L’evoluzione dell’essere umano, nonostante l’affascinante interpretazione teorica di Charles Darwin del quale quest’anno si festeggiano i 200 anni dalla nascita, rappresenta pur sempre qualche cosa di misterioso. La dimensione ancora nascosta di questa evoluzione è riferibile alla nascita e sviluppo della coscienza.
Dove essa risieda, attraverso quali precisi processi evolutivi si formi negli esseri umani, i motivi per cui ognuno ne possiede quote differenziate, il perché essa influisca in modo diverso in ogni singolo essere umano, in base alla storia personale ed all’ambiente: quesiti non ancora del tutto risolti, nella loro più intima sostanza scientifica. Di certo, la coscienza e il suo funzionamento caratterizza la vita umana in maniera preponderante, perché è all’interno di essa che comunque avviene ciò che definiamo anche il ragionamento.
Il termine esperienza deriva da ex-per-ire, ossia da-per-andare. In altre parole dunque, il fare le esperienze significa uscire da un ambiente per dirigersi verso un altro tipo di ambiente. In questo costante e continuo movimento, definibile in altro modo come lo scorrere del vivere quotidiano, si realizzano i contatti con tutti gli elementi che costituiscono i diversi ambienti che incontriamo. In quest’ottica dunque, l’evoluzione antropologica della nostra specie si caratterizza attraverso la formazione di identità personali in seguito all’incontro-scontro con gli elementi dell’ambiente all’interno del quale si realizzano le proprie esperienze. Non è possibile vivere se non attraverso il contatto con ciò che è esterno a noi, perché grazie a questo contatto si percepisce la nostra stessa identità . Si tratta di un meccanismo (strutturato tanto nella cultura occidentale quanto in quella orientale, benché in quest’ultima il dinamismo fra i due elementi, identità e ambiente, siano fra loro concepiti più come processo che come stato) grazie al quale l’essere umano inserisce la propria dimensione esistenziale in costante relazione con le esistenze altrui.
Questo processo, nell’era della globalizzazione, è emerso in tutta la sua evidenza ad un punto tale che oggi sta invadendo il pensiero comune e quotidiano, imponendosi come un nuovo stile di ragionamento esistenziale che va a ridefinire il ruolo che le singole identità umane hanno nei confronti delle altre identità . Oggi non è più possibile pensare alla propria esistenza senza essere responsabilmente chiamati ad occuparci dell’esistenza dell’intero ambiente, inteso sia come espressione naturale sia come espressione antropomorfizzata. In questo contesto, la coscienza umana si esprime attraverso nuove forme di volizione ed intenzione, grazie alle quali le reazioni degli esseri umani si stanno sempre più dirigendo verso forme di solidarietà ed empatia assolutamente necessarie per la prosecuzione dell’intera specie.
Ammesso e non concesso che si possa ancora pensare allo sviluppo della specie umana come prerogativa esclusivamente determinata dall’evoluzione della specie stessa, la consapevolezza che abbiamo acquisito durante questo stesso sviluppo circa il ruolo dell’ambiente, dell’altro e della natura nella formazione della propria identità , ci conduce oggi a percepire la vita come una evoluzione totale, all’interno della quale tutte le differenze possono coesistere intersecandosi fra loro.
Le verità culturali, quelle che una volta si credevano appartenenti solo ad un preciso gruppo sociale, abile nello spazio e nel tempo secondo parametri ben identificabili, sono oggi un patrimonio comune e condiviso perché globali e locali al tempo stesso. Ogni parcellizzazione delle proprie convinzioni personali, oppure di gruppo, all’interno di un villaggio globale sono espressioni involutive che ostacolano ogni tentativo di “riunire tutto ciò che è sparsoâ€. La vita dell’uomo ha ampiamente dimostrato che “l’unione fa la forzaâ€, ma abbiamo sempre creduto fosse importante unirci con i cosiddetti nostri simili, mentre ora diventa importante individuare gli elementi invisibili all’interno delle differenze formali e spesso di matrice egoistica e politica. L’unica strada che abbiamo a disposizione è quella di pensare ad azioni confederative, all’interno delle quali sia possibile mantenere le proprie differenze, che hanno creato le identità personali di ogni gruppo, e che siano però allo stesso tempo condivisione di uno progetto comune senza del quale la nostra funzione all’interno della storia e della cultura del mondo sarebbe decisamente vana.
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By: prof. Alessandro BertirottiLascia un commento
3 commenti a: “Cumtactus”
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spiegazione ineccepibile,condivido in pieno!
siamo predisposti geneticamente al contatto,cioè allo stare coalizzati per la sopravvivenza. sicuramente, infatti, abbiamo dimenticato che il nostro scopo primordiale è la sopravvivenza della specie. dovremmo prendere coscienza del fatto che possiamo sopravvivere “umanamente”,come dice lei, attraverso azioni confederative che ci permeterebbero di mantenere le nostre differenze, ma che ,soprattutto,ci permetterebbero di vivere finalmente per un bene comune e universale.grazie prof.
Cara Luce,
sì, in effetti vi sono, come dico, molte situazioni sociali e culturali “evolute” nelle quali si crede che la differenza debba essere imposta, come “parzialità vera”, ad altre “differenze”, che possono essere tali per quantità oppure per contenuti. Io ritengo, proprio come Lei dice, che non saremo testimoni di una vera e propria “evoluzione progressiva” se non arriveremo ad “utilizzare” la coscienza nella direzione della soietà , da intendersi come “valore aggiunto”. Nello stesso tempo, ritengo che non sia possibile pensare al sociale se rima no ci si è altamente formati nell’individuale.