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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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5
dicembre
2010

Lascia sgomenti sentire le unanimi condanne di irresponsabilità che tutti i governi in coro hanno rilasciato nei confronti di Wikileaks, l’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo documenti protetti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web. In un anno dalla nascita il suo database contava più di un milione di documenti. Segno evidente che c’è un gran bisogno di dire come stanno le cose in contrapposizione alla necessità opposta di tener tutto calmierato. Le fughe di notizie (dall’inglese “leak”) hanno comportato un grande imbarazzo nell’amministrazione americana perché i contenuti dei documenti riservati non facevano proprio il panegirico dei soggetti dei quali si parlava, piuttosto denunciavano le reticenze e le falsità della diplomazia e delle fonti ufficiali.

Ovviamente il Potere con la P maiuscola si è messo in moto e qualche giorno fa il provider che forniva il dominio wikileaks.org ha interrotto la fornitura del dominio per presunta violazione di una clausola contrattuale. Poi il sito fu sfrattato dai server di Amazon e dovette trasferirsi prima su server svedesi e poi su quelli svizzeri. Già nel 2008 il sito web fu chiuso per decisione di un tribunale californiano dietro le pressioni di una banca svizzera che si riteneva diffamata. Poi lo stesso giudice autorizzò la riapertura del sito. Adesso è stato definitivamente oscurato grazie all’intervento della candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti, Sarah Palin ed il senatore indipendente Joe Lieberman, capo del Comitato di Sicurezza Nazionale della Camera Alta degli Stati Uniti, che ha obbligato l’azienda Amazon ad espellere Wikileaks.org dai propri server. Infatti, dal 1° dicembre Wikileaks è stato oscurato, non è più possibile accedere all’indirizzo www.wikileaks.org. Tuttavia i tecnici di Wikileaks lo hanno reso di nuovo accessibile prima con il dominio svizzero .ch e poi con i domini europei .eu, .fi, .nl e .de.

Al momento in cui sto scrivendo è arrivata la notizia che il sito svizzero è stato appena oscurato. Un braccio di ferro tra il Potere e la libertà di espressione. Un braccio di ferro su più fronti dato che in contemporanea uno dei fondatori Julian Paul Assange, giornalista australiano, classe 1971, è diventato il ricercato numero uno dalla polizia di tutto il mondo. Due settimane fa, il 20 novembre 2010 è stato emesso un mandato di arresto internazionale tramite Interpol dalla polizia svedese utilizzando il Sistema di Informazione Schengen, in modo da assicurarsi che fosse visibile da tutte le forze di polizia del mondo. Accipicchia. E’ addirittura più ricercato di Bin Laden! Colmo dei colmi è che questo signore non è cercato (come ci si potrebbe aspettare) per quello che ha fatto; cioè per aver messo a disposizione di tutti le note ipocrisie delle cancellerie e delle fonti ufficiali che verso il pubblico descrivono situazioni collaborative mentre in privato protestano contro quelle stesse fonti per la loro doppiezza. No, non è ricercato per aver segnalato i vizi privati nascosti dietro le pubbliche virtù, ma è ricercato per un presunto reato di stupro nei confronti di due donne svedesi!

Vengono dubbi sulla natura di questo provvedimento. Basti solo notare la coincidenza temporale del mandato di cattura con l’arrivo delle nuove rivelazioni. Dal canto suo, Assange ha ammesso che durante il periodo che è stato in Svezia ha avuto diverse relazioni con donne svedesi, ma erano tutte consenzienti. Viene spontaneo chiedersi: come mai il Tribunale Supremo di Stoccolma ha rifiutato un ricorso in sua difesa? Come mai è spiccato subito l’arresto in contumacia? Come mai tanto accanimento contro un presunto reato di stupro, proprio nel momento in cui il Pentagono dichiara che la pubblicazione dei documenti riservati è un tentativo irresponsabile volto a destabilizzare la sicurezza globale? Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Ed Assange è certamente un duro dato che ha pensato una mossa geniale: l’intero archivio di documenti segreti è stato spedito a centomila persone diverse, in diverse parti del mondo, in forma criptata. Se dovesse capitargli qualcosa o se lui o qualcuno dei suoi collaboratori dovessero sparire diventando irreperibili, la chiave elettronica per decriptare i documenti rendendoli leggibili verrebbe spedita in automatico alle centomila persone.

Certo, il reato di stupro è senza dubbio una brutta faccenda, ma il sospetto che le cose non stiano così e che l’intera vicenda delle molestie sessuali sia stata pilotata ad hoc, è troppo forte. Forse siamo talmente ipocriti che abbiamo bisogno di inventarci una scusa ipocrita per sbattere in galera uno che denuncia le ipocrisie! Se le cose stanno così, come si fa a non essere dalla parte di questo “Zorro digitale”, di questo “Robin Hood del web”? Già a 16 anni Assange cominciò la sua carriera di hacker sotto il nome “Mendax” e scrisse alcune regole elementari per gli hacker che mostrano una grande nobiltà di spirito: “Non danneggiare i sistemi computazionali nei quali entri, non cambiare le informazioni che trovi, ma condividile”.

Purtroppo però sappiamo che denunciare il re nudo gli costerà molto, o in termini di ostracismo o peggio, di persecuzione. Siamo ancora troppo bambini per conoscere le verità. E il nostro Paese è ancora più bambino degli altri. Perciò in Italia tutto viene secretato: fascicoli, conti, verbali, video, interrogatori, perfino nell’indagine su Vallettopoli è stato secretato l’interrogatorio sul “festino”. Dobbiamo continuare a credere a Babbo Natale, a Gesù Bambino, credere nei miracoli, nella Madonna e, soprattutto, nella bontà di chi ci comanda. A quando un Assange italiano?

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Walter Josè Mendizza

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By: Walter Jos Mendizza

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2 commenti a: “Non siamo ancora adulti per meritarci Wikileaks”

  1. Giovanna Portanova: 6 dicembre 2010 | 07:04 |

    Ciao,Walter,
    ho letto più volte ,le tue considerazioni,condividendone molte,interrogandomi su altre e.dissentendo su alcune.
    Ad iniziare dal titolo .. e dalla coda: non siamo ancora adulti ….
    Onestamente credo che il diritto all’informazione ,in una civiltà democratica sia appunto un diritto e non un premio da ricevere in base ad un requisito ..sia pur di maturità(sul cui significato ci sarebbe molto da interrogarsi),nè tanto meno un merito, derivante da..???conoscenze,competenze,condivisione ??co.co.co.!..una sigla che mi ricorda il fallimento del mondo lavorativo .
    Dobbiamo continuare a credere ….
    Onestamente quel “dobbiamo” stride troppo con la propria libera ..individuale volontà, per cui lo sostituerei con un vogliamo continuare a credere ..e poi il tocco finale ,che fa a cazzotti con il
    panegirico della libertà di espressione e cioè perchè assemblare il profano al sacro?..un babbo natale si sposa benissimo con la befana ma perchè assemblare i miracoli (su cui ci può essere scetticismo …ma nemmeno negazione scientifica),la madonna (su cui ci può essere un
    atteggiamento agnostico ma pur sempre rispetto ),Gesù bambino(siamo
    in un periodo particolare ..quindi sarebbe stato democratico e liberale non offendere i milioni di persone credenti ..!!) per il resto condivido la libertà di rendere pubblici documenti ,che in
    realtà hanno più il sapore di un gossip diplomatico che di “Notizie” di stato,ma ovviamente essendo in un’epoca di immagini ,di apparenze,capisco il disagio ,anche se non capisco perchè oscurare il sito. Mi riservo sulle accuse ,perchè siamo in un mondo di caos assoluto per quanto riguarda il rispetto dei ruoli e della loro identità,quotidianamente assistiamo ad “invasioni” i magistrati che fanno i politici e viceversa,i giornalisti che diventano giudici e i giudici che divulgano notizie ,quindi se effettivamente il padre di wikileaks non è l’autore degli stupri siamo veramente allo sbriciolamento della democrazia ..ma se così non fosse ..allora siamo di fronte ad un oscuramento più grave e più pericoloso:quello delle coscienze !
    In ultimo,si fa per dire ,rifletterei sul significato paese bambino,perchè in realtà i bambini sono disponibili al confronto ..al dialogo ..al contrasto..ancora ignorano le strategie adulte del compromesso ,del sotterfugio,dell’ipocrisia e soprattutto non conoscono la dicotomia tra il dire ed il fare: siamo per la libertà,soprattutto la nostra ,a cui gli altri si devono adeguare. Giusto? Giusto!

    Giovanna,la “scopa parlante” :)

  2. Walter Mendizza: 6 dicembre 2010 | 20:49 |

    Gentile Giovanna,
    non sono avvezzo a rispondere alle persone che commentano le cose che scrivo. Come disse Ponzio Pilato ai sommi sacerdoti che criticavano l’iscrizione che lui fece mettere sulla croce di Gesù: Quod scripsi, scripsi. Ciò che è scritto, è scritto. Tuttavia il suo commento mi è apparso assolutamente onesto e corretto. Quindi faccio uno strappo alla regola riflettendo sulle osservazioni che lei propone:
    1. Innanzitutto vorrei dirle che non sarei del tutto d’accordo nel sostituire il verbo “dobbiamo” nella frase “Dobbiamo continuare a credere a Babbo Natale, a Gesù Bambino, credere nei miracoli, nella Madonna e, soprattutto, nella bontà di chi ci comanda”. Anche se concordo con lei che potrebbe stridere con la propria libera individuale volontà. Ma non posso pensare di sostituirlo con il suo “Vogliamo continuare a credere a Babbo Natale, a Gesù Bambino, ecc.” semplicemente perché il “voler credere” stravolge il significato escatologico che volevo significare: anni fa mi sono dedicato per qualche mese all’insegnamento nelle scuole superiori ed ho notato che vige nei giovani l’idea malsana che tutto quanto è stato realizzato è il migliore dei mondi possibili e che non vi sia più nulla da desiderare dato che il benessere raggiunto non ce lo toglie nessuno. Niente di più sbagliato. Già adesso è messo in discussione il nostro welfare. E vedrà che se le cose peggioreranno qualcuno proporrà di limitare la libertà di espressione e poi si passerà a limitare la libertà di parola e infine di pensiero. Perciò credo che non dobbiamo tollerare, nel modo più assoluto, che la libertà, la democrazia, e i diritti civili duramente e faticosamente conquistati dai nostri padri, e dai nostri nonni, vengano considerati una sovrastruttura e che nel nome di altri valori possano essere tolti di mezzo. La nostra libertà, la nostra democrazia, i nostri diritti civili non sono contrattabili, su questo non si può mollare neppure un centimetro.
    2. Capisco che siamo a dicembre e che parlare di Babbo Natale o della Madonna come figure inventate più che per i credenti, per i creduloni, potrebbe apparire alquanto irriguardoso. Tuttavia converrà con me, invece, che mettere in dubbio tutte queste cose più che causare un danno alle nostre coscienze potrebbe invece rivelare un modo di essere più catartico, un tempo di profonda purificazione. E per prima cosa “dobbiamo” smontare il Natale come momento di stordimento di una società dei consumi o se vuole di una civiltà dell’apparenza che tende a truccare il mistero per renderlo estraneo o irriconoscibile. L’immagine della Madonna non è usata a caso. Continuiamo a pensare a lei come la Beata Vergine Maria che fu assunta in cielo. Tuttavia Gesù aveva vari fratelli e sorelle e questo è assolutamente dimostrato checché ne dica la Chiesa, e l’invenzione dell’assunzione è diventato dogma con Papa Pacelli, alias Pio XII, nel 1950.
    3. Parliamo della tradizione. Come dice Richard Dawkins, essa è la trasmissione delle credenze dai nonni ai genitori, dai genitori ai figli, e così via. Oppure attraverso libri che continuano ad essere letti durante secoli. Altre volte le credenze tradizionali si originano quasi dal nulla: è possibile che qualcuno le abbia inventate in qualche momento, come sicuramente è accaduto con le idee di Thor e Zeus; però quando si sono trasmesse per alcuni secoli, il fatto stesso che siano molto antiche le converte in qualcosa di speciale. La gente crede certe cose solo perché molta altra gente ha creduto alle stesse cose per molti secoli. Questa è la tradizione. I cattolici credono che Maria, la mamma di Gesù, era talmente speciale che non morì, ma fu assunta in cielo con il suo corpo fisico. Altre tradizioni cristiane non sono d’accordo, e dicono che Maria è morta come qualsiasi altra persona. Queste altre confessioni non parlano molto di Maria, neppure la chiamano “Regina del cielo”, come fanno i cattolici. La tradizione che afferma che il corpo di Maria fu assunta in cielo non è affatto molto antica. La Bibbia non dice nulla su come e quando morì; di fatto, questa donna viene appena menzionata nella Bibbia. Il suo corpo andato in cielo fu inventato circa sei secoli dopo Cristo. All’inizio non era che un racconto inventato, come Biancaneve o qualsiasi altro; ma col passare dei secoli finì per convertirsi in una tradizione e la gente cominciò a prenderla sul serio, soltanto per il fatto che la storiella si era trasmessa lungo varie generazioni. Più una tradizione è antica e più la gente la prende sul serio. Infine, in tempi molto recenti venne dichiarato che essa era una credenza ufficiale della Chiesa Cattolica: ciò avvenne nel 1950. Ma la storia non era più vera nel 1950 di quando fu inventata per la prima volta seicento anni dopo la morte di Maria.
    Sul Gesù storico c’è poco da dire, letteralmente, perché di lui non ci sono praticamente tracce nella storia ufficiale dell’epoca: non ne parla Plinio il Vecchio, testimone dei fatti palestinesi che seguirono la presunta crocefissione di Gesù nonostante abbia passato in Palestina un periodo di cinque anni compreso tra il 65 e il 70. E nonostante fosse famoso per la sua cavillosità nel redigere i fatti in ogni dettaglio (tanto da morire sul cratere del Vesuvio perché gli si era avvicinato troppo per rendersi conto personalmente del fenomeno eruttivo). Se tace su Gesù e i cristiani non è certo per trascuratezza o indifferenza. Neppure ne parla Seneca, filosofo e scrittore contemporaneo ai fatti evangelici. Qualcosina dice Svetonio nella “Vita dei Dodici Cesari”, parlando di Claudio. Svetonio dice che nel 51 Claudio scacciò da Roma gli ebrei perché causavano continui disordini dietro l’incitamento di un certo Chrestos. Tuttavia la Chiesa non ha più insistito a far passare per Cristo questo Chrestos (pur avendoci provato) ma ciò non è stato per un ritegno dovuto al buon senso, ma per ben altri motivi, quali quello storico derivante dal fatto che Gesù morto nel 33 non poteva essere il Chrestos del 51, e quello concettuale che le impediva di trasferire il fondatore del cristianesimo nella persona di un rivoluzionario agitatore. Anche Giuseppe Flavio che era lo storico che si è occupato dei fatti palestinesi all’epoca nella sua opera “Antichità Giudaiche” dedica poche righe a Gesù. Il passo in questione (noto come Testimonium flavianum) è stato considerato con grande sospetto dagli storici, vista la descrizione decisamente a favore della divinità del Cristo, poco credibile in un autore giudeo, Tanto che si è parlato di indebite interpolazioni. Se dunque veramente Gesù è esistito, dev’essere stato irrilevante per i suoi contemporanei, al di fuori di una ristretta cerchia di parenti, amici e seguaci.
    4. Naturalmente sarebbe ingenuo ritenere testi storici i Vangeli, come d’altronde è evidente per i libri sacri delle altre religioni. Ad esempio, nessun cristiano avrebbe difficoltà ad ammettere che il Ramayana è un’epopea letteraria, e che il dio Rama non è realmente esistito: il che non ha impedito ai fondamentalisti indù di provocare non pochi guai e molti morti nel tentativo di smantellare la moschea di Ayodhya che profana il supposto luogo della sua natività. Certamente non è possibile argomentare a favore della storicità di un testo (sacro o profano) sulla base di una sua supposta concordanza con fatti oggettivi: ad esempio, l’ambientazione dell’Illiade è tanto veritiera da aver permesso a Schliemann di ritrovare nel 1873 le rovine di Troia, ma questo non autorizza a dedurre la veridicità del racconto della guerra, per non parlare dell’esistenza degli eroi e degli dèi omerici.
    5. Per quanto riguarda i miracoli, prendiamo ad esempio il «fenomeno Lourdes»: un business che, in centocinquant’anni, ha portato nella cittadina dei Pirenei circa trecento milioni, di fedeli (perché, come dice Odifreddi, diversamente da quella di Fatima, la Madonna di Lourdes non sembra fare servizio a domicilio). Di questi, almeno una ventina di milioni erano malati di varia gravità, ma soltanto 66 hanno ufficialmente ottenuto il miracolo della guarigione dunque, una percentuale di uno su 300.000, nettamente inferiore a quella delle remissioni spontanee delle malattie croniche, cancro compreso, che è di circa uno su 10.000. Detto altrimenti, i malati guariscono miracolosamente, cioè inspiegabilmente, trenta volte di più se stanno a casa che se vanno a Lourdes! Del resto, già Emile Zola faceva notare che fra gli ex voto di Lourdes ci sono molte stampelle, ma nessuna gamba di legno.
    6. Infine, sono d’accordo con lei quando dice che c’è da riflettere sul significato paese bambino, perché in realtà i bambini sono disponibili al confronto, al dialogo e ignorano le strategie adulte del compromesso, del sotterfugio, dell’ipocrisia e soprattutto non conoscono la dicotomia tra il dire ed il fare. Ma il punto è proprio questo: nonostante i bambini siano disponibili al confronto, al dialogo ecc. noi li trattiamo come bambini e non diciamo loro la verità. Anzi li rintroniamo con una serie di bugie che non meritano. A cominciare da Babbo Natale …
    7. Concludendo, l’articolo su Wikileaks voleva mostrare che è stato necessario inventarsi una scusa “reale” per attaccare Assange, come può essere quella di stupro. Altrimenti accusarlo di aver violato chissà cosa mettendo a disposizione della gente dei documenti riservati avrebbe avuto tutto il sapore di una caccia alle streghe. Come dice lei stessa: se effettivamente il padre di Wikileaks non è l’autore degli stupri siamo veramente allo sbriciolamento della democrazia. Era proprio questo il tema.

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