MyLemon MyLEMON Creativity & Strategic Communication - www.mylemon.it
MyLEMON

DON’T DREAM YOUR LIFE…

LIVE YOUR DREAMS

PrintFriendly
29
novembre
2009

…….. E’ IN PARTENZA DAL BINARIO  3  TRENO DIRETTO  952  PER NAPOLI E ROMA DELLE ORE  21,15 ….. FERMA NELLE STAZIONI DI … SQUINZANO …. SAN PIETRO VERNOTICO…..    BRINDISI ….. SAN VITO DEI NORMANNI ……OSTUNI …… FASANO ……. MONOPOLI …… POLIGNANO A MARE …… MOLA DI BARI …… BARI ….. GIOVINAZZO ….. MOLFETTA ……. TRANI …… BARLETTA …… ANDRIA ….. CANOSA ….. CERIGNOLA ….. ORTANOVA …… FOGGIA …… ARIANO IRPINO ….. BENEVENTO …..

SOLOPACA …..   CAIAZZO …. CASERTA …… NAPOLI …… (continua…)

PrintFriendly
By: Riccardo Riccardi
Categoria TEATRO e... VITA.
13
novembre
2009

Andiamo a scuola, impariamo tante cose, tante discipline che spesso ci appaiono lontane dalla nostra vita quotidiana. Solo relativamente tardi nel processo di crescita biologica e culturale ci rendiamo conto di aver imparato anche cose che possiamo amare.

Solo dopo aver trascorso molti anni, durante i quali ci siamo chiesti più volte a cosa potessero servire Dante, Piero della Francesca e Schöenberg, arriviamo a sorprenderci di fronte ad una poesia, appresa molti anni prima, ma capita solo ora. (continua…)

PrintFriendly
By: prof. Alessandro Bertirotti
11
novembre
2009

Uno dei passaggi fondamentali della Torah, per i nostri fratelli ebrei, è lo Shemà: pochi versetti del Deuteronomio, al capitolo 6, che nel contesto biblico fanno parte del discorso di Mosè al suo popolo, subito dopo aver ricevuto le tavole dei comandamenti. Leggeteli piano piano, con calma:
“Ascolta, Israele: il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città”.
È un brano su cui ho pregato parecchie volte, perché mi spiega in poche righe tutto il senso della testimonianza di un credente. Che inizia, come potete leggere, dall’adesione personale: la legge di Dio, spiega Mosè ai suoi, deve innanzitutto “stare nel cuore”, cosa che a molti teofurb presenti in Parlamento non è ancora chiara. Da monsignor Calderoli in giù, per tanti di loro la fede è, nel migliore dei casi, una tradizione culturale: non dunque una verità da cercare in profondità, e quindi da proporre, ma piuttosto un’arma da brandire. Come mi disse quel mio collega della Lega, parlando proprio dei crocifissi: “Da noi non li toglieremo mai, perché dobbiamo appenderci i musulmani”. Oggi la Carfagna si è dimostrata più raffinata di lui, parlando della sentenza della Corte europea per i diritti umani, ma la linea è sempre quella: “Il problema non è il crocifisso, ma il burqa”. Smascherate le posizioni strumentali, comunque, la domanda resta: è giusto o no togliere il crocifisso dalle scuole? Ritorno al Deuteronomio: dopo aver inchiodato al cuore i suoi valori, un credente se li deve legare ai polsi e mettere come pendagli in mezzo agli occhi (gli ebrei ortodossi lo fanno tuttora), perché la scelta del cuore sia visibile anche all’esterno. Come la fede nuziale che portiamo al dito, come il tilaka (la goccia rossa) sulla fronte delle donne indiane sposate, come appunto il velo in testa o il crocifisso al collo: tranne i politici francesi che approvarono la nefasta legge sulla laicità, mi pare che nessuno consideri tutte queste manifestazioni del proprio essere un attentato alla libertà degli altri. “Li scriverai sugli stipiti della tua casa”, dice il Deuteronomio, ed anche qui spero che nessuno abbia nulla da obiettare, ma poi aggiunge “e sulle porte della tua città”. Su cosa voglia dire, per un credente, scrivere i propri valori sulle porte della città si potrebbe discutere parecchio; potrebbe significare tappezzare di santini i segnali stradali (anziché “Comune denuclearizzato”, che tra l’altro non è un granché, ci si potrebbe mettere roba tipo: “Comune consacrato al cuore di Maria”), e forse la maggioranza attuale lo farebbe pure; potrebbe anche voler dire qualcosa di più profondo, e cioè fare in modo che, già dall’esterno (le porte, appunto), la propria società (la città) sia riconoscibile per i valori in cui crede: sia riconoscibile, cioè, per la felicità dei suoi abitanti, per l’accoglienza verso gli stranieri, per la carità che domina i rapporti umani. Invece, scriveva Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della sera del 30 aprile scorso, parlando dell’infelicità dei giovani, in Italia sta accadendo tutto il contrario:
“La famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia. Se, infatti, padri e madri – come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima, che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno”.
Sono sicuro, dunque, che un crocifisso in più o in meno non risolva il problema: non è questo il punto. “Qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto”, ha commentato oggi Pierluigi Bersani, aggiungendo che “un’antica tradizione religiosa non può essere offensiva per nessuno”, ed io la vedo allo stesso modo: ci vedo pure il rischio che, con la pretesa del politically correct, d’ora in poi non passerà più nulla che non sia asettico, neutrale. Che finiremo come in Gran Bretagna, dove sui biglietti di Natale non trovi più scritto buon Natale, per non offendere nessuno, ma “Season’s greetings“. Sbrigatevi a togliere quel crocifisso, allora: io non farò le barricate davanti a Montecitorio e voi mi direte che ho dato prova di laicità. Poi, però, dovrete pure spiegarmi che cosa ci avrà guadagnato l’Italia.

Uno dei passaggi fondamentali della Torah, per i nostri fratelli ebrei, è lo Shemà: pochi versetti del Deuteronomio, al capitolo 6, che nel contesto biblico fanno parte del discorso di Mosè al suo popolo, subito dopo aver ricevuto le tavole dei comandamenti. Leggeteli piano piano, con calma:

“Ascolta, Israele: il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. (continua…)

PrintFriendly
By: Andrea Sarubbi
7
novembre
2009

Mi chiamo Lucia e sono una studentessa di scienza politiche all’Università del Salento a Lecce e ho ritenuto di poter dare il mio contributo al fine di rendere noti alcuni dati su una più grandi problematche mondiali quali appunto quella della violazione dei diritti umani, pubblicando sul qui presente blog il seguente articolo.
« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. »
Questo sono le parole testualmente recitate nel primo articolo della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.
Considerati universali e indivisibili in tale dichiarazione,  redatta e promossa dalle Nazioni Unite nel 1948 i diritti umani conobbero per la prima volta nella storia il riconoscimento del loro valore etico e giuridico insieme; essa costituisce infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano, quali il diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà personale, all’autodeterminazione, ad avere un giusto processo, a condurre un’esistenza dignitosa,  diritti politici e di uguaglianza sociale.
Fu proprio a tutela dei suoi contenuti che nacque la più grande organizzazione per la difesa dei Diritti dell’Uomo: Amnesty International, una voce libera e indipendente che difende, con metodi non violenti, i diritti fondamentali di tutti coloro che ne sono stati privati o che sono stati ostacolati nel loro esercizio.
Anche all’interno dell’Unione Europea, i paesi membri, in base alla ratifica e all’adozione della carta dei diritti fondamentali, sono tenuti al rispetto e alla tutela degli stessi e dovrebbero esservi tenuti anche i paesi non membri che intrecciano relazioni sul piano economico o politico con i suddetti, difatti gli accordi commerciali o di cooperazione con i paesi terzi contengono una clausola che sancisce che i diritti umani sono un principio essenziale delle relazioni tra le parti.
Negli ultimi anni l’UE ha condotto dialoghi in materia di diritti umani con diversi paesi, tra cui Russia, Cina e Iran. Ha imposto sanzioni per violazione dei diritti umani alla Birmania (Myanmar) e allo Zimbabwe.
Nonostante, però, accordi orientati in tal senso, una Carta tesa alla promozione e alla garanzia dei valori essenziali della persona umana e vari organi istituzionali posti a tutela degli stessi, i diritti umani sono spesso ignorati.
Le guerre civili portate avanti da una piccola parte della popolazione locale in regioni povere o instabili dal punto di vista politico nel Mondo,  o le grandi guerre condotte a livello nazionale o mondiale sono terreno fertile per tali violazione…non a caso si parla di  crimini di guerra e contro l’umanità e infatti sono questi i contesti dove non si applicano i diritti umani.
Facciamo qualche esempio: le torture cui sono fatti oggetti i detenuti o i prigionieri di guerra, come è avvenuto nel Sudan o nella base di Guantanamo, o i crimini di guerra compiuti da capi di stato quali Saddam Hussein in Iraq, Milosevic nel Kosovo oppure dal governo cinese dove vi sono ogni giorno detenzioni o violenze su civili innocenti e impotenti davanti alle angherie dei potenti. Alla fine del 1979 Amnesty International pubblicava un rapporto, ampio e circostanziato sui diritti umani in Cina e le relative violazioni, sulla situazione nelle carceri, la deportazione, i lavori forzati.
Altro problema collegato alle guerre è quello del fenomeno dei bambini-soldato: mezzo milioni di minori impiegati negli eserciti regolari e nei gruppi armati di opposizione in 85 paesi del globo, bambini presi dalla strada strappati alle loro famiglie, o sarebbe più corretto dire venduti dai loro stessi genitori a causa della miseria, ai quali viene insegnato a usare il kalashnikov. Portatori di morte ma troppo spesso solo vittime sacrificali. Secondo le Nazioni Unite il traffico di bambini è il mercato mondiale con la crescita più veloce e ampia, tanto da alimentare un’economia di oltre 12 miliardi di dollari l’anno.
Altra piaga sociale da affrontare e combattere, in tempo di conflitti armati è quello delle mutilazioni a causa di mine anti-uomo di cui spesso i combattenti sono vittima.
Spostandosi in un contesto diverso, possiamo elencare la tratta degli schiavi abolita ma ancora praticata da molti paesi, oppure quella degli organi o lo sfruttamento del lavoro minorile, problematiche connesse al più ampio tema della povertà dei paesi del terzo mondo, Africa e Sud- America in primis.
Oggigiorno nel Mali, vengono rapiti i bambini sotto gli 11 anni e venduti come schiavi come forza lavoro nelle piantagioni di caffè e cacao. Sono almeno 15mila i bambini che vengono trasferiti a forza dal Mali alla Costa d’Avorio. in Birmania, invece,  i bambini sono costretti a lavorare in condizioni disumane per creare, in incredibile quantità e velocità, le famose sorpresine degli “ovetti” Kinder.
Ma potrebbero essere elencati tanti altri paesi o tanti altri diversi tipi di sfruttamento di questo genere: bambini sfruttati nei laboratori tessili del Nepal, nelle miniere della Colombia e del Perù, nelle piantagioni in Tanzania, nelle concerie in India.
Molto più inquietante è il lavoro domestico svolto da bambini a casa altrui, spesso in forma di vera e propria schiavitù, perché frequentemente l’abuso sessuale è regolarmente considerato dai loro padroni come un complemento del loro impiego.
Parliamo ora della pena di morte, uno degli abusi più gravi del diritto alla vita in Europa da dieci anni non ci sono esecuzioni, ma la pena capitale e’ ancora applicata in 67 Stati del mondo. Secondo Amnesty International, 130 Paesi hanno rinunciato alla pena di morte. Di questi, 29 sono abolizionisti ‘de facto’: il loro codice penale prevede la pena di morte, ma non hanno più realizzato un’esecuzione in dieci anni. Altre 67 nazioni applicano la pena capitale, tra i quali democrazie consolidate come gli Stati Uniti e il Giappone. Le stime per il 2006 parlano di 1591 esecuzioni in 25 Paesi. Tuttavia il numero potrebbe essere più alto perché non esistono cifre ufficiali relative a Stati come la Cina..
L’Organizzazione mondiale della sanità stima che dei sessantaseimila trapianti di rene effettuati nel mondo nel 2007, circa il dieci per cento siano illegali.
Si preleva l’organo da un povero del terzo mondo, pagandolo a prezzi “stracciati” e lo si rivende a migliaia di dollari agli occidentali che ne hanno necessità. Avviene in molti Paesi.
La domanda di organi per il trapianto, che cresce ad un ritmo del 33 per cento l’anno, conosce un’offerta di donatori che è pari solo al 2 per cento. Le liste d’attesa diventano lunghe, estenuanti. Ci si affida, quindi, all’”organizzazione”, complessa e ben articolata, che gestisce i “donatori” di organi, che sono coloro che sopravvivono nei quartieri degradati del Brasile, dell’India, del Pakistan, delle Filippine. È accertato che in Pakistan si vendono oltre 6.500 reni l’anno.
In Afghanistan sono in corso indagini su alcuni centri clinici che al tempo dei talebani avrebbero fornito supporto di personale e di attrezzature ai trafficanti di organi.
Molti elementi fanno ritenere che una “fonte” per il traffico di organi sia costituito dai bambini, “invisibili” o “intoccabili”, come vengono chiamati: i primi, sono i bambini che scompaiono nel nulla; i secondi sono i non registrati, quarantotto milioni nel mondo, secondo le stime, oltre tre quarti dei quali nell’Africa sub sahariana e nel sud-est asiatico, ma anche in America Latina, dove, in base ai dati, un bambino su sei non esiste.
Il Parlamento europeo ritiene che, per combattere il traffico di organi nelle parti più povere del mondo, sia necessario adottare una strategia a lungo termine, finalizzata ad abolire le disuguaglianze sociali che sono alla radice di tali pratiche. La risoluzione invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure per prevenire il “turismo di trapianti”, elaborando orientamenti volti a proteggere i donatori più poveri e vulnerabili contro il rischio di essere vittime del traffico di organi e adottando misure che accrescano la disponibilità di organi ottenuti in modo legale e mediante lo scambio di registrazioni di liste di attesa fra le organizzazioni per lo scambio di organi per evitare iscrizioni multiple alle liste. Tuttavia anche in questo campo si deve ancora arrivare a una totale e reale risoluzione del problema.
Una nuova forma nata in questi ultimi anni di violazione dei diritti umani è senza dubbio sorta dopo l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, rivendicato da Osama Bin Laden capo dei terroristi talebani a danno di stato liberal-democratico quale l’America. La denuncia di Amnesty è molto forte: la lotta al terrorismo ha fornito a molti, troppi governi un argomento per tollerare, se non giustificare, la sistematica violazione dei diritti umani.
Parlando di una guerra che continua ai giorni d’oggi, quella tra israeliani e palestinesi, sono sati recentemente pubblicati articoli che parlano di soprusi avvenuti a Gaza; I militari israeliani impegnati nell’offensiva condotta nel dicembre scorso nella Striscia di Gaza utilizzarono dei palestinesi come scudi umani, senza fare distinzioni fra miliziani e popolazione civile e senza altre regole di ingaggio se non quella di minimizzare le proprie perdite.
Oggi nel mondo viviamo tempi drammatici nei quali ogni giorno assistiamo alla violazione dei diritti dell’uomo, certe volte nelle forme più spietate e disumane che fanno pensare ad un imbarbarimento di questa nostra epoca. Viviamo però anche tempi esaltanti, perché in tante aree del mondo quei diritti proclamati solennemente nella Carte delle Nazioni Unite si stanno in questo ultimo periodo di tempo concretizzando, radicandosi sempre più nella coscienza degli individui e dei popoli.
regole di ingaggio se non quella di minimizzare le proprie perdite

Mi chiamo Lucia e sono una studentessa di scienze politiche presso l’Università del Salento a Lecce e ho ritenuto di poter dare il mio contributo al fine di rendere noti alcuni dati su una delle più grandi problematiche mondiali come quella appunto quella della violazione dei diritti umani, pubblicando sul qui presente blog il seguente articolo.

« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. » (continua…)

PrintFriendly
By: Lucia D Onghia
Categoria DIRITTI UMANI
6
novembre
2009

I giudici di questi tempi sono invocati da tutti per salvare i mali italiani, in qualunque parte essi proliferino.
Dopo i magistrati al potere, col governo dei giudici instaurato da quelli di “Mani pulite”, è ora la volta dei Giudici in Scena?
Forse sì, nel “Teatro Italiano Inesistente”(Dario D’Ambrosi). Anzi  l’affermativa è d’obbligo anche perché l’ultimo della “malefica covata”, lo scrivente, si aggrappa a una robusta tradizione di giudici drammaturghi.
Intanto non è un caso che uno dei maggiori esponenti della drammaturgia italiana di questo secolo, insieme a Pirandello e a Eduardo, sia un giudice: Ugo Betti.
La verità è che il fondamento giuridico del teatro ha una radice assai lontana.
Se la schiera dei giudici drammaturghi italiani ha come immediato precedente storico l’insigne avvocato Carlo Goldoni, bisogna risalire al mondo greco per avere un po’ più di luce sull’argomento.
Già Menandro aveva intuito la gravidità teatrale della vita giudiziaria. Il maggior rappresentante della “commedia attica nuova” descrisse l’uomo nella vita di tutti i giorni, traendolo soprattutto dalla vita forense. I suoi personaggi parlavano di leggi, s’intendevano di diritto, insomma producevano i dibattiti cui ogni giorno si può assistere in tribunale.
Nel fondo in tutti i tempi Teatro e Processo s’identificano in quanto hanno in comune un’azione e un giudizio  che si esprimono in uno spazio ristretto: rispettivamente  il Teatro-Edificio e il Palazzo di Giustizia, che per essere impregnati di magia sono assai vicini al Tempio Sacro.
Il rito, mentre dà ritmo temporale sia al processo che all’azione scenica, richiama l’origine numinosa di entrambi, ricollegando il lavoro dei giudici e dei teatranti a quello degli Dei, dei Sacerdoti, dei Maghi.
Ritornando ai giudici drammaturghi italiani del 1900,  essi fanno parte di una schiera di ben 130 magistrati scrittori che si sono espressi nelle forme letterarie più disparate. Un’onda di ius-teatranti che tende vistosamente ad espandersi con autori di spicco, utilizzando il “processo” come forma teatrale per eccellenza.
I giudici hanno  a disposizione il processo, che di per sé è già  altamente letterario come forma strutturale, rappresentando l’architettura teatrale per lo svolgersi dei più diversi casi. Il teatro, infatti,  è proprio la scena dove l’autore processa i casi umani, facendo entrare e uscire gli attori. I personaggi di Pirandello dicono al pubblico:”Sia qua come un tribunale che si senta e che ci giudichi” .
Il processo è vita, nel senso che fa parte della vita, vi incontriamo l’intera umanità; “<…>ogni volta che un uomo incontra un altro uomo o un gruppo di uomini, ogni volta che un uomo parla ed agisce, sempre, assolutamente sempre, quell’uomo viene processato<…> per un giudizio di credibilità, onorabilità, eticità<…>Noi siamo eternamente riguardati da mille occhi” .
Nel teatro processuale capostipite fu Ugo Betti ,  seguito a ruota da Vico Faggi, maestro del “teatro dibattimentale” . Più specificamente  Faggi, nella ricostruzione del Processo di Savona celebrato contro Parri, Rosselli e altri  antifascisti, si avvalse della sua esperienza di giudice per riformulare dall’interno l’azione giudiziaria sulle scene .
Dante Troisi ha trasfuso nelle sue esperienze teatrali il senso drammatico di un’esistenza frammista a un’angoscioso connubio tra religiosità e giustizia, entrambe perennemente sfuggenti .
Una pièce teatrale sul tema della mafia elettorale ha composto Luigi Grande . Mario Berutti ha riciclato un caso di separazione legale in commedia ad intreccio e un caso di oltraggio al pudore scatenato da un bacio dato nel giardino pubblico in un atto drammatico . L’opera satirica di Michelangelo Russo  Camorropoli (La crisi delle istituzioni in una satira scritta da un magistrato inquirente) fu scritta come copione per una riuscita serie di spettacoli teatrali, rappresentata col titolo “Apparenze di Stato”, al Teatro dell’Orologio di Roma nel 1984 .
Infine lo scrivente ha composto un numero cospicuo di opere teatrali uroboriche, pregne di dramma frammisto a spettacolarizzazione e a realismo magico, non disdegnando l’utilizzo in toto o in parte del teatro-processo .
Su tutti questi atti di trasposizione drammaturgica incombe il senso di una fatalità, quella stessa greca, contro cui non si può che innalzare un coro  finale di attonito stupore degli esseri, alle prese col problema stesso del libero volere, preliminare all’asserzione di una responsabilità umana.
Il dramma in sé del giudice è proprio quello di dover predicare nella vita quotidiana di sfornasentenze una libertà dell’agire che l’esplorazione profonda dell’animo umano, da drammaturgo, continuamente gli nega.
Il guaio di chi salga sul carro di Tespi è che prima o poi, giudice o barbone artista che sia, vi debba ridiscendere, perdendo nel becero quotidiano il contatto con l’unica forma reale di estasi laica rimasta. Quella con la Dimensione dell’Estetica Scenica.


I giudici di questi tempi sono invocati da tutti per salvare i mali italiani, in qualunque parte essi proliferino.

Dopo i magistrati al potere, col governo dei giudici instaurato da quelli di “Mani pulite”, è ora la volta dei Giudici in Scena?

Forse sì, nel “Teatro Italiano Inesistente”(Dario D’Ambrosi). Anzi  l’affermativa è d’obbligo anche perché l’ultimo della “malefica covata”, lo scrivente, si aggrappa a una robusta tradizione di giudici drammaturghi. (continua…)

PrintFriendly
By: Gennaro Francione
Categoria TEATRO e GIUSTIZIA
4
novembre
2009

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Dai, su! Per favore, cerca di ragionare con la tua testa”!

E noi, senza ben capire cosa mai volesse dire una frase simile, siamo rimasti in silenzio, forse pensando che il “ragionare” nostro dovesse avere qualche cosa di sbagliato quando si poteva riferire ad altri individui. Queste frasi, di cui probabilmente sono ricche le esperienze dei giovani e dei meno giovani, non vogliono sostanzialmente dire nulla, e colui che le pronuncia, non essendo d’accordo con colui che le riceve, non sa in effetti come togliersi d’impaccio. (continua…)

PrintFriendly
By: prof. Alessandro Bertirotti
3
novembre
2009

Shenzhen Beike Shenzhen Biotechnology Co. Ltd.  è una società di biotecnologia fondata nel luglio del 2005 con i capitali dell’Università di Pechino, dell’Università della Scienza e della Tecnologia di Hong Kong e del Municipio di  Shenzhen quando commercializzava la tecnologia sulle cellule staminali ed era già attiva nella ricerca dal 1996.

La ricerca e il lavoro clinico nascono dalla collaborazione con le principali istituzioni cinesi tra cui l’Università di Tsinghua, l’Università di Beijng, l’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong, l’Università medica dell’esercito, l’Università Medica di Zhongshan, l’Istituto di Medicina di Guiyang e l’Università di Zhengzhou.
(continua…)

PrintFriendly
By: Andrea Mazzoleni
2
novembre
2009

 

Il sistema sfrutta un potente elettroencefalogramma portatile che legge gli impulsi del cervello

Memorizzate questo acronimo: BCI, che corrisponde in inglese a “Brain-Computer Interfaces“.

Di che cosa si tratta? Le BCI sono interfacce elettroniche in grado di “collegare” il cervello ad un computer, dunque sofisticazioni tecnologiche molto avanzate a fronte delle quali si nutrono grandi aspettative per il futuro. (continua…)

PrintFriendly
By: Antonio Pisilli
1
novembre
2009

International ha accusato il governo del Sudan di essere responsabile della morte di un prigioniero, avvenuta  il 21 ottobre 2009.

“Non esiste nessuna ragione che possa giustificare l’uso della tortura e ogni trattamento umiliante e degradante che rappresentano la negazione e la distruzione di tutti i diritti umani. La tortura è sempre e ovunque inaccettabile.” (continua…)

PrintFriendly
By: MyLEMON
Categoria DIRITTI UMANI
  • PROMOZIONE