La storia attraverso il vissuto personale di un bambino, casualmente ebreo per quel che lo riguarda, che viene mandato via da casa dai genitori con l’intento di metterlo in salvo.
Finisce insieme a molti altri ragazzini, ebrei e non, nell’ orfanotrofio diretto da Padre Pons, il collezionista dell’impossibile.
Siamo in Belgio, a Chemlay, nel tempo in cui la Germania nazista era dilagata occupando gran parte dell’Europa.
Su di una collina fuori dal villaggio c’era “Villa Gialla” sede dell’orfanotrofio e luogo dove Padre Pons cercava di mettere al sicuro tutto ciò che riteneva fosse ‘in via d’estinzione’.
Fossero di volta in volta, oggetti o persone. In quel periodo si occupava di bambini ebrei, ovvero di mettere al sicuro il futuro della gente ebraica. Li nascondeva tra gli altri bambini dell’istituto.
Con il piccolo Joseph, da subito stabilì una relazione di scambio,gli avrebbe insegnato ad essere apparentemente un ‘cristiano’ a patto di coltivare anche i rituali ebraici ,in segreto, così da poterli conoscere e condividere con lui.Joseph aveva accettato, come fanno i bambini, cioè senza porsi troppi quesiti. Padre Pons gli raccontò la vicenda dell’Arca e di Noè,il più grande collezionista di tutti i tempi, colui che aveva raccolto ogni specie di essere vivente per metterla al sicuro dal diluvio universale.
In quest’ottica, anche lui si riteneva un collezionista, ogni tanto incominciava una nuova raccolta perchè c’era sempre in agguato il pericolo che qualcuno tentasse di “uccidere l’anima di un popolo”!
La vicenda umana vede come protagonisti ‘il piccolo ‘ed estremamente lucido Joseph e ‘il grande’, coraggioso filosofo del buon senso, Padre Pons e l’amicizia ed il rispetto reciproco che li accomunava.
Tutt’intorno la brutalità di quel periodo storico, le vite degli altri che si incrociano a forza con la propria, la crescita di un bambino che alla fine del libro sarà un uomo fatto, consapevole delle proprie origini.
Un racconto bello, delicato e forte , ironico e incantato allo stesso tempo. La rivincita del pensiero libero sulle miserie della realtà. L’autore, romanziere e drammaturgo francese conosciuto in tutto il mondo, parla la lingua dei suoi avi, l’yiddish, “… quella lingua così tenera che non riesce a chiamare un bambino senza aggiungervi una carezza, un diminutivo, una sillaba dolce da sentire, come uno zuccherino offerto al cuore della parola…”.
Così la sua scrittura,che in più ha le sottigliezze dell’humor ebraico.
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Gioia Francisci
—————————–Informazioni sul Libro————————–
—“Il bambino di Noè”
——–di Eric Emmanuel Schmitt
——–Ed.Rizzoli, 2004
——–pp. 126
——–€ 12,00
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Un commento a: “Il bambino di Noè”
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Ho letto questo libro e ogni pagina è scritta con molto cura. Sono rimasto colpito per l’ironia la forza e la delicatezza con cui l’autore narra la tragicità e la miseria di un periodo molto buio della storia dell’umanità: la seconda guerra mondiale e la Shoah, la persecuzione e lo sterminio sistematico di 6 milioni di ebrei europei. Beh io credo che la grandezza di autori come Schmitt sta proprio nel ricordarci questi tristi eventi, perchè purtroppo come uomini tendiamo facilmente a dimenticare… e purtroppo la storia è sempre in agguato pronta a ripetersi e a dare sfogo alla nostra stupidità e follia. Quindi guai a noi… e grazie a te Gioia per questo tuo bellissimo invito alla lettura!!!