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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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8
novembre
2010
CHRISTOPHE VORLET: "Creation", 2005, Pencil, ink on paper, 22 x 30

CHRISTOPHE VORLET: "Creation", 2005, Pencil, ink on paper, 22 x 30

“Invano nascondiamo il cuore nel petto, invano freniamo il nostro coraggio, noi maestri e allievi. Chi potrebbe impedirlo? Chi potrebbe vietarci la gioia? Giorno e notte, un fuoco divino ci spinge ad aprirci la via. Su vieni! Guardiamo all’Aperto, Cerchiamo qualcosa di proprio, sebbene sia ancora lontano” (Holderlin)

Riconoscersi, una parola ricca di significati e che ha echi interiori variegati che investono l’identità del soggetto che nell’incontro con l’altro riconosce un tratto comune a se stesso e ad una terza identità depositaria del senso originario del conoscere, dell’essere.

Il riconoscersi è un dischiudersi progressivo ad una realtà sottile che investe il senso dell’uomo e della storia. Quando ci si riconosce la comunicazione assume una valenza inattesa, si entra in una dimensione metastorica. Circola energia, ci si muove ci si risponde empaticamente,ci si mette in relazione al molteplice,alla storia, proiettandoli, proiettandosi nell’uno da cui trae origine e verso, si è come realtà ontologica. Lungo le strade della comunicazione immaginativa analogica, poietica scorrono, si drammatizzano i fatti della storia, l’agire dell’uomo, i suoi manufatti, le sue produzioni concrete e teoriche..  la vita, le domande e le risposte, insomma si dipanano pian piano e a tratti si avverte la presenza costante dell’uno,come senso che regge che informa, come fuoco che spinge.

Io avverto che è proprio quando sono fuori dal mondo sola o in comunicazione con un’anima a me affine, che riesco a leggerlo in modo circolare: vedo che il principio e la fine convergere, sfumano i limiti spazio temporali in un luogo in cui i pensieri sull’uomo, sul senso dell’uomo, convergono, hanno una valenza universale; da lì partono e lì finiscono tutti nel Riconoscimento, nel gesto, nella parola dell’uomo che sente. Essi diventano una manifestazione ontologica dell’essere a cui noi diamo voce con le nostre diverse competenze con i nostri talenti.

L’ontologia è il nocciolo in cui lo spirito trova la sua natura e il suo legame con gli altri.

Esso è il tutto, rompere il nocciolo del frutto è ritrovare l’altro, il diverso come uguale, è scoprire nella semantica la verità della parola, come suono primigenio. Da qui nasce il sentimento di fratellanza e di figliolanza: uomini diversi ma con un padre e una madre e un fratello comuni da cui ci siamo separati per crescere, cercare, esperirci nel mondo facendo.

Riconoscersi è aprire una porta e scoprire che siamo sulla stessa strada, sulla medesima onda, a lunghezze diverse, a volta paralleli, a volte convergenti a volte lontani o vicini ma sempre in cammino circolare verso quel’unione trinitaria che sta dentro di noi, impressa nel profondo. In noi c’e una dimensione nascosta che emerge misteriosa come un’epifania in forme diverse sottese a simboli eterni che altri hanno rappresentato prima di noi.

Il simbolo è la metà di un significato celato in noi da sempre che solo la parola “verità” può illuminare.

Esistono tante verità tante interpretazioni?

Non credo…..scadremmo nel tutto scorre, tutto cambia , tutto è relativo, saremmo eternamente profani. I simboli persistono, non mutano nel tempo e nello spazio perchè sono la pietra di riferimento, sono portatori di verità come la pietra fondante della Cattedrale o la pietra d’angolo di luciferina simbologia.

Questa loro immortalità che va oltre il fenomenico, la vita, la caducità dei corpi, rivela la sussistenza di una forma immortale che informa l’uomo da sempre, il suo nocciolo è lì, lì è il tesoro del Riconoscimento, lì la parola si svela, lì il gesto diventa unico e creativo, lì è l’origine, lì l’evoluzione.

Non c’ è riconoscimento in una sofistica di interpretazioni individuali, passeggere e storicamente limitate, solo alienazione e reificazione. La sinergia degli spiriti, delle intelligenze, dei cuori che si riconoscono e vibrano all’uniscono, conduce da piu parti del mondo, da culture diverse, a perfezionare se stessi, a far evolvere la propria identità, sorretta da questa matrice metastorica che fonda il senso della storia e del vivere dell’uomo e da cui promana quel fuoco che arde e quel vento che soffia.

Nel riconoscersi, azione e pensiero si uniscono, si fondono, creano cioè l’esistenza. Quando il sentire dei fratelli coopera ad una realizzazione dell’Uomo nel mondo, visualizzato come entità estranea alle sue meschine logiche , si dà il Riconoscimento il Segno e la Parola.

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Elisabetta Polatti

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“Essere-nel-mondo significa sempre, per dirla in breve, essere nel mondo con i miei simili, essere con le altre esistenze.” (Mitdaseiende – Heidegger)

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By: Elisabetta Polatti
Categoria OPEN YOUR MIND

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2 commenti a: “Riconoscersi”

  1. Marena Burattini: 8 novembre 2010 | 09:28 |

    Riconoscerci, il filo che unisce tutti coloro che camminano verso la Via…non si deve cercare tanto, basta accettare quel calore che spesso non riusciamo a riconoscere ma che è dentro ogni essere umano, basta aprire quella porta, anche se l’inizio si presenta solo il buio….

  2. Giovanna Portanova: 10 novembre 2010 | 17:55 |

    Conoscerci come ricerca di un’autenticità che abbiamo smarrito,come ricerca delle cadenze smarrite del dialogo interpersonale che ci spinge a ritrovare nei volti concreti,non negli ectoplasmi,nel prossimo in carne ed ossa la radice comune dell’essere “uomini”. Dal passaggio del solitario autopossesso all’apertura al prossimo,dal superamento del complesso dell’ostrica …inizia il nostro viaggio alla ricerca del pluralismo,della molteplicità,dello sviluppo,della solidarietà,della creatività storica,della libertà,della speranza ,dell’amore,degli altri ;un viaggioindividuale e collettivo,oltre i confini dello spazio percepito e del tempo lineare ..un viaggio,la cui meta è :il riconoscimento della propria umanità attraverso la conoscenza del mondo,nella sua globale interazione ! giovanna,la scopa parlante

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