Viaggiare e ristare, due momenti che sempre hanno contraddistinto la vita dell’uomo nel suo mediare bisogno e natura.
Si è viaggiato per necessità, per disperazione, per diletto.
Abbiamo assistito all’ esodo di intere popolazioni che, spinte dal bisogno o costrette da calamità, si sono avventurate in terre sconosciute per trovare e costruire una nuova casa.
Il popolo biblico ha intrapreso il viaggio per la terra promessa sospinto e guidato da una voce interiore alla ricerca del porto cui tendeva la sua anima.
Individui disperati, dal sud del mondo, hanno intrapreso, su mezzi di fortuna, fantomatici viaggi della speranza.
Ma tralasciando questi casi estremi in cui il viaggiare appare condizionato da bisogni materiali, esiste il viaggio come scelta libera di uomini sia comuni sia speciali.
Il richiamo interiore al viaggio è una costante che attraversa la storia, mai venuta meno neppure nelle nostre società sedentarie.
Viaggiare è un’esperienza poliedrica che può essere letta e vissuta in mille modi ma che ha sempre come denominatore comune, la necessità di introdurre un cambiamento nel succedersi del nostro vivere quotidiano…
Tuttavia non voglio dilungarmi sul viaggio in sè, mi piace invece pensare al viaggio come una nuova modalità di percepire se stessi e il mondo.
Si inizia a viaggiare quando si avverte che la vita non ha una sola faccia, quella scontata, ma che esistono livelli di realtà più sottili.
Il viaggio vero si fà solo quando affiora dentro di noi una nuova sensibilità, una specie di stupore che ci porta a coniugare il dentro con il fuori…
Si viaggia con l’anima sia che si sia fermi sia che ci si sposti concretamente con il corpo.
Quando anima e corpo diventano un tutt’uno, la percezione si dilata: lo stesso fiore si proietta in dimensioni che riflettono spazi più vasti.
Lì fioriscono emozioni, ricordi, suggestioni: l’ immaginario si salda alla realtà, si abbandona la percezione letterale del mondo e si entra nel mito…
Viaggiare è tessere una tela interiore in cui l’ immaginario diventa la trama di un racconto trasfigurato della realtà Allora le parole evocano una sorta di luce, una aurora primordiale che tutto connette… l’anima fiorisce e la vita si fa poesia.
Viaggiare con l’anima è il solo modo per entrare in relazione con lo spirito del mondo, assaporare e comunicare il piacere di esserne parte.
.
Elisabetta Polatti
——————————————————————–
——————————————————————–

Potrebbero interessarti anche:
Lascia un commento
4 commenti a: “Viaggiare: Come, Quando, Perché”
Commenta






























Un post davvero interessante!
Nella mia vita il fattore “VIAGGIO” è iniziato molto presto!
All’età di 6 anni guardavo le stelle e volevo andare lassù per conoscere da vicino quelle luci nel cielo! Crescendo, la mia voglia di conoscenza e di Verità spinse il mio Essere a girare per il Mondo analizzandone le differenze rispetto alle realtà che affrontavo ogni giorno nel luogo in cui vivevo. Il Viaggio, per quanto riguarda questa mia esistenza, è molto importante e diventò fondamentale quando capii che oltre al “viaggio classico” ( che da ottimi riscontri nella ricerca delle realtà che allietino i nostri sensi fisici, sottili e la nostra cultura) ci fosse quello interiore, un viaggio molto più tortuoso e complesso, un’avventura dove lo Spazio, il Tempo e le leggi che controllano la materia non corrompono più la vera realtà del mondo, permettendo così la ricerca dell’essenza del Tutto, attraverso Occhi Diversi!
Ma questa è la mia esperienza.
Un ottimo post Elisabetta. Le tue parole sono sempre molto accurate e utili per una riflessione costruttiva ed intelligente.
Un abbraccio sincero
Luca
Non amo viaggiare,c’è sempre qualcosa che mi ostacola ,qualcosa di fisico o di psicologico ,ma leggendo il tuo post mi hai fatto viaggiare con la fantasia fuori e dentro di me.Grazie.Un ricordo da bormio 3000
Carissima sono felice di ritrovarti qui.Spero di leggerti ancora magari anche su fb .un caro saluto Elisabetta
I’m quite pleased with the information in this one. TY!