MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

PrintFriendly
19
ottobre
2010

Spesso si sente dire che “tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare“. A prima vista, questo concetto sembra patrimonio comune all’intera umanità, perché, prima o poi, tutti gli individui in questo pianeta, affrontano il problema della parola e dell’azione.

In realtà, questa locuzione non ha un grande significato antropologico, tanto meno scientifico. Per il nostro cervello, ogni azione è valutabile in parola ed ogni parola, allo stato attuale della evoluzione della nostra specie, è in grado di veicolare azioni successive. La difficoltà che eventualmente esiste fra il dire qualche cosa e la possibilità di realizzare ciò che si è detto, non risiede in una inadeguatezza neuronale, bensì in una incapacità comportamentale, il più delle volte legata a situazioni che non dipendono nemmeno da colui che parla e che vorrebbe agire. Il “mare” che eventualmente può esistere fra il “dire” ed il “fare” non dipende dalla volontà di colui che parla, ma dalla situazione contingente, storico-sociale nella quale ogni individuo si trova ad esistere che pone, evidentemente, delle difficoltà alla realizzazione concreta del proprio pensiero.

Detto questo, mi voglio riferire ancora ad un altro modo di dire secondo il quale “una cosa è la teoria, mentre altro è la pratica“. Anche questa locuzione non è giustificabile, analizzando l’evoluzione della nostra specie. L’uomo, fin dalla notte dei tempi, per prima cosa ha agito, scoprendo spesso per caso cose nuove, come ad esempio, il fuoco e successivamente nominandole. Ora, allo stadio attuale della evoluzione umana, siamo in grado di veicolare le azioni future, proprio utilizzando un sistema teorico grazie al quale riusciamo a indirizzare la nostra volontà verso il raggiungimento di uno scopo.

Queste due sostanziali brevi premesse sono necessarie per giungere a due sostanziali punti di riferimento:

a) esiste una correlazione stretta ed antropologicamente fondamentale, perché biologicamente determinata, all’interno della nostra specie, fra il fare e il dire;

b) questo tipo di correlazione permette la formulazione di un apparato cognitivamente significativo che prende il nome, nella storia dell’intera umanità, di teorizzazione e che si configura all’interno di ogni apparato mentale, sia individuale che sociale. In quest’ultimo caso parleremo di mentalità.

Ogni cultura, dunque ogni membro che, in ottica individuale ed ontologica, rappresenta l’insieme della mentalità culturale cui appartiene, esercita la propria azione sul mondo attraverso un insieme di azioni che portano a sviluppare un preciso pensiero intorno ad esse, grazie al quale potremmo dire che ogni agire umano è contemporaneamente, l’espressione del fare e del dire.

Quando faccio la pace, dico la pace.

Non può esistere pace pronunciata senza una pace seguita.

Questo è vero dal punto di vista antropologico, ma non è vero dal punto di vista socio-culturale, perché altrimenti tutti noi vivremmo in un mondo pacifico.

Perché questo non accade?

Perché nella nostra mente interviene la presenza di un altro fattore cognitivo altamente importante e frutto dell’evoluzione stessa della specie: l’intenzione, ossia quella sorta di volontà proiettata verso il futuro grazie alla quale tentiamo di organizzare le nostre azioni future sulla base di desideri, progettualità ed obiettivi. Questi ultimi tre elementi non sono oggetti presenti in natura, a meno che non entrino a far parte di un’ulteriore facoltà cognitiva che si chiama coscienza. La coscienza umana è quindi caratterizzata dal dire e il fare collegati fra loro attraverso l’ulteriore facoltà dell’intenzione, e tutti e tre questi elementi si trovano all’interno del grande contenitore umano in cui risiede la mentalità: la coscienza.

Eppure, quando parliamo di mentalità ci riferiamo anche a situazioni non prettamente consce, specialmente quando ci si rivolge ad azioni che vengono svolte come se fossero risposte ad altre azioni, cioè reazioni. La coscienza però funziona, anche se io non sono consapevole di questo funzionamento. Nel senso che, essendo essa caratterizzata da un raffinato processo di attivazione della memoria, la nostra mente è in grado di accedere ad essa secondo diversi livelli di consapevolezza. La consapevolezza è, in effetti, un grado specifico di coscienza che prevede la sua utilizzazione a diversi livelli. Proprio per questo motivo, si parla di stati di coscienza ed alterazione del livello di coscienza.

Esistono dunque, all’interno della mentalità, elementi a diversi gradi di consapevolezza della coscienza.

Affermare questo è davvero molto importante, specialmente all’inizio di questo nuovo millennio, caratterizzato da una globalizzazione sempre più evidente e sfrenata, perché ci permette di porre una particolare attenzione alla funzione educativa che ogni singolo membro, appartenente ai diversi gruppi sociali, svolge in nome dell’evoluzione dell’intera specie umana.

Potrò avere la pace, affermando la pace, attraverso la creazione di una mentalità di pace all’interno della quale si esprime un profondo livello di appartenenza cosciente alla evoluzione dell’intera specie, secondo una prospettiva di solidarietà evolutiva indispensabile per il progresso dell’intera umanità.

.

Alessandro Bertirotti

——————————————————————–

——————————————————————–

PrintFriendly

Potrebbero interessarti anche:

By: prof. Alessandro Bertirotti

Lascia un commento

2 commenti a: “L’agire pacifico”

  1. elisabetta: 19 ottobre 2010 | 23:27 |

    Si è costruttori di pace quando si dice la pace, si attiva nella cosienza dell’altro l’immagine ,l’intenzione ,il senso della pace.Se si è pace si trasmette pace creando un’onda di intenzionalità costruttive.Speriamo che tante gocce confluiscono nel fiume e poi nell’oceano per poi tornare sulla terra come pioggia che disseti questo nostro pianeta cosi arso e bruciato dall’odio. Grazie dei tuoi pensieri e della tua azione.

  2. Alessandro Bertirotti: 21 ottobre 2010 | 08:54 |

    Elisabetta cara, grazie a te delle parole di sostegno e conferma rispetto alla questione della pace. Penso, e lo sai che anche ci credo, che sia nostro compito ricordare con una certa costanza e continuità che, come specie, siamo in grado di determinare il nostro futuro agendo sulle piccole cose della vita quotiana che, alla fine, fanno la storia dell’intera umanità. Ecco perchè, in dimensioni diverse, ma nello stesso settore, siamo entrambi impegnati in questo compito.
    Ti saluto con la stima di sempre, Alessandro ;-)

Commenta




  • PROMOZIONE