“Preferisco guardare la televisione, piuttosto che giocare con gli amici”: lo dichiarano tre bambini su 10, in un campione di 1400 tra i 6 e i 10 anni. In ordine di preferenza, dopo la televisione (29%) e gli amici (22%), al terzo posto si attestano i videogiochi (16%).
A rivelarlo è la ricerca di Gfk Eurisko, presentata ieri a Milano in occasione della seconda edizione di Child Guardian Award[1].
Il premio, promosso da Terre des hommes Italia in collaborazione con il Gruppo il Sole 24 Ore e la Fondazione Pubblicità Progresso, è dedicato alle aziende che tutelano l’immagine dei bambini.
Oltre alla sovraesposizione al mezzo televisivo, aumenta l’interesse nei confronti della pubblicità: l’apprezzamento cresce quando i protagonisti sono altri bambini, e quando il messaggio promozionale è divertente. In sostanza, questi vengono vissuti dai più piccoli come dei momenti di intrattenimento: “Gradiscono di più la rappresentazione del loro mondo reale, in cui possono identificarsi, a scapito di quella del bambino come adulto o eroe”, dichiara Paolo Anselmi, vicepresidente di Gfk Eurisko.[2]
Ambiguo l’atteggiamento dei genitori a tale proposito: se infatti, da un lato, emerge un aumento della quantità di tempo dedicato alle attività e alla comunicazione con i propri figli, dall’altro pare che i momenti in cui i bambini guardano maggiormente la televisione siano quelli dei pasti; tradizionali momenti di confronto familiare.
Nonostante ciò, i figli affermano di non discutere mai con i genitori di ciò che vedono in televisione: sono dunque lasciati in solitudine a rielaborare i messaggi ricevuti dal tubo catodico, invece di essere aiutati nello sviluppo di una sana coscienza critica.
“La non consapevolezza degli adulti”- osserva Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano- “forse dipende proprio dalla loro stessa dipendenza dalla tivù”.
“Ci troviamo di fronte a un problema culturale, che parte dagli adulti: sono loro stessi che veicolano i modelli pubblicitari ai bambini in qualità di genitori, e che creano la pubblicità nel ruolo di responsabili delle aziende”, è poi il commento di Daniela Brancati, coordinatrice dell’Osservatorio sull’immagine dei minori.[3]
Le aziende che hanno ricevuto il riconoscimento “Azienda Child Guardian” sono: Barilla, Coca Cola, Fiat, Falc naturino, Tuv Italia, Coop Italia, Ing Direct Italia Brevi.[4]
[1] http://www.terredeshommes.it/child_guardian.php
[2] http://www.redattoresociale.it/DettaglioNotizie.aspx?idNews=278307
[3] http://www.redattoresociale.it/DettaglioNotizie.aspx?idNews=278307
[4] http://www.pubblicitaitalia.it/news/Fatti-e-Persone/Premi/child-guardian-award-di-terre-des-hommes-premiate-le-campagne-che-tutelano-l-immagine-dei-bambini-_28100526.aspx
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3 commenti a: “Prima la TV, poi gli amici. Ecco la scelta di tre bambini su dieci.”
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si fanno troppi bambini, non se ne capisce il motivo, forse un bisogno ancestrale, ma poi nessuno ha il tempo di filarseli.
in un paese si sono autoaboliti la tv.
a casa mia non c’è, se mai avrò un figlio non potrà accedere alla tv via etere, ma solo a programmazione preventivamente vagliata da me.
questo almeno fino ai 7 anni.
Grazie per il tuo intervento Daniele. Lungi dal voler fare paternalismi o aspre ed inutili critiche, penso che sia importante capire che ogni mezzo di comunicazione col quale ci siamo sapientemente attrezzati costituisce un’arma a doppio taglio. Anche il tubo catodico, dunque, ha enormi potenzialità nel settore educativo, insieme alle istituzioni scolastiche e soprattutto alla famiglia. La tv può sfornare prodotti di alta qualità, accanto a sottoprodotti trash e devianti.
Sono d’accordo: è un mestiere difficile quello dei genitori: molti non sono in grado di badare ai propri figli. Ecco perchè ritengo opportuna una collaborazione tra genitori, professionisti e scuole, affinchè si innalzi la Media Education a sovrana nello studio di un sano e corretto uso dei mezzi di comunicazione.
puoi far collaborare quanto vuoi, ma se i figli vengono lasciati davanti all’ex tubo catodico (che ora non c’è più) cambiano canale.
la responsabilità resta dei genitori.
quanto alla qualità “educativa”, la cosa è molto soggettiva e un programma potrebbe essere bollato diseducativo da un genitore e da un altro no.
Deve esserci un ente terzo che vigila? e la libertà?
ci vuole solo attenzione e presenza, cose che se non si possono dare, bisognerebbe astenersi dal fare figli