A me non dispiace di vivere a Bovino
il mio piccolo paesino
Son nato e cresciuto tra boschi di querce e di pini
Ho amato il colore del cielo
Ho giocato sui sassi del vecchio torrente
ormai muto di risi argentini
Nei campi ho amato la fatica degli avi.
Ma io sono andato lontano….
Tu, paesino natio,stretto al campanile ingombrante,
tu temi di guardare lontano.
Siamo legati ad un solo destino
Con bagagli diversi percorriamo lo stesso cammino.
Ma fatichi i tuoi occhi nell’ombra
e temi di incontrare lo sguardo.
La brezza di cieli più ampi, la senti straniera
E pure se solo alzassi lo sguardo
troveresti il tuo stesso profilo
riflesso nel campanile lontano
Stranieri
eleviamo barriere di ombre
temiamo di aprire i cancelli.
Arroccati nei nostri cortili
ci affanniamo a gestire lo spiazzo
con l’occhio invidioso di quello lì accanto.
Temiamo rapine , temiamo il confronto
fuggiamo il contatto con alzata di spalle
e riso già stolto.
Per me forestiero
che pure conosci di padri e madri, la stirpe
c’e forse il rispetto per l’essere strano
l’alieno che ha troppo vissuto, che è andato lontano.
Eppure non sai, paesano natio
quanta ricchezza si beve, se
con piedi di terra, guardi lontano.
La Madre ha un’unica voce
siamo figli che hanno perso la strada
Non sai, amico straniero, il segreto che celo
Sull’unico cielo
potremmo attaccare i comuni progetti
e dissetare la sete dei figli a venire.
Ma sono straniero e parlo un pò strano
Eppure ti amo
mio paese vicino, mio amico lontano
d’un rimpianto che sta chiuso
nell’aria del paese natio.
-
Elisabetta Polatti
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