MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

Print Friendly
29
novembre
2009

…….. E’ IN PARTENZA DAL BINARIO  3  TRENO DIRETTO  952  PER NAPOLI E ROMA DELLE ORE  21,15 ….. FERMA NELLE STAZIONI DI … SQUINZANO …. SAN PIETRO VERNOTICO…..    BRINDISI ….. SAN VITO DEI NORMANNI ……OSTUNI …… FASANO ……. MONOPOLI …… POLIGNANO A MARE …… MOLA DI BARI …… BARI ….. GIOVINAZZO ….. MOLFETTA ……. TRANI …… BARLETTA …… ANDRIA ….. CANOSA ….. CERIGNOLA ….. ORTANOVA …… FOGGIA …… ARIANO IRPINO ….. BENEVENTO …..

SOLOPACA …..   CAIAZZO …. CASERTA …… NAPOLI ……

Mancavano tre mesi, e forse qualche settimana, al compimento dei miei quattordici anni e non stavo più nella pelle dalla voglia di partire con quel treno che mi avrebbe portato lontano da un dolore lancinante, terribile, infinito, della mia anima e della mia mente. Lontano dai luoghi che mi avevano visto nascere e crescere di una infanzia felice e senza pensieri fino a quei giorni oscuri in cui la morte decise di entrare nella mia vita. Era trascorso un anno da quei giorni e mio padre aveva deciso di spedirmi al suo paese, dagli zii e da mio cugino che tanto mi hanno amato e che ho sempre sinceramente amato fin da bambino. Sui monti del beneventano, lassù dove era nato e si era temprato con i sacrifici della povertà fino a quando, partito volontario sotto le armi (come allora si diceva), e dopo aver combattuto nella seconda guerra mondiale nei cieli del mediterraneo, era finito in un aeroporto militare a circa 20 chilometri dalla mia città. E una sera, in libera uscita, incontrò la donna della sua vita che gli avrebbe dato la felicità e due figli prima di lasciare tutti, suo malgrado, nella disperazione più profonda per un disegno del destino che ancora oggi mi riesce difficile, impossibile da accettare.

…….PARTE DAL TERZO BINARIO TRENO DIRETTO 952 PER NAPOLI E ROMA DELLE ORE 21,15…. FERMA NELLE STAZIONI DI ………  …… ….. …..  …..  ……  ……… ALLONTANARSI DAL TERZO BINARIO!!!….

Mentre i venditori di panini, aranciate e caffè, con i loro carretti, prendevano i soldi velocemente, facendo finta di dimenticarsi di dare il resto ai malcapitati che, inutilmente si sbracciavano, urlavano e imprecavano dai finestrini, la motrice con il suo brontolìo cupo e quasi feroce, cominciava a trainare i vagoni del mio treno

e i facchini appoggiati pigramente ai carrelli portabagagli ridacchiavano sornioni per le malefatte dei venditori ambulanti di….. paniniiiiii….!!! aranciateeeee…..!!!  caffè caldooooo……..!!!

Avevo la mia cena incartata nel sacco a spalla. Guardai per un attimo la mia chitarra chiusa nella custodia in alto di fronte a me, nelle rete del portabagagli, infilai la mano destra nella tasca del cappotto di mio padre rivoltato e accorciato per me e …. toccai una busta che tirai fuori subito. Dentro c’era il mio biglietto di viaggio, un foglio con su scritte due righe di mio padre con le solite raccomandazioni e, non potevo crederci!, alcune foto, bellissime, scattate da lui nel teatro della mia scuola durante le recite, nelle quali ero protagonista, in occasione dei compleanni della madre superiora in terza, quarta e quinta elementare  ……

Quella notte dormii con le foto strette nelle mani e poggiate sul petto e quando il capotreno mi svegliò perché sarei dovuto scendere di lì a poco, stavo sognando …. il teatro… il pubblico…. gli applausi…. il palcoscenico….. le luci…..

Scesi dal treno che era ancora buio, forse le quattro e mezza del mattino. Sul piazzale della piccola stazione solo una lampadina accesa, il capostazione assonnato,  con la camicia e la cravatta in disordine che dava il segnale di partenza fischiando svogliatamente… e io, da solo, che guardavo le sagome scure, enormi delle montagne su cui é adagiato il paese. Attraversai la strada alle spalle della stazione e salii su un  autobus che cadeva a pezzi e che sapevo essere lì ad aspettare… silenzioso, con le luci spente e l’autista che dormiva sulla poltrona alle spalle del sedile di guida.

Mi salutò continuando quasi a dormire, sbadigliando e bofonchiando come un cinghiale ubriaco… ma riuscì a mettere in moto quel vecchio bestione. Dopo quasi mezz’ora di viaggio sui tornanti che portavano su in paese, finalmente ci fermammo sulla piazza principale e io ancora pensavo, ridendo tra me e me, ai miei trascorsi artistici da bambino.

Intanto la luce dell’alba cominciava a illuminare le cime delle montagne e anche il fiume, che correva di sotto accanto alla stazione ferroviaria…. era uno spettacolo bellissimo che non dimenticherò mai più.

Mi avviai di buon passo verso la periferia del paese perché la vecchia solidissima casa di mio nonno é una delle ultime sulla strada intercomunale che porta ad un altro minuscolo paese immerso nei boschi sui fianchi della grande montagna. Respiravo a pieni polmoni l’aria frizzante dell’aurora e sentivo un senso di quiete e un silenzio irreale, magico….. mentre un profumo intenso di pane appena sfornato veniva fuori dalle case e mi riempiva l’anima di serenità, ero felice e mi sentivo a casa…. si a casa….. e pensavo al latte che la mia adorata, dolce, vecchia zia Geltrude aveva sicuramente fatto mungere dalla mucca di una vicina e che, ancora caldo, avrei bevuto avidamente. Ero certo che quello era il paradiso, o molto vicino ad esserlo.

Print Friendly
By: Riccardo Riccardi
Categoria TEATRO e... VITA.

Lascia un commento

3 commenti a: “. . . . . IL TRENO . . . . .”

  1. Alessandro Bertirotti: 8 gennaio 2010 | 01:49 |

    Caro Riccardo,
    ho letto, su invito di un amico comune, il tuo scritto. Ho anche la sensazione che questo amico comune abbia molto “in comune con te”… Ma questo mio sentire è un’altra cosa, per ora… Penso che nel tuo scritto sia presente materiale letterario da coltivare ed affinare. Questo è il mio parere. Lavorandoci, con la ricerca di sinomie e contrari efficaci, lo stile è agevole e palatabile. Vi è anche una buona dose di “curiositas” che emerge nel lettore in seguito alla lettura. Piccole cose di grammatica da riprendere, ma nell’insieme complimenti! A presto…

  2. Riccardo Riccardi: 9 gennaio 2010 | 19:20 |

    Gentile Prof. Bertirotti, la ringrazio per l’attenzione che lei ha dedicato al mio breve racconto. Perché di racconto si tratta : la narrazione di una notte di viaggio in treno dalla mia città di nascita (Lecce) al mio paese di origine (Solopaca) nel quale si trova la cosiddetta quint’essenza della mia vita.
    Tutto ciò é nato dalla voglia di scrivere, che da qualche tempo mi sollecita, della mia vita.
    Vorrei chiederle, se non la disturba, quali sono gli errori di grammatica che devono essere ripresi e quale lo stile che le fa dire di dover ricercare, da parte mia, i sinonimi e i contrari (??)… e le “curiositas” delle quali non distinguo il loro valore all’interno del racconto. La ringrazio ancora per quello che potrà fare per illuminarmi in tal senso. Sono in attesa di una sua risposta. Grazie ancora e, spero, a presto.
    Riccardo Riccardi

  3. Alessandro Bertirotti: 15 gennaio 2010 | 15:08 |

    Carissimo Riccardo,
    sono contento di leggere le Sue parole. Penso che la questione riguardi Lei personalmente e debba essere discussa in questa sede. Le scrivo di seguito la mia mail, alessandro.bertirotti@unifi.it. mi scriva affinchè io veda la Sua mail e le risponderò. Incolli questo Suo scritto, su MyLemon, sulla mail che mi manda. Attenda, per cortesia qualche giorno, e le risponderò… sempre sulla base di mie personali valutazioni, che devono essere considerate da Lei proprio come tali. Cari saluti, Alessandro Bertirotti :-)

Commenta




  • PROMOZIONE