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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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3
febbraio
2011

Un nodo sciolto rende leggerezza al cuore ed esso ha regno e voce.

L’uomo non è un’ isola anche se a volte ci sentiamo tali in quanto coltiviamo in noi un sentimento di separazione quasi sempre scaturito da una sofferenza interiore che ci ha condotto a sentirci vulnerabili, potenziali vittime degli altri, visti come altro da noi, come potenziali nemici.
La paura di essere divorati, schiacciati, feriti porta ognuno di noi a costruire un ego distaccato, ipercritico, aggressivo o in ogni caso indifferente all’altro. A volte quell’altro può essere visto come un’opportunità, un oggetto, un mezzo, e sempre meno viene percepito come occasione di amore, di scambio, di empatia, di riconoscimento.

La paura che cova dentro di noi, paura che ha radici profonde e irrazionali non ci permette di aprirci ad una relazione serena con ciò che ci circonda ,e in particolare con i nostri simili.
La psicanalisi junghiana avvalendosi della imponente esperienza clinica e personale degli stessi autori , squarciò del tutto quel velo che Freud aveva già tolto sui processi psichici dell’uomo.
Jung evidenziò studiando il conscio e l’inconscio, i meccanismi che agiscono al loro interno ..

Si seppe come la psiche umana fosse un processo, quasi un ontogenesi, un teatro con molti attori, ognuno deputato ad un ruolo, ognuno in rapporto dialettico con l’altro. L’IO che è la nostra forma di coscienza e autocoscienza è il nostro modo di essere e di entrare in contatto con la realtà ma questa struttura non è statica e neppure impermeabile.
Ha, si, una sua connotazione frutto della nostra storia, che individua il tipo di IO che ci caratterizza distinguendoci da ogni altro. L’IO è condizionato nel suo strutturarsi dall’azione esterna delle educazione, dalla società con i suoi valori, da tipo di moralità corrente, ma è altrettanto in relazione con le figure interne che animano l’inconscio, quella parte di noi che non attiene al pensiero razionale ma che affonda nell’irrazionale, là dove sprofondano i vissuti individuali e collettivi dell’uomo, là dove Jung ha trovato gli archetipi: figure numinose potenti, duali dotate di valenza positiva o negativa.

Da questo nocciolo mobile promanano scambi, influenze sull’IO, qui si nascondono conflitti e repressioni, qui si impiantano perversioni, qui si trovano le energie numinose del divino, del saggio, del cercatore, dell’amante, dell’eroe, del padre e della madre, del vate e del creatore ..

L’inconscio è un nucleo di energia in continuo agitarsi e , pur nella quiete percepita dall’IO, queste forze interagiscono, quasi sempre in modo non consapevole e cosciente, con la nostra struttura esterna orientando le nostre scelte, condizionando il nostro sentire e sentirci nel mondo.
Si potrebbe dire che siamo e ci sentiamo nel mondo in relazione al nostro processo di costruzione e conoscenza profonda di noi stessi.
Quanto meno avremo perforato la superficie del nostro IO, quanto più ci saremo accontentati di prenderci per come appariamo, per come ci sentiamo, per come ci hanno e ci costruiscono dall’esterno, tanto meno saremo esseri completi in grado di compiere scelte libere, uomini che e sanno andare incontro all’altro non come un estraneo o un nemico ma come un’ entità integrata nella grande unità del microcosmo e del macrocosmo.
La relazione non può prescindere, per essere tale cioè inclusiva, dalla personale individuazione. Ma non si può includere se si ha paura . Si include ciò che è sentito come affine come portatore di movimento di vita, si include anche il diverso in quanto è nella dualità che si genera un processo. Includere in sé il diverso però non significa assorbire il negativo bensì affrontarlo e superarlo.

Colui che lavora alla conoscenza di sé è sulla strada per integrare gli opposti ,vincendo le ombre, e perviene ad una condizione di saggezza di accettazione comprensiva dei sui limiti e delle suoi talenti. L’uomo che si è trovato non si esalta, non è egoista, non si sente superiore e prova gioia quando si relaziona con l’altro ed è una relazione fatta di comprensione profonda, di accettazione e di crescita reciproca.

In questa dimensione il dare e l’avere sono naturali e fonte di piacere reciproco, non c’e interesse ma amore. Su questo terreno l’eros diventa amore, la passione diventa creazione, impegno e abnegazione.
Un processo ideale certo, una via, un labirinto che, se solo sappiamo percorrere tutto, uscendo dal dedalo intricato e oscuro dei mille sentieri, dei mille condizionamenti interni ed esterni, ci porterà a mutare la pelle e forse tornare in quella terra di Arcadia che per ora sopravvive solo nei cuori e nelle menti di chi c’è stato in sogno mentre era del tutto sveglio.

Poeti, scrittori, artisti, pensatori, uomini di scienza e tanti spiriti nuovi hanno fatto e fanno ogni giorno questo sogno e, grazie ad esso, vivono e lavorano con occhi diversi, con uno spirito nuovo.
Loro sanno che ogni mano di uomo si allaccia invisibile a quella di un altro e vedono con occhi interiori quella catena di mani unite per un mondo migliore.

Riconoscere dunque la nostra fondamentale vulnerabilità e la intrinseca apertura della nostra natura alla realtà è il primo passo di un cammino che ogni giorno ci consente di essere persone senza paura che incarnano l’audacia e la tenerezza.

Non più guerrieri solitari e intransigenti ma uomini in camino verso la saggezza.

Solo l’esperienza forte della relazione che è un pervenire all’essenza, al centro dell’essere e da esso riemergere, liberarsi e quindi trascendere tutte le immagini di sé e dell’altro, consente infine di correre liberi oltre i pregiudizi e le paure, e gioire ogni volta che, riconoscendo un ostacolo, lo rimuoviamo per un bene non più separato da quello degli altri.

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Elisabetta Polatti

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By: Elisabetta Polatti
Categoria OPEN YOUR MIND

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9 commenti a: “Oltre la paura. Siamo fatti per entrare in contatto.”

  1. Elena Vicenzi: 3 febbraio 2011 | 15:37 |

    Volevo ringraziare l’autrice per l’articolo,
    ricco di spirito e di spunti illuminanti.
    Grazie

  2. Marinella Omodei: 3 febbraio 2011 | 16:36 |

    grazie è bellissima…

  3. Antonio Pisilli: 3 febbraio 2011 | 16:39 |

    ‎”Non più guerrieri solitari e intransigenti ma uomini in cammino verso la saggezza.” :)
    Grazie Eli :)

  4. Marina Canalis: 3 febbraio 2011 | 16:40 |

    ‎…ALL’UNISONO … :)

  5. Elisabetta Polatti: 4 febbraio 2011 | 11:33 |

    bellissima l’immagine ..my lemon ♥

  6. Lucia Morgantetti: 7 febbraio 2011 | 08:57 |

    E ogni volta che l’aprirsi agli altri diventa fonte di sofferenza? Ogni volta che la mano invisibile dell’altro molla la presa bruscamente? Più che paura arriva la delusione e lo sgomento……

  7. Elisabetta Polatti: 7 febbraio 2011 | 14:15 |

    @ Elena Vicenzi:

    Mi fa piacere che questo mio piccolo contributo ad una tematica così forte per l’impatto che ha su tutti noi, possa esserti stata di stimolo per una ulteriore riflessione. I grandi pensieri sono stati tutti pensati ..ma in ognuno di noi trovano parole originaliche che risuonano poi nel cuore di altri. Grazie per l’apprezzamento

  8. Elisabetta Polatti: 7 febbraio 2011 | 14:46 |

    @Lucia Morgantetti:

    E’ vero, la paura ci blocca e la delusione che spesso consegue alla nostra apertura, provoca una grande sofferenza perchè noi in quanto esseri umani, ci aspettiamo inevitabilmente una risposta positiva..
    Quando si dà, è piu che naturale desiderare un ritorno positivo e quando questo non avviene, ecco allora la delusione. Ci si sente quasi traditi nell’intimo. Poi compaiono le ombre e i pensieri negativi che nuovamente ci immobilizzano o ci frenano. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma se non reagiamo alla delusione sradicando dalle radici la sua possibilità di esistenza in noi, …rischiamo di riavvolgerci nella spirale della paura, dell’ombra e quindi della chiusura.
    Che dire .. Non ho una ricetta, la vita con le sue esperienze mi ha suggerito che quanto più io attendo una risposta al mio fare, quanto più la mia azione verso gli altri è condizionata dalla mia aspettativa, più sarò fragile e meno la mia azione sarà incisiva, costante e libera. Entrare in contatto è un rischio di gioia e di sofferenza, ma ognuno di noi deve maturare insieme alla capacità di condividere gli umani sentimenti, sviluppando ascolto ed empatia, anche una gran forza di carattere, una sorte di distacco da qualsiasi tipo di proiezione esterna che possa mettere in disequilibrio il nostro io. Una persona che non controlla le emozioni non sarà mai capace di tendere la mano, ascoltare e condividere senza correre il rischio di cadere alla prima delusione.
    “Per piacere agli altri – diceva il leopardi – bisogna prima piacere a se stessi”.
    Raggiunto questo punto stabile, non dico che le delusioni non ci faranno soffrire , no, ma non ci impediranno neppure di continuare ad andare nella direzione del nostro cuore e della nostra mente.
    Credo che darsi la possibilità di esser delusi sia comunque già una conquista.
    Grazie per avermi fatto riflettere su questo aspetto che tocca da vicino tutti noi,sperando di averti suggerito una risposta accettabile-Grazie anche per l’attenzione a questo mio breve scritto.

  9. Elisabetta Polatti: 7 febbraio 2011 | 14:50 |

    Grazie a tutti per l’apprezzamento :-)

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