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8
giugno
2010

Cosa si chiede alla scuola oggi?

Prevalentemente di offrire un programma di lavoro che porti i ragazzi a superare i livelli standard di preparazione in modo da poter alla fine conseguire un diploma di fine corso.
Una specie di “liberatoria“, che consenta alla coscienza collettiva di sopportare, come farebbe un molo con la marea, il passaggio di un’altra generazione, l’ennesima. Non importa poi come e con che deriva di sapere e conoscenza, pur che passi.
La sensazione è che nessuno voglia veramente prendersi carico dell’educazione di questi ragazzi. Nel mondo delle deleghe, che purtroppo non sono più un gran segno di democrazia, il rimpallo delle responsabilità tra le famiglie e la scuola ha raggiunto livelli grotteschi.
A metà di questo gioco ci stanno, comodamente o meno, i suddetti ragazzi, entità in via di definizione sempre più preda di quello che anni addietro veniva definito “il fattore ambientale” e che oggi possiamo facilmente circoscrivere nei linguaggi televisivi, nelle varie consoles di gioco e nei terribili rapporti tra coetanei, vincolati spesso dalle mode e dalla ” logica del branco “.
Quelli che sono fuori da questo circo, e devono essere pochini, non esistono ! Neanche per la scuola.
Il quadro sembrerebbe drammatico se non fosse per la meravigliosa materia umana su cui la scuola ha la possibilità di operare.
I tempi sono atroci e l’etica della famiglia va a farsi benedire molto spesso, ma la scuola ha in sè molte frecce al suo arco, perchè il rapporto terzo che può instaurare con i ragazzi la mette in grado di essere il buon tramite tra la realtà un po’ farneticante dell’adolescenza e quella più consapevole dell’età adulta.
Ancor prima di elaborare metodi di studio, varrebbe la pena di far capire ai ragazzi, gli utenti del servizio,il significato del loro andare a scuola. Fino ad una certa età c’è l’obbligo di frequenza, a protezione dei minori, soprattutto dallo sfascio del non far nulla e dallo sfruttamento del lavoro minorile.
Provate a chiedere a dei ragazzi perchè debbano andare a scuola e, a parte una minoranza informata, la domanda li sconcerterà.
La prima lezione scolastica credo dovrebbe essere quella in cui la scuola spiega se stessa.

Dare un significato implica in primo luogo che il significante abbia un corpo proprio e ben definito.

In questo caso la scuola è anche un luogo fisico oltre che istituzionale.
Ciò che va compreso è il valore di questo ordinamento, la portata educativa.
I ragazzi divisi per età in classi, intraprendono un viaggio di esperienze e conoscenzein progressive, un obiettivo questo non raggiungibile altrimenti.
Il privilegio di essere accompagnati nell’apprendere, con l’avvento della scuola pubblica allargata a tutti si è conformato come diritto. Un diritto che in certe società ‘a sud del mondo‘ per esempio non è rispettato.

La scuola ha in sé la funzione di mantenere aperte le menti sulla conoscenza, e conservarle in uno stato di democrazia civile. Concetto questo che andrebbe rinnovato ogni tanto in classe anche nella forma del confronto dialettico.
I ragazzi devono essere stimolati non tanto a parlare ,quanto a mettersi a confronto e in discussione alla luce del comune diritto, soprattutto oggi che hanno pochi spunti, dal contesto sociale, in materia di doveri e diritti.
Oggi per i ragazzi è più difficile ‘respirare la vis politica‘.
Gli esempi da seguire sono vacui e lasciano dietro a sé confusione e delusione che portano, a volte, ad un cinismo esasperato o al vuoto pneumatico di valori.
E’ chiaro a questo punto che le risorse umane presenti nella scuola come corpo insegnante sono spesso una variabile fuori controllo. C’è chi mantiene un posto di lavoro arrabattandosi, chi invece sente la responsabilità del ruolo che ricopre. E insieme alla responsabilità anche il privilegio di contribuire alla formazione delle generazioni a venire.
La mancanza di seri investimenti in un organismo sociale di tale importanza ne hanno un po’ affossato l’ordinamento, ma nella scuola ci sono ancora delle valide persone che sono motivate ad essere prima di tutto dei formatori.
Non bisogna poi dimenticare che l’insegnamento non può prescindere dalla individuale capacità di comunicazione.
La capacità di comunicare le conoscenze acquisite e di far nascere negli allievi la voglia di sapere infatti non dovrebbe essere l’ultima e la meno richiesta qualità di un insegnante.

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Gioia Francisci

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By: Gioia Francisci

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Un commento a: “Una scuola diversa”

  1. betti: 15 luglio 2010 | 13:00 |

    concordo con il tuo punto di vista, in classe ne parlo con i bambini e sottolineo molto che la scuola è un diritto più che un dovere e che lo dobbiamo difendere. ti citerò in qualche relazione
    grazie
    betti

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