il significato che si attribuisce al termine sincronicità, coniato da C.G. Jung nel secolo scorso ed ora riutilizzato in forma più o meno aderente in molta della ricerca personale che oggi si va diffondendo.

In breve la sincronicità descrive quel fenomeno per il quale ad un osservatore appaiono verificarsi una confluenza di eventi, ognuno dei quali ha una propria catena causale (causa-effetto) autonoma ed indipendente, che ad un certo punto disegnano una situazione presente (vissuta nel presente dall’osservatore) che ha una sua innegabile armonia e senso.

Un esempio classico è il movimento indipendente ed autonomo di due persone le quali una esca da un parcheggio e l’altra arrivi nel preciso istante per occuparlo, a scapito di ogni prevedibilità.

Altre esempio sono i famosi “giochi del destino” per i quali, in ipotesi, si perda un autobus che poi verrà coinvolto in un incidente, salvandosi dagli effetti nefasti dell’evento prima desiderato (iniziare il viaggio) ed a causa di altri fatti che non si erano previsti originariamente, come un piccolo ritardo nelle coincidenze.

Soggettivamente si può vivere il senso di sentirsi in una trama di un film, alle volte oscuro ed altre volte molto più evidente nel proprio sviluppo, che ci lascia interdetti e sorpresi nel comprendere che vi sono collegamenti a noi non visibili.

Il vecchio concetto di “Destino” non permette di soddisfare la nostra curiosità e la ricerca nel campo dell’interpretazione della realtà, che osserviamo, è andata avanti fornendo altre categorie mentali e processi di analisi tra i quali, appunto, la sincronicità.

In definitiva potrebbe essere descritta come la manifestazione di un qualche movimento od armonia che trascende la dimensione del tempo che per noi è così fondamentale.

Osservare un effetto sincronico significa osservare qualcosa che ha la sua natura ed origine in una dimensione atemporale o dove il tempo, quantomeno, non scorra nella maniera alla quale siamo abituati a pensare.

Chiaramente il termine richiama a quanto osserviamo e non ci spiega il meccanismo per il quale si generano certi effetti, rimane però un punto di partenza per una ricerca.

Qui ci può venire in soccorso qualche nuova teoria che ci spieghi come il tempo sia una delle tante ed infinite dimensioni e che sia possibile l’originarsi di fenomeni, che ci influenzano nel quotidiano, in altre dimensioni: queste si sviluppano producendo effetti anche nella nostra, seppur in una maniera a noi ancora incomprensibile.

Se noi piegassimo un foglio di carta in 4 parti e tagliassimo un angolo o facessimo un foro centrale, quando lo dispiegheremmo nuovamente potremmo vedere come con un unico atto (il singolo taglio) abbiamo influito in maniera estesa sulla superficie del foglio stesso, creando persino un disegno risultante dai fori e dai tagli praticati.

Ora se immaginassimo che questo foglio sia il tempo e che esista, in un qualche modo, una dimensione nel quale esso “è posizionato” diversamente da quello che viviamo quotidianamente, potremmo forse intuire come un certo “disegno” possa essere creato e fornire una percezione di armonia all’osservatore che vivesse dentro il foglio e che si trovasse ad interagire con gli effetti di quell’azione compiuta nella dimensione diversa da quella propria.

Il concetto che si vuole proporre alla vostra attenzione, quindi, è volto ad offrire una possibilità di interpretazione migliore di ciò che ci accade molto frequentemente e che non trova ancora un’adeguata spiegazione se non un laconico riferimento al “caso”.

Partendo dal presupposto che ciò che osserviamo come caso è frutto di una mancata comprensione, potremmo avere uno stimolo a procedere oltre nella nostra esplorazione della realtà.

In effetti ognuno di noi compartecipa ad infinite dimensioni di esistenza che alle volte possono irrompere con fenomeni stupefacenti, come la sincronicità, nel nostro “quieto vivere”.

Questa è una finestra di opportunità, per la nostra consapevolezza, di avanzare nella esplorazione delle nostre dinamiche interiori ed esteriori.

Questa esplorazione non sarà senza frutto perchè ci offrirà la capacità di interagire con la nostra vita ed il nostro mondo in maniera più ampia e quindi di aumentare considerevolmente sia il benessere interiore che quello esteriore materiale, poiché avremo conosciuto un altro “pezzo del puzzle” ed amplieremmo la capacità di azione ed intervento.

Vi interessa?

Conoscere sé stessi è strettamente connesso alla conoscenza di ciò che ci appare reale: man mano che scopriremo nuovi aspetti del cosmo, potremo illuminare nuovi aspetti della nostra vita personale.

Il “caso” così come la “genialità”, percepiti come qualcosa al di fuori della nostra portata di comprensione e raggiungimento, tolgono potere alla nostra capacità di divenire noi stessi maggiormente partecipi del flusso delle cose e di esprimere un nuovo livello di intelligenza che potrebbe sembrare geniale.

Il processo che porta ad acquisire nuove capacità, necessariamente, passa attraverso un basilare atto di scelta che ci spinga ad uscire da una facile e superficiale rappresentazione, limitata, di noi stessi e della vita.

Lasciamoci stupire e troveremo le “chiavi del paradiso”.

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Luca Ferretti

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By: Luca Ferretti
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