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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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17
luglio
2010

La Basilicata, regione orgogliosamente anonima rispetto ai meccanismi della criminalità organizzata e da sempre definita “Isola felix” nel contesto meridionale, assurge assai di rado alla ribalta delle cronache nazionali e per fatti assolutamente straordinari. Così è stato, ad esempio, in occasione del tragico sisma del 1980 o per l’ancora attualissimo e triste caso di cronaca legato a Elisa Claps.

E’ una terra “di frontiera“, non del tutto affrancata dalle molteplici contraddizioni culturali mutuate dal proprio passato, tuttora protesa nella difficile ricerca di una completa emancipazione sociale ed economica, segnata dalle stigmate dello spopolamento e dell’emigrazione giovanile. Malgrado la Fiat, malgrado il petrolio.

Eppure riesce a fornire di sé un’immagine ridente e riservata, tutto sommato dignitosa. Immersa nel suo verde, bagnata dalle sue coste puntualmente brulicanti di turisti nella stagione estiva, amorevolmente dedita a quella che ancora oggi rappresenta la sua principale opportunità di sviluppo: l’agricoltura. Malgrado la Fiat, malgrado il petrolio.

A questo punto il lettore si domanderà: possibile che la Fiat e il petrolio (in Basilicata esiste il più grande giacimento d’Europa) non abbiano portato valore aggiunto all’economia di quella regione? Che i lucani non avvertano qualche pur minimo segnale di benessere per l’industrializzazione e per la presenza dell’oro nero? Da lucano rispondo: no. E questo giudizio è purtroppo condiviso da molti altri miei corregionali. Anzi, a dirla tutta noi lucani più che avvertire la presenza benefica di Fiat e petrolio conviviamo da tempo con un crescente allarme sociale e con i sospetti che a quella presenza si accompagnano.

E vengo al dunque, sforzandomi di schivare le fin troppo facili tentazioni complottiste. Perchè è ormai da anni che la Basilicata, coast to coast, vanta un primato nazionale di cui farebbe volentieri a meno: è la prima regione italiana per incidenza di malattie tumorali sulla popolazione locale, assieme a quelle croniche in genere e dell’apparato respiratorio. Un dato anomalo, inspiegabile se si considera appunto che la principale attività produttiva lucana è l’agricoltura e che il territorio regionale è disseminato di pascoli e verdi colline. Ma è proprio qui che compaiono i fantasmi di Fiat e petrolio.

Presso lo stabilimento automobilistico di San Nicola di Melfi è attivo il mega inceneritore Fenice, spesso oggetto di sospetti e segnalazioni alla magistratura e alle istituzioni preposte da parte di associazioni e ricercatori indipendenti per le presunte connessioni con l’elevata presenza di polveri nell’aria circostante. In Val d’Agri, invece, dove sono dislocati gli impianti estrattivi di Eni e Shell, da sempre si registra un forte deposito di polimeri e di altre componenti chimiche e batteriche nelle falde acquifere, anche a livello superficiale, di possibile derivazione da idrocarburi.

Sui tavoli delle autorità giudiziarie lucane sono aperti diversi fascicoli, ma nonostante la stessa Arpab (l’agenzia regionale per la protezione ambientale) abbia dovuto timidamente ammettere, a seguito delle continue pressioni esercitate dalle amministrazioni  locali, dalle associazioni ambientaliste e dalle organizzazioni sindacali, che “il caso potrebbe esistere”, ad oggi nessun provvedimento o resoconto ufficiali sono intervenuti a tranquillizzare i cittadini. E il clima storicamente omertoso fa il resto.

Per di più, sul quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno è stata recentemente pubblicata un’interessante relazione della giornalista Maria Ingrosso sulle malattie oncologiche, da cui si evince proprio l’allarmante aumento delle patologie tumorali in Basilicata, grazie ad una ricerca portata avanti da un gruppo di studiosi dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Istituto Tumori di Milano, sulla base dei dati forniti dai Registri regionali dei tumori e dall’Istat.

E quanto è emerso non può non preoccupare. Infatti, mentre nel resto della Penisola si riscontra una sostanziale diminuzione dell’incidenza dei tumori sulla popolazione, in Basilicata si assiste a una cupa controtendenza.

L’INCIDENZA DEI TUMORI MALIGNI DAL 1970

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Le risultanze sono state confermate dall’Ufficio regionale della Basilicata per le Politiche della prevenzione, nonché dall’Osservatorio epidemiologico lucano, secondo i quali “i tumori incidono notevolmente sulla popolazione della Regione, determinando una forte mortalità legata a questo male“.

Stando al rapporto, nella zona dell’ex ASL 1 di Venosa (l’area di riferimento del citato impianto termodistruttore Fenice) i tumori colpiscono soprattutto i maschi, con un consistente numero di leucemie e di neoplasie alla prostata, al polmone, al retto, al colon e allo stomaco. Notevole, inoltre, è l’incremento di patologie dell’apparato respiratorio.

Ancor più accurata si rivela un’altra inchiesta indipendente condotta da Pietro Dommarco, responsabile dell’OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), e pubblicata il mese scorso dal quotidiano Terra.

Anche qui, i dati appaiono in tutta la loro crudezza:

Il Lagonegrese e l’area Sud (dove ci sono i giacimenti petroliferi) spiccano per l’incremento di tutte le forme di cancro, sia per i maschi che per le femmine. Nel Metapontino crescono i casi di tumori tiroidei con un abbassamento notevole dell’età dei pazienti, tra le cui possibili cause si riconoscono le radiazioni ionizzanti. Nel Basso Sinni il tumore alla mammella fa registrare un +46.9, essendo passati da un 29.1 ad un 76; sulla Collina Materana il tumore al colon è a +20.8, così come nel Basso Basento e nel Melandro per le donne; l’Alto, il Medio Basento ed il territorio del Bradano preoccupano per il tumore alla prostata, rispettivamente, con un +39 (da 14.7 a 53.7), un +42.2 (da 4.4 a 46.8) ed un +46.9, poco meno di un terzo dell’incremento che si registra nel Vulture (+84.2).

Accanto a queste sedi tumorali, che colpiscono tutte le fasce d’età, i dati confermano anche l’insorgere di nuove patologie come il linfoma non Hodgking e la leucemia mieloide. Il linfoma non Hodgking, particolarmente “aggressivo” nell’area basentana (+28.7 per i maschi, +5 per le femmine), colpisce prevalentemente le persone tra i 40 e i 70 anni e le cause sono imputabili anche ad alcune sostanze chimiche, come pesticidi e solventi, presenti nelle acque e nei terreni. La leucemia mieloide non ereditaria, invece, fa registrare notevoli incrementi nella Val d’Agri (la valle dell’oro nero) e nella Val Camastra, con aumenti medi pari a 10.3. Tra le sue cause si annovera l’esposizione al benzene, sostanza contenuta nel petrolio e nella benzina. Una forma di leucemia maggiormente giustificabile in centri urbanizzati e con forte inquinamento atmosferico.

Nella stessa fetta di territorio, meglio conosciuto per le impattanti attività petrolifere e per la presenza del centro Oli Eni di Viggiano – unitamente alla Val Sarmento, al Vulture e al Melandro – anche il tasso di incidenza del tumore al pancreas (+16, +15, +17.1, +8.5, +4.6) denota disfunzioni. Per questo tipo di cancro, più raro al di sotto dei 40 anni, una recente metanalisi – condotta in 92 studi, raggruppando 23 agenti cancerogeni – circa il rischio occupazionale e l’esposizione ambientale ha inserito tra i possibili responsabili sostanze come alluminio, nichel, cromo, idrocarburi policiclici aromatici, polveri di silicio, solventi di idrocarboni alifatici e aliciclici, presenti in attività d’estrazione e di incenerimento. Le indagini epidemiologiche in Basilicata, rivolte maggiormente all’effetto e non alla causa dell’incidenza tumorale, dimostrano la presenza di fattori di rischio indotti, in un territorio dove il sodalizio tra sviluppo industriale, occupazione e sostenibilità non ha funzionato.

Ora, forse, il lettore meglio comprenderà lo stato d’animo di chi vive da vicino il dramma e la paura di una terra sempre in attesa di risposte che invece non arrivano. Malgrado la Fiat, malgrado il petrolio. E gli interrogativi sono inevitabilmente numerosi: è davvero “Isola felix” la Basilicata, è la nuova e meravigliosa frontiera della produzione automobilistica, è il Texas d’Europa?  Possono, in definitiva, dirsi realmente grati i cittadini lucani all’industrializzazione e ai giacimenti petroliferi?

A leggere le cifre delle indagini scientifiche e dell’Istat, i sospetti e le diffidenze della gente si legittimano ulteriormente; sentimenti che stanno sempre più tramutandosi in rabbia e indignazione.

Perchè sono troppe le famiglie lucane che hanno pianto e continuano a piangere un morto per tumore. Coast to coast.


David Incamicia

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“TABELLE  D’INCIDENZA PER LE PRINCIPALI SEDI TUMORALI IN BASILICATA (1997-2006)”

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By: David Incamicia

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2 commenti a: “Basilicata: Isola felix. Così si muore Coast to Coast…”

  1. angela natale: 17 luglio 2010 | 23:50 |

    Siamo rovinati…dappertutto!

  2. Kevin Hawkins: 10 dicembre 2010 | 00:25 |

    What a great resource!

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