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DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

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28
aprile
2010

Intorno al 1830, l’Europa è in preda ad una forte ventata rivoluzionaria con la quale si tenta di contrastare l’assolutismo monarchico, e la Francia è il suo luogo di elezione.

Come spesso accade nella storia dell’umanità, quando l’insofferenza nasce troppo dal basso diventa molto presto insostenibile, sia da parte degli stessi insosofferenti che da coloro che l’hanno causata.

Ecco perché, anche in questo caso i frutti della rivoluzione passano molto velocemente nelle mani della borghesia degli affari, come molto bene tratteggia Honoré de Balzac nella sua Commedia umana.

Questa rivoluzione segna dunque la fine della Restaurazione, favorendo la sensibilizzazione a favore di un’Europa liberale, nella quale la borghesia è molto impegnata a promozione del progresso civile, sia sul piano politico-sociale che su quello prettamente economico. In realtà, anche se questa forma di liberalismo è aperta a tutti, di fatto è ad appannaggio esclusivo di minoranze colte e illuminate.

E così, nel 1848, scoppia in Francia un’altra rivoluzione voluta dalla classe operaia, che travolge ed entusiasma l’intera Europa, ed alla quale assiste il ventisettenne Gustave Flaubert.

Nel ventennio seguente, quando in Francia si delinea lo scenario della Seconda repubblica e successivamente del Secondo impero, la borghesia, che aveva mirabilmente metabolizzato tutte le insofferenze del popolo, si evolve a tal punto da porre il culto del lavoro al centro del proprio progetto di vita, sviluppando al contempo il più grande disprezzo per i vagabondi, i disoccupati e i malati di mente. In effetti, tutti i borghesi abitano nelle città che, sotto l’impulso dell’industrializzazione, cominciano a diventare il luogo privilegiato per l’espressione simbolica del proprio potere sulla vita e sugli affari. È in questo periodo che la popolazione parigina, ad esempio, raggiunge la cifra di quasi due milioni di persone, mentre il tessuto urbano della città subisce profonde modificazioni, come lo sventramento di vecchi quartieri centrali e la creazione di nuovi rioni periferici.

In questo periodo la scienza diventa il punto di riferimento centrale di tutta la borghesia, che risente ovviamente della teoria evoluzionistica di Charles Darwin, con la quale inizia un’altra e vera rivoluzione culturale rispetto al pensiero biblico ancora dominante. Con il positivismo, secondo il termine utilizzato da Auguste Comte, si cerca di abbandonare lo slancio romantico, che porta inevitabilmente anche alla scoperta della trascendenza del pensiero umano, e ci si affida totalmente al potere della ragione. È con essa, ossia con la ragione che si struttura in scienza, che si vogliono scoprire le leggi della natura, usarle per il proprio progresso, tanto in campo scientifico quanto in quello culturale e generale.

In questo panorama, dove tutto sembra giusto e perfetto, vi è un settore della creatività umana che non è in grado di rispondere a queste esigenze: l’arte. Eh sì, gli artisti anche in questo caso sono un problema, perché non possono asservirsi al potere della ragione, pena l’annullamento del loro stesso essere artisti. Quando la veglia della ragione, che si contrappone al suo sonno, chiede all’arte di agevolare l’affidamento verso il potere della scienza, oppure di produrre quella giusta dose di evasione, molti artisti reagiscono esprimendo la propria voglia di autonomia, con uno spirito ribelle e di rottura verso questa società borghese così indaffarata a produrre beni di consumo. È così, che la pittura di Courbet, Manet e l’impressionismo tendono a concentrare la loro attenzione verso l’ispirazione, e quella sensibilità tutta interiore che a malapena può essere compresa dalla ragione.

E mentre risuonano le ultime note della romantica Traviata verdiana, anche Victor Hugo, in esilio, lancia i propri strali del suo Napoleone il piccolo e Gustave Flaubert decreta sostanzialmente la fine di ogni ottimistica fede nel progresso borghese.

Bene.

Queste considerazioni servono per farci comprendere, secondo me, un concetto relativamente importante e che, forse, accomuna tutti noi su questa terra: la storia non insegna niente a nessuno.

Sia sufficiente guardare oggi la televisione, oppure aprire una pagina internet… oppure ancora tentare di scoprire una notizia da un quotidiano.

Siamo ancora qui… e nulla sembra essere accaduto.

Che fare?

Ricominciare sempre dall’inizio, perché agli inizi sappiamo dove vogliamo andare, mentre quando ci mettiamo in cammino perdiamo di vista la meta.

E diventa sentiero l’andare…

.

Alessandro Bertirotti

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By: prof. Alessandro Bertirotti

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5 commenti a: “I nostri morti”

  1. luca scarpelli: 28 aprile 2010 | 18:18 |

    E’ vero: la Storia non insegna niente, o almeno non insegna all’Umanità ad evitare di ripetere gli stessi errori che ormai compie ripetutamente dall’inizio della Civiltà. E’ solo per ignoranza? Credo che questo avvenga anche per un principio di non-identificazione: ogni epoca si crede unica e quindi immune da sbagli già fatti. Nella crisi di oggi io vedo molte analogie con la crisi che colpì il Tardo Romano Impero. E anche essi si credevano una Civiltà incrollabile..
    luca scarpelli

  2. Alessandro Bertirotti: 28 aprile 2010 | 22:51 |

    Carissimo Luca,
    sono totalmnte d’accordo con te. Anche io credo che si tratti di non-identificazione, che deriva, come spiego nel mio prossimo testo, in uscita a Natale, che la cosa dipenda da un atteggiamento deisamente aristotelico-cartesiano. E’ con esso che, in sostanza, con l’avvento del princicpio di non contraddizione si è generata la convinzione di originalità. Una originalità assolutamente ricercata, ma mai raggiunta se non in senso relativo. Concordo su quello che scrivi, totalmente. Grazie e a presto leggerti, Alessandro.

  3. Anna Lucia: 1 maggio 2010 | 01:33 |

    Gentile prof Bertirotti,
    ho molto apprezzato il Suo articolo.
    Dal 1830 al 2010 il progresso c’è stato ma l’essenza dell’uomo non è cambiata . E’ in continua evoluzione e l’uomo di oggi farà la storia di domani. Tutto comincia, ma non si sa mai quale sarà la meta perchè gli imprevisti lungo il cammino della vita sono davvero tanti.
    Saluti
    Anna Lucia

  4. Alessandro Bertirotti: 1 maggio 2010 | 09:41 |

    Carissima Sig.ra Anna Lucia,
    al di là del Suo davvero bel nome, oltre ad essere molto importante nelle due sue componenti, penso che abbia ragione. Specialmente, quando fa riferimento al concetto di “progresso”, da intendersi come un processo con il quale “si va in avanti”. Invece, quando fa riferimento al non sapere nulla della meta, oppure a non averla comunque, mi sembra che, dato che è vero attualmente e per il mondo intero, qui risieda l’origine dei nostri mali. Piuttosto, l’origine del nostro attuale sbandamento. Io parlo di metodo del cammino, ma ritengo che la meta per il cammino non solo non debba essere più sbagliata, ma dovrebbe fare riferimento alla dimensione biologica di ognuno di noi, dell’umanità intera. In pratica, il materico di noi tutti, la nostra biologia, come quella di tutti gli animali, è la meta primigenia, perchè da esse proveniamo. In essa, secondo me, abita anche la Trascendenza, perchè per l’uomo non può esistere pensiero senza corpo e corpo senza pensiero. Sono la stessa identica cosa, ed anche l’idea di psiche e soma è, per me, da abbandonarsi, proprio perchè non è concretamente vera. E’ vera la funzionalità della psiche, secondo un ragionamento post factum che fa l’uomo stesso, ma non è vera, la differenza, ex ante… Spero di essermi spiegato e La ringrazio davvero per questa opportunità di dialogo. Intanto Le auguro un Buon Primo Maggio ;-)

  5. Anna Lucia: 2 maggio 2010 | 19:25 |

    Gentile prof Bertirotti
    mi scuso con Lei se rispondo solo ora. La ringrazio per il complimento al mio “doppio nome” :-)
    La meta quindi risiede nell’essenza dell’uomo, considerando che non può esistere pensiero senza corpo e corpo senza pensiero. L’uomo pensa, dubita e quindi è…”COGITO ERGO SUM”…Credo che la causa di molti nostri mali derivi proprio dal fatto che l’uomo spesso dimentica di pensare, dubitare e si rassegna a ciò che lo circonda, oppure pensa e dubita troppo al punto di essere la causa della sua stessa rovina. Vedremo cosa ci riserverà il futuro e dove arriverà l’uomo di oggi che farà la storia di domani :-)
    Grazie a Lei per il dialogo, Si è spiegato perfettamente. Spero abbia trascorso un Buon Primo Maggio anche Lei.
    Saluti

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